Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Bandai Namco Ent. Europe
-Versione Testata: Xbox Series X

-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC
-Sviluppatore: Bandai Namco Studios
-Publisher: Bandai Namco Ent. Europe

Il soulslike-anime targato Bandai Namco torna tra noi, tra viaggi nel tempo e un intero mondo da esplorare!

Affacciarsi sul mondo di Code Vein II significa scontrarsi immediatamente con una realtà che ha ribaltato completamente le certezze del primo capitolo. Se in passato la lotta era racchiusa in corridoi claustrofobici e labirinti di nebbia, oggi ci troviamo di fronte a un ecosistema vasto, selvaggio e interconnesso. Bandai Namco ha compiuto il grande salto verso la struttura open world, trasformando la ricerca dei Redivivi in un’epopea di ampio respiro che non teme di mostrare la sua ambizione. La comparsa della Luna Rapacis ha spezzato l’equilibrio tra umani e Redivivi, mutando questi ultimi in Orrori, creature scellerate che minacciano di estinguere ogni forma di vita. In questo scenario disperato, il giocatore assume il ruolo di un cacciatore, un’entità incaricata di fermare il declino del mondo viaggiando attraverso terre sconfinate e distorsioni temporali. È una rivoluzione strutturale che cambia il ritmo del gioco, alternando momenti di esplorazione solitaria in grandi spazi a scontri brutali contro nemici che ora possono tendere imboscate sfruttando l’ampiezza della mappa. E se vi state chiedendo chi impersonerete nello specifico, la risposta è: Chi volete. Il gioco permette di creare il proprio avatar in modo totalmente personalizzato attraverso un sistema di modifica estetica immediato e profondo, un dettaglio che abbiamo molto apprezzato.

La dualità della caccia: il partner come scudo o come sacrificio

Il vero cuore pulsante dell’innovazione meccanica di questo seguito risiede nella gestione del legame con i propri compagni. Se nel predecessore il partner era una presenza costante e rassicurante, in Code Vein II il rapporto diventa una risorsa tattica modulabile. Il giocatore si trova davanti a un bivio costante: mantenere il compagno attivo sul campo di battaglia o assorbirlo temporaneamente. Tenere un alleato al proprio fianco garantisce un supporto fondamentale nella gestione delle folle e, soprattutto, funge da esca per attirare l’attenzione degli Orrori più aggressivi, permettendo al protagonista di caricare attacchi potenti o curarsi in sicurezza. Tuttavia, la nuova meccanica di assorbimento permette di sacrificare questa copertura fisica in cambio di un incremento esponenziale delle statistiche e dell’accesso a doni esclusivi che sarebbero altrimenti inaccessibili. Questa trasformazione garantisce una potenza di fuoco devastante ma lascia il cacciatore completamente solo contro minacce che, nel mondo aperto, sanno essere implacabili. Saper decidere quando rinunciare a un valido aiuto per diventare una macchina da guerra solitaria è ciò che distingue la sopravvivenza dal trionfo nei combattimenti più impegnativi.

Un intreccio che sfida le leggi del tempo

Al centro di questa vastità si staglia la figura di Lou, una ragazza misteriosa capace di manipolare il tempo, che funge da vera e propria bussola narrativa e meccanica. La trama ci spinge a collaborare con lei per impedire l’inevitabile rovina del mondo, portandoci a viaggiare nel passato per modificare eventi chiave. Questo elemento si integra magistralmente con l’open world: il giocatore può infatti assistere alla trasformazione delle zone che esplora, vedendo come una città prospera del passato sia diventata il nido di Orrori che calpesta nel presente. Il tema della memoria viene qui elevato a motore della progressione. Ogni frammento di sangue recuperato non è solo un potenziamento, ma una finestra su epoche diverse che aiuta a ricostruire il mosaico di una storia che trascende i secoli. Il contrasto tra la bellezza dei ricordi passati e l’orrore della realtà attuale crea una tensione costante che spinge a esplorare ogni angolo della mappa alla ricerca di risposte.

Il mestiere del cacciatore: combattimento e gestione dell’ichor

Essere un cacciatore in un open world richiede un set di abilità diverso rispetto al passato. Il sistema di combattimento è stato raffinato per gestire scontri che possono avvenire in spazi estremamente variabili, dalle strette stanze di un edificio diroccato alle grandi piazze cittadine. La reattività dei controlli è migliorata sensibilmente, rendendo l’uso di armi pesanti e veli di sangue più fluido e integrato. La gestione dell’ichor rimane vitale, ma in questo seguito il giocatore ha a disposizione strumenti più versatili per recuperare risorse durante l’esplorazione, come attacchi speciali che drenano l’energia vitale degli Orrori con maggiore efficacia. Gli Orrori non sono semplici nemici, ma vere e proprie minacce che popolano il mondo in modo dinamico, reagendo ai cambiamenti temporali e alla presenza del giocatore. La sfida è costante e richiede una conoscenza approfondita dei codici sanguigni, che tornano in una forma ancora più flessibile. Poter cambiare build in mezzo a una pianura desolata per adattarsi a un boss improvviso che emerge dalle ombre è una delle gioie tattiche più grandi che Code Vein II possa offrire.

Architettura e navigazione temporale

Il level design all’interno dell’open world è sorprendente per come riesce a mantenere una forte identità nonostante le dimensioni. Le aree principali sono ricche di punti di riferimento iconici che aiutano la navigazione, riducendo la dipendenza dalla mappa. La verticalità è stata sfruttata molto meglio che in passato, con edifici esplorabili su più piani e segreti celati sulle cime di formazioni rocciose o resti tecnologici. L’interazione tra passato e presente aggiunge uno strato di complessità ai puzzle ambientali: un ponte crollato nel presente può essere attraversato nel passato per sbloccare una nuova regione, creando un dialogo continuo tra le diverse linee temporali. Sebbene alcune zone di raccordo possano apparire un po’ spoglie di contenuti, la qualità complessiva delle macro aree legate alla trama è elevatissima, dimostrando che il team di sviluppo ha saputo adattare la propria filosofia di design a una scala molto più vasta, dove ogni rovina ha un suo scopo preciso nell’economia della caccia.

Analisi tecnica tra ambizione e compromessi

Gestire un open world con questa fedeltà visiva non è un compito facile, e Code Vein II mostra occasionalmente il fianco a qualche incertezza tecnica. Il frame rate tende a flettere nelle situazioni più concitate, specialmente quando si attraversa velocemente la mappa o durante le battaglie campali contro orde di Orrori. Il passaggio tra le diverse ere temporali è suggestivo ma a volte causa caricamenti ritardati di alcuni elementi ambientali, rompendo leggermente l’illusione della continuità. La telecamera, pur essendo stata migliorata, soffre ancora negli spazi più angusti che si trovano all’interno delle rovine, rendendo a volte difficile seguire l’azione frenetica. Sono difetti che, pur non minando la solidità dell’esperienza complessiva, ricordano come il passaggio a una struttura così ampia sia un terreno ancora in parte inesplorato per il franchise. Tuttavia, la bellezza dei panorami e la cura per l’illuminazione dinamica sotto la Luna Rapacis, garantita dall’Unreal Engine 5, riescono a far chiudere un occhio su queste sbavature.

Il peso della scelta e il declino del mondo

La componente narrativa beneficia enormemente della struttura aperta, permettendo al giocatore di testimoniare le conseguenze delle proprie azioni sul mondo di gioco. Le scelte fatte durante i viaggi nel passato con Lou hanno ripercussioni visibili nel presente, modificando la presenza di nemici o l’accessibilità di intere zone. Questo senso di responsabilità eleva la figura del cacciatore da semplice esecutore a vero arbitro del destino dell’umanità. La storia non ha paura di toccare temi cupi, mostrando la disperazione degli umani rimasti e la ferocia di Redivivi che hanno perso ogni barlume di ragione. Il contrasto tra la grandiosità della natura che si riappropria degli spazi e la bruttezza della mutazione in Orrori crea un’atmosfera unica, che spinge a riflettere sul significato di sopravvivenza in un’epoca di declino. Ogni incontro con i sopravvissuti o con le memorie dei caduti serve a ricordare che la missione non è solo una questione di sangue, ma di conservazione di ciò che resta della nostra specie.

Conclusione: una nuova frontiera per i Redivivi

In definitiva, Code Vein II è un esperimento coraggioso e riuscito che proietta la serie in una nuova dimensione. L’adozione dell’open world, unita a una trama che gestisce con intelligenza i viaggi nel tempo e la minaccia della Luna Rapacis, crea un pacchetto di contenuti imponente e affascinante. Nonostante qualche incertezza tecnica legata alla gestione della vastità e della telecamera, il gioco brilla per la sua flessibilità e per un sistema di combattimento che non ha perso la sua identità pur adattandosi a spazi più ampi. La nuova meccanica di gestione del partner aggiunge uno strato di profondità tattica che mancava, costringendo il giocatore a valutare costantemente il rischio e il beneficio delle proprie azioni. È un’avventura che richiede dedizione e spirito di scoperta, capace di regalare momenti di pura meraviglia estetica e sfide di alto livello. I Redivivi hanno trovato una nuova strada tra le distese sconfinate, e la caccia non è mai stata così entusiasmante e pericolosa.


POWER RATING:
7.8/10
“Code Vein II riesce nell’impresa di trasformare la propria formula originale in un’esperienza a mondo aperto convincente e ricca di stile. Pur non essendo esente da difetti tecnici e problemi di gestione della telecamera, l’introduzione della meccanica di assorbimento del partner e il sistema di viaggi temporali garantiscono una profondità ludica e narrativa di ottimo livello. È un titolo ambizioso che consolida il marchio, offrendo una sfida appagante a chiunque sia disposto a perdersi tra le sue lande desolate.”

PRO

  • Il passaggio all’open world è fluido e regala un senso di scoperta e libertà inedito per il franchise.
  • La meccanica di assorbimento del partner aggiunge una profondità strategica fondamentale ai combattimenti.
  • Trama avvincente che utilizza i viaggi nel tempo con Lou in modo intelligente e funzionale al gameplay.
  • Sistema di combattimento e gestione dell’ichor rifiniti per adattarsi a scontri su larga scala.
  • Direzione artistica eccellente che valorizza la potenza dell’Unreal Engine 5 e l’atmosfera decadente.
  • L’interazione tra passato e presente crea puzzle ambientali e variazioni nella mappa stimolanti.

CONTRO

  • Ottimizzazione tecnica non perfetta con cali di frame rate evidenti nelle situazioni più affollate.
  • Telecamera ancora problematica negli spazi chiusi e durante le collisioni con nemici giganti.
  • Alcune aree di raccordo dell’open world risultano meno curate e più spoglie rispetto alle zone principali.
  • Fenomeni di caricamento degli asset che talvolta spezzano l’immersione durante i movimenti rapidi.

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