Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da PixelHeart
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, PC (Steam)
Da Retro Army Limited e PixelHeart, un FPS parodistico che fa il verso all’agente segreto britannico più famoso di sempre!
Che James Bond, 007, la spia cinematografica più famosa al mondo, sia una icona crossmediale, é risaputo, così come é risaputo che quella stessa icona, quel brand se vogliamo, abbia generato una sequela pressoché infinita di videogiochi, con uno in particolare a svettare sopra tutti gli altri: Goldeneye 007, il gioco (del 1997) basato sull’omonimo film del 1995 che vedeva Pierce Brosnan nei panni della super spia. Figuratevi, Goldeneye 007 fu talmente un successo all’epoca, che la maggior parte dei giocatori tende a dimenticare che su Nintendo 64 uscì un secondo gioco dedicato a James Bond, The World is not Enough, anche questo basato su un film che vedeva l’allora prezzemolino Brosnan nei panni di 007. Perché quindi la gente si dimentica di quest’ultimo? Era forse un brutto gioco? Tutt’altro, é semplicemente dovuto al fatto che Goldeneye fu qualcosa di quasi-rivoluzionario (FPS su console, il leggendario multiplayer, e via discorrendo). Ordunque, tutta questa tiritera (in realtà no, un refresh storico sui videogiochi fa sempre bene) per introdurre questo The Spy who Shot Me, traducibile con “La Spia che mi ha sparato”, chiaro riferimento a The Spy Who Loved Me (La Spia che mi amava – 1977, una delle avventure di Bond più famose, con un Roger Moore all’apice del sex-appeal). Come avete notato dalle digressioni in cui ci siamo lanciati in questo cappello introduttivo, siamo fan incalliti della Super Spia al servizio dell’ MI6, ed é stato quindi con malcelato entusiasmo che ci siamo approcciati a questo titolo.

Originariamente pubblicato su Steam nel 2019, The Spy who Shot Me é finalmente disponibile anche per gli utenti su console. Cosa aspettarsi quindi da questo titolo che non fa assolutamente nulla per nascondere la sua natura parodistica e anzi, lo sventaglia come uno dei suoi potenziali punti di forza? Il protagonista, l’Agente 7, è un personaggio che sembra sospettosamente vicino all’interpretazione di James Bond di Sean Connery. E infatti, sebbene il gioco sia direttamente ispirato al videogioco GoldenEye 007, che come abbiamo visto era a sua volta basato sui film d’azione di James Bond con Pierce Brosnan, lo stile generale e il tono della narrazione e dei personaggi sono molto più vicini ai primi film di James Bond. Naturalmente, la serie di James Bond è nata come libri, ma chiaramente l’ispirazione principale qui è la forma cinematografica delle sue avventure. Il nostro protagonista è arrogante, un donnaiolo, non ha mai paure né dubbi, corre rischi inutili e espone i suoi piani ad alta voce, sapendo benissimo che è il migliore e nessuno lo batterà comunque sul tempo. Ogni donna che incontra non vede l’ora di essere conquistata dal suo fascino irresistibile, e ogni nemico alla fine deve arrendersi alla sua immensa abilità e mascolinità. È una parodia sfrontata ed appariscente, ma sicuramente efficace, di questi vecchi film di spionaggio, con stereotipi e ideali completamente obsoleti di qualità parimenti maschili e femminili. Allo stesso modo, sia i suoi alleati che i suoi nemici ricordano intenzionalmente i cattivi esagerati dei film di James Bond dell’epoca.

Come ampiamente reiterato, il gioco assomiglia a GoldenEye, con temi, immagini e suoni che imitano chiaramente quella combinazione iconica. In realtà, è uno sparatutto molto più lineare, quasi basato su corridoi. I giocatori inizieranno ogni livello dotati di opzioni offensive limitate ad un attacco corpo a corpo e una pistola, con o senza silenziatore, ma in pratica quest’ultimo non sarà quasi mai necessario, con proiettili in abbondanza e con la furtività che spesso non sarà nemmeno praticabile. Man mano che le fasi si succederanno, i giocatori troveranno granate, fucili, e altro ancora, ognuno dotato di una modalità di fuoco secondaria. È tutto sommato un’esperienza FPS molto vecchia scuola, reminiscente di giochi come Wolfenstein 3D o Rise of the Triad: i giocatori dovranno trovare giganteschi numeri 7 fluttuanti per aprire porte e attivare meccanismi in altre parti della mappa, attraverso percorsi relativamente lineari. I pochi percorsi alternativi solitamente si concluderanno con alcuni obiettivi/segreti opzionali, come ostaggi da salvare o oggetti collezionabili da ottenere, il cui completamento aiuta a raggiungere la valutazione massima di 3 stelle per ogni missione. Questi di solito finiscono con una situazione in cui il nostro eroe deve scappare da una bomba, scappare con un oggetto chiave o qualcosa del genere, costringendolo a correre verso il traguardo con il ticchettio dell’orologio e, di solito, grandi ondate di nemici a complicargli la vita.

Nel bene e nel male, l’azione del gioco è molto semplicistica. La maggior parte delle armi sono molto efficaci e contengono molti proiettili, consentendo ai giocatori di adottare un approccio decisamente… arrogante. La IA dei nemici non é particolarmente intelligente e raramente questi ultimi faranno altro che correre e sparare verso il giocatore. D’altro canto, il gioco sembra divertirsi a generare nemici al di fuori delle direzioni in cui ci si aspetta che i giocatori guardino, e considerata la poca salute del nostro agente, può risultare fastidioso essere attaccati alle spalle, senza veri segnali audiovisivi che aiutino a capire quanto sta accadendo. Quello che ci ha davvero irritato, però, è che i livelli, che possono durare da un paio di minuti alla mezz’ora buona, tendono ad essere divisi in soli due segmenti, separati da un checkpoint. Morire in questo modo può causare qualche fastidio, poiché potenzialmente si andranno a perdere tutti i tipi di progressi nel mezzo, compresi gli obiettivi secondari che dovranno essere completati ex-novo.

Una cosa che abbiamo apprezzato é che il gioco sarà composto da diverse fasi in grado di spezzare il flusso canonico del gameplay: un poligono di tiro, tavoli da snooker completamente interattivi o un campo da golf e alcuni livelli in cui i giocatori dovranno raggiungere obiettivi su un motoscafo, in quella che è un’attività secondaria sorprendentemente divertente resa ancora migliore dall’umorismo contagioso del gioco . In effetti, molti dei difetti del gioco possono essere in qualche modo perdonati con quanto siano esilaranti alcuni scenari e dialoghi, facendoci sorridere prima che potessimo infuriarci per colpa di una morte inaspettata.

Tirando le somme, questo è ciò che conta. The Spy Who Shot Me riesce abilmente ad essere sia un omaggio che una parodia al leggendario GoldenEye 007 su Nintendo 64, offrendo un piccolo gioiello umoristico che funziona come gli sparatutto della vecchia scuola, ma piagato da una manciata di difetti e compromessi che non gli permettono di entrare nella hall of fame degli sparatutto “fatti come una volta”. Tuttavia, lo stile accattivante del gioco, il prezzo economico (nemmeno 8 euro, una sciocchezza) e la varietà di gioco sorprendentemente decente lo rendono un gioco divertente da affrontare in una di queste gelide serate invernali. Consigliato!





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