Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Gaming Factory
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 5
Una società distopica, un uomo disilluso, armi e aumenti cibernetici: Benvenuti nel futuro di SlavicPunk!
SlavicPunk: Oldtimer è il nuovo, ennesimo verrebbe da dire, titolo ambientato in un tetro, desolato, disperato futuro distopico dove i potenziamenti cibernetici volti a migliorare le “prestazioni” dell’uomo la fanno da padrone. Ambientato in una metropoli in rovina e infestata dalla criminalità, soprannominata solo “La Città” (che fantasia!), SlavicPunk vi metterà negli stivali incrostati di sporcizia e nei polmoni pieni di smog di Janus; il protagonista opportunamente chiamato, antieroico e mutevole di questo sparatutto futuristico con visuale dall’alto.

Il vecchio mercenario brizzolato ma potenziato, come chiunque nel suo campo di lavoro, è il più annoiato che si possa trovare, e cerca disperatamente di trovare conforto nei piaceri fugaci ed edonistici della vita quando non sta sparando a mucchi di fannulloni o gangster, che costituiscono la maggioranza della popolazione della Città, come prevedibile. Ciò lo mette in un circolo vizioso di uso e abuso, sia verso che da se stesso. La storia che nasce da una simile premessa è, tuttavia, generica e deludente, con un unico colpo di scena prevedibile, nessun mistero o suspense e personaggi dimenticabili che fanno parte di un mondo in cui nulla è elaborato abbastanza. È un peccato, davvero, poiché la grafica e gli effetti fanno davvero la loro parte nel manifestare un mondo cupo e bruciato in cui le uniche braci di speranza sono i neon dei chioschi o i fari di un treno in arrivo. Purtroppo però, l’aspetto non fa la sostanza: se ci fosse un gioco in grado di trasmettere questo principio in pieno, sarebbe questo.
I vostri vagabondaggi nella distopia slava saranno divisi tra le strade cittadine innevate e aperte e gli interni eccessivamente angusti e ammuffiti di vari edifici, abitati sia da gang che da normali cittadini. In entrambi i casi, la compulsione a esplorare questi luoghi sarà quella di trovare le classiche casse di rifornimenti e ragni robot, che rispettivamente vi ricompenseranno con rifornimenti (munizioni, kit medici, materiali di consumo, raramente nuove armi) e alcuni componenti di sorta, ci viene da pensare, in quanto il gioco non si prenderà mai la briga di spiegarvi di cosa si tratti. Questi ragni-droni fungeranno anche da unici “segreti” di sorta, tra l’altro, e abbiamo usato il virgolettato perchè semplicemente non saranno nè realmente nascosti nè particolarmente difficili da trovare. A volte incapperete in porte chiuse a chiave, PC rotti e altri ostacoli del genere. Ciò porterà ad alcuni classici scenari di “trova la chiave” o “il marchingegno da attivare” che risolverete aggirando o seguendo l’indicatore obiettivo spesso presente. Nessuno di loro è complesso e, sebbene i pochi minigiochi riescano a variare un po’ il ritmo, sono troppo facili e brevi per avere un qualche significato nel ciclo di gioco. La maggior parte delle location sono viaggi di sola andata, livelli autonomi che non rivedrete mai più. Nel complesso, l’esplorazione non è interessante e non premia la ricerca attenta. Non ci saranno attività secondarie, PNG nascosti o aree opzionali: niente, mai. La cyber-distopia non è mai stata così noiosa.

Veniamo al gameplay. Gli scontri a fuoco saranno la norma in The City e, sebbene la polizia possa intervenire se verrete individuati da un drone di pattuglia casuale, il più delle volte ci sarete solo voi e la gang che state affrontando. Il vostro arsenale includerà una varietà di armi, dalla vostra fidata revolver ai cannoni a rotaia ad alta tecnologia, tutti potenziabili con moduli che acquisterete da loschi e arrugginiti chioschi di scambio tra una missione e l’altra. I combattimenti vi vedranno fare affidamento su rotolate, schivate e coperture per schivare i proiettili e rimanere in vita. I kit medici ripristineranno gli HP all’istante, ma saranno limitati a tre e si esauriranno rapidamente. Il livello di sfida è buono e le sparatorie sarebbero persino molto divertenti, se non fosse per l’IA senza cervello che si blocca metà delle volte, i nemici che spuntano dal nulla dietro di te, ed il vostro personaggio che passa automaticamente al combattimento corpo a corpo quando i nemici sono troppo vicini. Perché?! E’ il giocatore a dover decidere!
Non ci saranno abilità da sbloccare, materiali di consumo offensivi/difensivi o altre meccaniche per aggiungere profondità a un sistema di combattimento che sembra reattivo e divertente quando funziona, ma raramente lo fa. Il gioco è stato chiaramente pensato con in mente una combinazione di tastiera + mouse, e prendere la mira sarà tutto fuorché facile. Tutto questo alla fine diventerà stantio, anche perché ci saranno pochissimi archetipi di nemici e quei pochi agiranno tutti allo stesso modo, senza varianti memorabili, combattimenti unici o boss epici. Realisticamente, il primo combattimento che giocherete sarà esattamente uguale a qualsiasi altro.

Tirando le somme, ci siamo lanciati in SlavicPunk: Oldtimer aspettandoci che fosse impegnativo e ricco di meccaniche, qualcosa di vagamente simile a The Ascent o a un “Diablo Cyberpunk”, ma è finito per essere molto più breve del previsto e piuttosto insipido. Di contro, il ritmo è piuttosto rapido, con un discreto senso di progressione attraverso i livelli, ed è anche molto facile da imparare e giocare. Sfortunatamente, è anche qui che finiscono gli aspetti positivi, ed è un po’ un peccato, perché c’era sicuramente del potenziale, qui.





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