Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da ININ Games
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, PC
Direttamente dal leggendario Dreamcast, il remake del mitico Rainbow Cotton!
ININ, ormai specialista nelle riproposizioni di videogiochi d’antan, questa volta tira fuori dal cilindro una perla, direttamente da una delle più leggendarie (e tristemente famose) console di tutti i tempi: Il SEGA Dreamcast.
Questa volta avremo a che fare con Rainbow Cotton (stilizzato in COTTON nel titolo. NdR), uno sparatutto su rotaia del 2000 sviluppato e pubblicato originariamente da Success. Il quinto capitolo della serie Cotton, è il seguito di Panorama Cotton (1994) e il primo capitolo in 3D della serie. Nel gioco, i giocatori assumono il ruolo della giovane strega del titolo che, insieme alla sua fata compagna Silk, parte sulla sua scopa in una missione per sconfiggere il malvagio demone Tweed e recuperare una caramella Willow rubata da York Country.

La chiave di volta di tutto questo, però, é che questo “nuovo” titolo sarà una sorta di Remaster dell’ originale, che porterà in dote un nuovo e più pulito comparto tecnico, sgrezzato delle indecisioni originali.
Questo é visibilissimo se si prende in considerazione la presenza, accessibile direttamente dal menù principale, di una “Modalità Originale”, un simpatico extra che, tramite un mix di filtri e altre stregonerie informatiche, riporterà l’intero titolo alla sua forma originale, tra l’altro rimpicciolendo il formato visivo dai moderni 16:9 agli originali 4:3 della versione per Dreamcast uscita ad inizio nuovo millennio.

Veniamo ora al gameplay, che mantiene sì il concetto originale di shooter, ma lo trasporta in un contesto simile a Panzer Dragoon, ovvero uno sparatutto “su binari” ambientato in contesti poligonali e tridimensionali. Sparerete con la vostra magia e dovrete fondamentalmente distruggere qualunque cosa si muova, ma ecco dove vengono al pettine i primi nodi. In primis il gioco manca di qualunque tipo di tutorial, rendendo quello che potenzialmente potrebbe essere qualcosa di accessibilissimo in una sorta di frustrante esperimento. Oltre al vostro sparo di base, avrete a disposizione delle smart bomb (ovvero potenti attacchi in grado di ripulire l’intera schermata. NdR), ma non saprete nè di averle nè tantomeno come funzionano sinché non vi metterete a premere i tasti a casaccio.
Giusto per gettare benzina sul fuoco, c’è il problema di Cotton. Non tanto del gioco o della serie, ma del modello poligonale della protagonista, che spesso e malvolentieri andrà ad oscurare parte dello schermo, rendendo impossibile evitare i proiettili nemici in arrivo o mirare il vostro sparo. E’ una svista terribile che avrebbe potuto essere mitigata in questo Remake, ma che invece é rimasta e continua ad essere un problema, esattamente come 24 anni fa. Magari sarebbe bastato rendere semi-trasparente il modello.
Ora, questo Remaster/Remake (dovremmo iniziare ad usare il virgolettato. NdR) porta in dote anche una novità che, sulla carta, sarebbe davvero utile: il lock-on, la possibilità di agganciare nemici specifici. Comodo, no? Decisamente, peccato che semplicemente non funzioni. Abbiamo provato più e più volte e su – numero indicativo – dieci volte in cui lo abbiamo testato, avrà fatto il suo dovere una volta, due al massimo.

Non tutto é pessimo, va detto. L’esposizione della trama é realizzata in stile anime di fine anni ’90, inizio 2000, e vi accompagneranno tra un livello e l’altro. Anche la possibilità di giocare in due é presente, una cosa non da poco che apprezziamo sempre. In termini grafici il gioco é oggettivamente grazioso da vedere, pur mantenendo i modelli poligonali originali. C’è innegabilmente un fascino evidente nelle “grafiche” degli anni 2000, e Rainbow Cotton non é da meno.
Tirando le somme, Rainbow Cotton Remake é un prodotto con un suo appeal, minato però da difetti: alcuni avrebbero potuto essere risolti facilmente, come l’aggiunta di una sezione tutorial o almeno una guida ai comandi, mentre altri sono radicati nell’esperienza, dato che stiamo parlando di difetti vecchi di ventiquattro anni.





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