Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da PQube
-Versione Testata: PlayStation 5

-Disponibile per: PlayStation 4, PlayStation 5, , Nintendo Switch, PC (Steam)

PQube e Mages ci regalano una visual novel dedicata alla perdita delle persone care, l’amore, e… ristrutturare una antica magione!

Di visual novel, ormai lo sapete, ce n’è per tutti i gusti, e come sempre sapete, qui su PowerWave non ci tiriamo sicuramente indietro quando ci viene chiesto di testare questo o quell’altro gioco. Ne abbiamo recensito di tutti i tipi, da quelle horror a quelle comiche, passando per quelle classificate come “otome”, ovvero per il pubblico femminile: nessun problema. Il problema arriva quando, durante un test, dobbiamo sforzarci per rimanere interessati, qualcosa che non dovrebbe assolutamente succedere in un genere che è l’equivalente videoludico di leggere un manga e guardare un anime fusi insieme.

La storia segue Mizumoto Junya, uno studente universitario che lavora nel negozio della sua famiglia, Mizumoto-dou. L’unica cosa nella mente di Junya è la morte del fratello maggiore Takaya, scomparso l’anno prima. Si chiede ogni giorno perché è stato lui a sopravvivere mentre suo fratello è morto. Un giorno, Junya incontra una ragazza che gli dice: “Avresti dovuto essere tu a morire” prima di sparire e, poco dopo finisce per accettare il compito di ristrutturare una tradizionale villa giapponese appartenente alla famiglia di Hojo Chihaya, la tipica riccona impeccabile nonchè anche sua amica d’infanzia. Dal momento che non ha idea di come iniziare, avrà bisogno di aiuto da varie persone e dovrà uscire dal suo stato di depressione per farlo. Junya dovrà anche imparare a gestire tutte le emozioni e i problemi lungo il cammino. Riuscirà a ristrutturare la vecchia residenza di Hojo? E chi era quella ragazza che gli aveva detto che avrebbe dovuto essere lui a morire? Il destino che circonda la morte di suo fratello inizierà presto.

Questa era la interessante premessa di SINce Memories: Off the Starry Sky, l’ultima Visual Novel di Mages. Andiamo a vedere, a conti fatti, se riuscirà a mantenere le aspettative. Iniziando con gli aspetti positivi, pensiamo che la produzione di questo gioco sia assolutamente di prim’ordine. Basta uno sguardo per vedere quanto è bello, ma soprattutto, tutto ciò che riguarda l’audio è semplicemente eccellente. Alcune tracce della colonna sonora potrebbero essere tra le migliori dell’intero genere, e il modo in cui ripropone temi e melodie di lunga durata è stato sia sottile che efficace. Ma con Abo Takeshi come compositore, una colonna sonora fantastica è quasi dovuta, quello che non mi aspettavamo, tuttavia, era la qualità generale del doppiaggio considerando che la maggior parte di loro sono nuovi talenti. Ci sono state parecchie scene che ci hanno colto di sorpresa con le loro interpretazioni. La cosa successiva che abbiamo trovato degna di lode sono state alcune delle scelte che il gioco vi lascia prendere. Spesso verrete coinvolti in discussioni, alle volte tra il protagonista e un’eroina, o a volte tra due eroine, e le scelte che vi vengono date sono spesso entrambe valide quanto ragionevoli. Non si trattava di “Sceglierò la scelta che è quella di essere gentile con la ragazza in modo da ottenere un buon finale”, ma piuttosto “Qual è la scelta che risolverà effettivamente il problema in questione?”. Sebbene valga la pena menzionare che la maggior parte di queste scelte non influenza realmente l’esito effettivo della storia, ce ne sono solo un paio che possono portarvi direttamente a un brutto finale, la maggior parte di esse influenza solo se finirete con quello normale o il miglior finale. La storia in sé è in realtà piuttosto lineare, ci sono solo quattro punti di divergenza in totale, uno per ogni eroina (ma questo potrebbe essere un aspetto positivo a seconda che vi piaccia una narrazione più diretta). Il vero problema principale di questo gioco è però da ricercarsi altrove, ovvero che tutto è terribilmente noioso.

Tornando alle scene con i personaggi che litigano, questo gioco ha la brutta abitudine di presentare eccessivamente argomentazioni e diversi punti di vista, al punto da portare costantemente informazioni completamente inutili trascinando così tante scene nella noia più totale. Alcune di queste scene possono durare dai 30 ai 45 minuti o anche di più, con gli stessi personaggi che ripetono più e più volte le stesse cose, anche se la conclusione della conversazione era più che ovvia fin dall’inizio.

Probabilmente se i conflitti principali fossero stati interessanti non vi avremmo dato tanto peso, ma erano o completamente banali o trattati in un modo che li faceva percepire come tali. Pensiamo che questo dipenda dal fatto che i personaggi, di per sè, non sono abbastanza simpatici, in particolare il protagonista. A conti fatti, il tratto principale e unico di Junya è il suo complesso di inferiorità nei confronti del fratello morto. Tutto qui. Se avessimo bevuto uno shottino ogni volta che diceva “Cosa farebbe mio fratello se fosse vivo?” saremmo già andati in coma etilico entro la prima mezz’ora. Questa totale mancanza di personalità ha fatto sì che quasi tutto lo sviluppo della relazione tra lui e le eroine sembrasse completamente vuoto.

A proposito di eroine, abbiamo anche trovato difficile interessarci a una qualsiasi di loro. Per quanto bello possa essere lo stile artistico, i design effettivi siano semplicemente troppo semplici. Basti guardare come hanno fondamentalmente tutte lo stesso identico stile di frangia. Anche le loro personalità spaziavano da basilari a decisamente aride (Hinata è probabilmente la peggiore tra tutte, è quasi sempre maleducata e sicuramente non il tipo di maleducato “tsundere” in stile Asuka Soryu Langley di Evangelion). Tra tutte, Chunyu era molto probabilmente quella che spiccava, essendo l’unica a mostrare qualcosa che assomigliasse a una personalità simpatica e forte. Tuttavia, durante il suo percorso, la sua vera trama viene completamente messa da parte a favore di quella di Yuriko senza una buona ragione, e tutto ciò che rimane di quella trama originale viene risolto goffamente con alcuni esiti sciatti e prevedibili.

Non tutto quello legato a loro era però negativo. La dinamica tra Chihaya e Azusa era piuttosto divertente, in particolare durante il percorso di Azusa, che potrebbe essere il percorso migliore tra tutti. Inoltre, le scene in cui le ragazze superano i propri conflitti sono soddisfacenti (in parte grazie ancora alle performance dei VA). Ironicamente, i personaggi secondari sono finiti per essere i personaggi più interessanti in assoluto. Abbiamo trovato le scene con Misora ​​e Aino davvero piacevoli, e in particolare Aino è stata fantastica. È l’unica ragazza che secondo noi si meritava un finale dedicato, ma non è stato così.

Tirando le somme, pensiamo che questa sia una VN estremamente competente e ben realizzata, ma che allo stesso tempo non abbia tanto da dire. Ci è voluta molta forza di volontà per arrivare alla fine, e siamo sicuri che non andremo ad esplorare i finali che ci mancano. Come abbiamo già detto, è un peccato, perchè i valori di produzione, come da traduzione Mages, sono stellari.

Lascia un commento

In voga