Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Crimson Herring Studios
-Versione Testata: Xbox Series X

-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: Crimson Herring Studios
-Publisher: Crimson Herring Studios

Un CRPG ambientato in una versione steampunk del periodo Vittoriano? Interessante!

Sovereign Syndicate è uno di quei titoli che arrivano sul mercato senza il frastuono delle grandi produzioni milionarie, ma con una forza concettuale capace di scuotere le fondamenta del genere dei giochi di ruolo isometrici. Sviluppato da Crimson Herring Studios, il titolo si presenta come un atto d’amore verso la narrativa vittoriana, lo steampunk e quella branca del crpg moderno che ha eletto il dialogo e l’introspezione a motori primari dell’azione, a discapito del combattimento tattico tradizionale. Portare un’esperienza così densa e testuale su console rappresenta una sfida non indifferente, specialmente per quanto riguarda la leggibilità e l’ergonomia dei comandi, ma Sovereign Syndicate riesce a trovare una sua dimensione anche su un grande schermo, lontano dalla scrivania e dal mouse.

Una Londra sospesa tra fango e vapore

L’ambientazione di Sovereign Syndicate è una versione alternativa e fantastica della Londra vittoriana, un luogo dove la tecnologia a vapore convive con la presenza di creature mitologiche e una rigida stratificazione sociale. Il quartiere dei Docklands, dove si svolge gran parte dell’azione, è reso con una cura per il dettaglio che trasmette costantemente un senso di decadenza e oppressione. Non ci troviamo di fronte alla Londra scintillante dei palazzi nobiliari, ma a quella dei vicoli bui, delle taverne fumose e della disperazione che aleggia sopra le acque scure del Tamigi. La scelta cromatica, dominata da toni terrosi e metallici, contribuisce a creare un’atmosfera tangibile, dove il fango sembra quasi sporcare i bordi della telecamera isometrica.

Crimson Herring Studios ha optato per una direzione artistica che ricorda i dipinti a olio, con fondali ricchi di texture e personaggi che si muovono con una certa eleganza all’interno di scenari statici ma vibranti di vita. La pioggia battente, il fumo che esce dalle ciminiere e il ronzio costante dei macchinari creano un tappeto sensoriale che avvolge il giocatore fin dai primi istanti. Questa cura per l’ambiente non è solo estetica, ma funge da pilastro per una narrazione che vuole essere, prima di tutto, un’esplorazione della condizione umana in un mondo che sta cambiando troppo velocemente sotto la spinta della rivoluzione industriale.

Tre vite all’ombra del sindacato

La struttura narrativa di Sovereign Syndicate si poggia su tre protagonisti distinti, le cui storie si intrecciano in modo complesso e mai banale all’interno della cornice londinese. Il primo incontro avviene con Atticus Daley, un minotauro alcolizzato che lotta contro i propri demoni interiori e la discriminazione di una società che vede la sua specie solo come forza lavoro bruta o come un pericolo da tenere sotto controllo. La scrittura dedicata ad Atticus è cruda e malinconica, capace di trasmettere il peso fisico e psicologico di un essere che si sente costantemente fuori posto, prigioniero di una fisicità che non corrisponde alla sua sensibilità intellettuale. Attraverso i suoi occhi, esploriamo i bassifondi più oscuri e le dinamiche di potere che regolano la vita degli emarginati.

Clara Reed è la seconda protagonista, una talentuosa cantante e cortigiana che cerca di riscattare la propria libertà in un mondo dominato da uomini senza scrupoli. La sua linea narrativa si concentra sulla manipolazione sociale, sull’uso delle informazioni e sulla capacità di muoversi tra i diversi strati della popolazione. Clara rappresenta l’aspetto più diplomatico e sottile del gioco, dove una parola ben piazzata può essere più letale di un fendente. Infine, incontriamo Theodore ‘Teddy’ Redgrave, un nano inventore dalla mente brillante che si muove tra i fumi della città alla ricerca di risposte sul proprio passato. Teddy non affronta i pericoli dei Docklands da solo: è sempre accompagnato da Otto, un imponente automa meccanico di sua creazione che funge da guardia del corpo e assistente. Il legame tra l’inventore e il suo compagno artificiale aggiunge una dimensione unica alla narrazione, esplorando il rapporto tra creatore e macchina in un mondo dove la tecnologia sembra correre più forte della morale.

L’arcano al posto del dado

Il cuore pulsante di Sovereign Syndicate risiede nel suo sistema di risoluzione delle azioni, che abbandona il classico lancio del dado a venti facce per abbracciare un mazzo di tarocchi. Questa scelta non è solo un vezzo estetico, ma una decisione di design che influenza profondamente il ritmo e la percezione del fallimento. Ogni prova di abilità viene risolta pescando una carta dal mazzo, il cui valore viene sommato alle statistiche del personaggio. Esistono diversi tipi di mazzi legati alle diverse attitudini dei protagonisti, e il giocatore può influenzare la probabilità di successo migliorando le proprie competenze o utilizzando oggetti specifici.

Il sistema dei tarocchi introduce una componente di destino e fatalità che si sposa magnificamente con l’atmosfera occulta del gioco. Pescare un arcano maggiore durante un dialogo cruciale può ribaltare completamente una situazione, aprendo strade narrative impreviste o chiudendone altre in modo drastico. Questo approccio rende ogni interazione tesa e significativa, poiché il giocatore non ha mai la certezza assoluta del risultato, proprio come accade nella vita reale o in una lettura divinatoria. La progressione delle abilità è legata all’uso diretto delle stesse, un sistema che premia la specializzazione ma permette anche una certa flessibilità nello sviluppo del personaggio.

La parola come unica arma

In Sovereign Syndicate non esiste un sistema di combattimento tradizionale con griglie tattiche o turni infiniti. Ogni scontro fisico viene risolto attraverso il sistema di dialogo e le prove di abilità, mantenendo la narrazione sempre fluida e coerente. Questa scelta potrebbe far storcere il naso a chi cerca un crpg più classico orientato all’azione, ma è la chiave di volta che permette alla scrittura di splendere senza interruzioni. La violenza in questo mondo è improvvisa, brutale e spesso evitabile, ma quando accade viene gestita con la stessa profondità descrittiva di un incontro diplomatico.

Il sistema di scrittura è eccellente, con dialoghi che riescono a caratterizzare ogni singolo personaggio secondario, dal venditore di giornali al boss della malavita organizzata. La presenza di voci interiori, che rappresentano i diversi aspetti della personalità dei protagonisti, aggiunge un ulteriore strato di profondità. Queste voci intervengono costantemente, suggerendo azioni, criticando le scelte del giocatore o fornendo informazioni contestuali basate sulle statistiche attivate. È un sistema che ricorda molto da vicino quanto visto in produzioni recenti di alto livello, ma che Sovereign Syndicate declina in modo originale, legandolo alla frenologia e alle teorie scientifiche dell’epoca.

Esplorazione e conseguenze

Muoversi per i Docklands e gli altri quartieri di Londra richiede attenzione e spirito di osservazione. Il gioco premia l’esplorazione minuziosa degli ambienti, dove è possibile trovare documenti, oggetti chiave o semplicemente assistere a conversazioni che arricchiscono la comprensione del mondo circostante. Ogni scelta compiuta dal giocatore ha conseguenze reali sull’andamento della storia e sulla percezione che gli altri personaggi hanno dei protagonisti. Non si tratta solo di scegliere tra bene e male, categorie che qui appaiono quantomai sfumate, ma di decidere quale tipo di persona si vuole essere in un contesto di sopravvivenza estrema.

Il sistema delle fazioni è un altro elemento di grande rilievo. Le diverse organizzazioni che lottano per il controllo di Londra, dal sindacato che dà il titolo al gioco alle forze dell’ordine corrotte, reagiranno in modo diverso a seconda delle nostre alleanze. Questo crea un senso di urgenza e di appartenenza, spingendo il giocatore a riflettere attentamente prima di schierarsi. La trama principale si dipana attraverso una serie di capitoli che alternano i tre protagonisti, permettendo di vedere lo stesso evento da angolazioni diverse o di scoprire come le azioni di uno abbiano influenzato la vita dell’altro, creando un mosaico narrativo di grande impatto.

L’adattamento su console

Passando all’analisi tecnica della versione console, Sovereign Syndicate si comporta in modo onesto, pur mostrando qualche limite legato alla sua natura di produzione indipendente. L’interfaccia utente è stata ridisegnata per essere utilizzata con il controller, sostituendo il puntatore del mouse con una selezione diretta dei punti di interesse e dei menu. La navigazione tra i vari schermi delle statistiche, del mazzo di carte e dell’inventario è fluida, anche se inizialmente richiede un po’ di abitudine per gestire la mole di informazioni presenti a schermo.

La dimensione del testo è un fattore critico per un gioco così verboso. Fortunatamente, gli sviluppatori hanno incluso diverse opzioni di personalizzazione che permettono di aumentare i caratteri e cambiare il contrasto, rendendo la lettura agevole anche su schermi televisivi distanti dal divano. Le prestazioni sono stabili, con tempi di caricamento ridotti e una fluidità che non viene mai meno, anche nelle scene più ricche di effetti particellari come nebbia o pioggia. L’assenza di un doppiaggio completo per tutte le linee di testo potrebbe pesare su alcuni giocatori, ma la qualità della scrittura è tale da sostenere l’interesse anche attraverso la sola lettura silenziosa.

La gestione delle competenze e delle attitudini

Ogni protagonista possiede quattro attitudini principali che definiscono il suo modo di interagire con il mondo. Per Atticus, ad esempio, troviamo forza animale, logica, intuito e temperamento. Queste statistiche non aumentano semplicemente accumulando punti esperienza, ma evolvono organicamente in base alle scelte fatte durante i dialoghi. Se si sceglie costantemente di reagire con la logica, quel valore crescerà, sbloccando nuove opzioni di dialogo e facilitando le prove di abilità correlate. È un sistema dinamico che riflette la crescita del personaggio in modo molto più naturale rispetto ai classici alberi dei talenti.

Questo approccio incoraggia l’interpretazione del ruolo. Il giocatore è spinto a comportarsi secondo la personalità che ha deciso di dare al proprio eroe, sapendo che questo influenzerà le sue capacità future. È un circolo virtuoso che premia la coerenza narrativa e rende ogni partita potenzialmente diversa dalla precedente. La varietà delle situazioni proposte assicura che ogni statistica abbia il suo momento di gloria, evitando che alcune abilità risultino inutili o troppo marginali rispetto ad altre.

Atmosfera sonora e immersione

Il comparto sonoro di Sovereign Syndicate svolge un ruolo fondamentale nel mantenere alta l’immersione. La colonna sonora, composta da brani che mescolano strumenti classici a sonorità industriali più moderne, accompagna l’esplorazione senza mai risultare invadente. I suoni ambientali dei Docklands sono ricreati con grande cura: lo scricchiolio dei legni, il sibilo del vapore, le grida lontane dei marinai e il rumore della pioggia costante creano un senso di luogo reale e abitato.

L’assenza di una colonna sonora orchestrale eccessivamente epica è una scelta azzeccata, poiché mantiene il focus sull’intimità delle storie raccontate. Il design sonoro punta tutto sul realismo sporco e sulla malinconia, sottolineando i momenti di riflessione e aumentando la tensione durante le prove di abilità più rischiose. Anche i suoni legati alla pesca delle carte dal mazzo dei tarocchi hanno una fisicità soddisfacente, che aggiunge un piccolo piacere tattile digitale a ogni operazione di gioco.

Un mondo di sfumature grigie

Uno degli aspetti più riusciti della produzione è la gestione della moralità. In Sovereign Syndicate non esistono eroi immacolati o cattivi bidimensionali. Ogni personaggio agisce spinto da motivazioni comprensibili, spesso dettate dalla necessità di sopravvivere in un ambiente ostile. Anche i protagonisti sono figure tormentate, capaci di compiere atti egoistici o crudeli se il giocatore lo ritiene necessario. Questa mancanza di una bussola morale predefinita costringe a prendersi la responsabilità delle proprie azioni, senza il conforto di un indicatore che ci dica se stiamo andando nella direzione giusta.

La rappresentazione della società vittoriana è impietosa, mettendo in luce le contraddizioni di un’epoca che celebrava il progresso scientifico mentre lasciava morire di fame intere classi sociali. La presenza delle razze fantastiche come minotauri o elfi non serve solo come decorazione estetica, ma viene utilizzata per esplorare temi moderni come il razzismo strutturale, l’integrazione e la lotta di classe. È un’opera intelligente, che usa il genere fantastico per parlare della realtà in modo critico e mai banale.

La struttura episodica e il ritmo di gioco

La narrazione procede per capitoli, alternando i punti di vista in modo da mantenere sempre alto l’interesse. Questa struttura permette di spezzare la densità dei testi, offrendo al giocatore pause naturali e la possibilità di vedere l’evoluzione della trama da diverse prospettive. Il ritmo è compassato, tipico di un’opera che vuole essere letta e assaporata con calma, ma non risulta mai noioso grazie alla costante introduzione di nuovi misteri e colpi di scena.

La durata complessiva dell’avventura è soddisfacente, offrendo diverse decine di ore di gioco per chiunque voglia esplorare ogni dialogo e completare tutte le missioni secondarie. La rigiocabilità è garantita dalla natura stessa del sistema a bivi, che invita a ricominciare l’avventura per scoprire come scelte diverse avrebbero potuto cambiare il destino di Londra e dei suoi abitanti. Ogni protagonista ha abbastanza profondità da sostenere un’intera partita da solo, ma è nella loro unione che il gioco trova la sua forza narrativa definitiva.

Conclusione: un’opera necessaria per gli amanti della scrittura

In definitiva, Sovereign Syndicate su console è un esperimento riuscito che porta una ventata di aria fresca in un genere che troppo spesso si affida alle solite meccaniche collaudate. Crimson Herring Studios ha creato un mondo affascinante, sporco e terribilmente reale, popolato da personaggi indimenticabili e governato da un sistema di gioco originale e profondo. La scelta di puntare tutto sulla parola e sull’atmosfera, sacrificando il combattimento tattico, è coraggiosa e viene ripagata da una qualità della scrittura che ha pochi eguali nel panorama indipendente recente.

Non è un titolo per tutti: chi cerca l’azione immediata o non ama leggere lunghe descrizioni testuali potrebbe trovarsi spaesato. Ma per chiunque cerchi una storia matura, capace di far riflettere e di coinvolgere emotivamente, Sovereign Syndicate rappresenta una tappa obbligatoria. È un gioco che dimostra come la narrazione possa essere ancora il cuore pulsante dell’esperienza videoludica, capace di trasportare il giocatore in un’altra epoca e di fargli sentire il peso di ogni scelta compiuta sotto la pioggia incessante di una Londra mai così oscura.


POWER RATING:
8.5/10
“Sovereign Syndicate è un’avventura narrativa di rara profondità, capace di reinventare il crpg attraverso un sistema di tarocchi affascinante e una scrittura superba. L’ambientazione steampunk vittoriana è resa con una cura maniacale per l’atmosfera, e i tre protagonisti offrono prospettive uniche su un mondo dominato dalla decadenza e dall’ambizione. Nonostante l’assenza di combattimenti tradizionali possa scoraggiare alcuni, la qualità dell’intreccio e delle scelte morali rende l’esperienza incredibilmente appagante per chiunque cerchi un gioco di ruolo dove la parola ferisce più della proverbiale spada.”

PRO

  • Sistema dei tarocchi originale che sostituisce degnamente i classici dadi.
  • Scrittura dei dialoghi e delle descrizioni ambientali di altissimo livello.
  • I tre protagonisti sono ben caratterizzati e offrono stili di gioco narrativo molto differenti.
  • Atmosfera steampunk vittoriana densa, sporca e incredibilmente immersiva.
  • Scelte morali complesse con conseguenze tangibili sulla trama e sulle relazioni.
  • Buona gestione dell’interfaccia su console, con testi leggibili e comandi intuitivi.

CONTRO

  • L’assenza di combattimento tattico potrebbe risultare deludente per i fan dei crpg più tradizionali.
  • Ritmo di gioco molto lento, dedicato esclusivamente a chi ama leggere grandi quantità di testo.
  • Alcune animazioni dei personaggi risultano un po’ rigide e datate.
  • La mancanza di un doppiaggio integrale si sente durante le sessioni di lettura più lunghe.

Lascia un commento

In voga