Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da NACON
-Versione Testata: PlayStation 5

-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC
-Sviluppatore: KT Racing
-Publisher: NACON

NACON riporta in vita una IP leggendaria: sarà valsa la pena aspettare?

Il ritorno di un marchio storico come quello di Test Drive porta con sé un carico di aspettative che spesso rischia di schiacciare anche le migliori intenzioni produttive. La serie nata dalle ceneri dei primi anni duemila ha sempre rappresentato un modo diverso di intendere l’automobile virtuale: non solo velocità, ma possesso, status sociale e una libertà esplorativa che non si misurava in chilometri quadrati, ma in ore passate a godersi il panorama. Con questo nuovo capitolo ambientato nell’isola di Hong Kong, l’ambizione era quella di riportare in auge quel senso di esclusività e di appartenenza a una élite motoristica. Tuttavia, arrivati nel 2026, l’analisi del percorso fatto dal software ci restituisce l’immagine di un’opera che ha saputo certamente correggere i propri errori tecnici più gravi, ma che fatica ancora a brillare di luce propria in un mercato estremamente competitivo. La sensazione di trovarsi di fronte a un diamante grezzo che ha subito un lungo processo di levigatura è costante, ma alcune spigolosità di fondo rimangono a ricordare quanto sia stata difficile la genesi di questo progetto.

L’impatto iniziale con l’isola di Hong Kong è visivamente suggestivo, grazie a una ricostruzione che punta tutto sulla verticalità e sul contrasto tra l’architettura moderna e la natura prepotente che circonda i centri urbani. La scelta della scala uno a uno è coraggiosa e garantisce una percezione degli spazi che pochi altri titoli possono vantare. Eppure, una volta superato lo stupore iniziale, ci si scontra con una realtà dove la grandezza non sempre corrisponde alla densità di attività o alla vivacità del mondo circostante. Le strade, pur bellissime da percorrere, possono apparire a tratti deserte o prive di quella scintilla che rende una città virtuale un luogo in cui si desidera vivere oltre che correre. Questo senso di vuoto pneumatico è uno degli elementi che più pesano sull’esperienza complessiva, specialmente quando ci si rende conto che gran parte della progressione è legata a una ripetitività di fondo che mette a dura prova la pazienza del pilota.

Il peso della connessione costante

Uno dei punti di frizione più evidenti, che continua a far discutere nonostante le migliorie infrastrutturali, è l’obbligo della connessione permanente ai server. In un titolo che fa della libertà uno dei suoi vessilli, il dover dipendere costantemente dalla stabilità della rete per ogni minima azione, dalla modifica di una livrea all’acquisto di un nuovo set di pneumatici, appare come una scelta limitante. Sebbene i problemi di latenza e le disconnessioni selvagge che hanno piagato i primi mesi dal lancio siano ormai un ricordo lontano, l’architettura alla base del software rimane rigida. Questo approccio influenza non solo la fruibilità immediata, ma anche la fluidità dei menu e dei caricamenti, che pur essendo stati ottimizzati, portano ancora con sé una pesantezza che mal si concilia con l’immediatezza richiesta da un prodotto moderno. La dipendenza totale dal mondo online trasforma l’esperienza in un servizio che può essere interrotto in qualsiasi momento, togliendo quel senso di proprietà privata che era così forte nei capitoli originali.

La gestione dell’economia interna è un altro aspetto che richiede una riflessione profonda. La volontà di rendere ogni acquisto un evento memorabile è lodevole, ma si traduce in un sistema di accumulo di crediti che rasenta spesso il lavoro d’ufficio. Ottenere le vetture più prestigiose richiede un numero di ore di gioco che può risultare proibitivo per chi non ha la possibilità di dedicarsi esclusivamente a questo titolo. Se da un lato questo valorizza ogni singola macchina presente nel proprio garage, dall’altro crea una barriera all’entrata che può scoraggiare chi cerca un’esperienza più varia e dinamica. La progressione lenta è una scelta di design consapevole, ma in un panorama dove l’offerta di contenuti è sterminata, il rischio è quello di annoiare il giocatore prima che possa effettivamente accedere alla parte più eccitante del parco auto. Gli aggiornamenti hanno parzialmente mitigato questa sensazione attraverso l’introduzione di bonus e sfide periodiche, ma la struttura portante rimane punitiva e poco generosa.

Il dualismo meccanico tra asfalto e fango

Il modello di guida rappresenta un passo avanti rispetto alle produzioni precedenti dello stesso studio, ma non riesce ancora a raggiungere la raffinatezza dei pesi massimi del settore. La sensazione di guidare un mezzo pesante e potente è presente, ma si avverte spesso una certa incoerenza nelle collisioni e nel modo in cui le vetture reagiscono alle asperità del terreno. La distinzione tra le diverse trazioni è marcata, ma talvolta si sfocia in comportamenti fisici imprevedibili, dove un urto minimo può innescare carambole che sembrano ignorare le leggi della dinamica. Questo aspetto è particolarmente critico nelle gare cittadine, dove il traffico e gli ostacoli ambientali richiedono una precisione millimetrica che il sistema di controllo non sempre garantisce. Negli eventi su percorsi misti, dove l’aderenza cambia repentinamente, la sfida si fa interessante ma a tratti frustrante a causa di una gestione della trazione che appare fin troppo binaria.

La personalizzazione meccanica è profonda, ma la sua interfaccia non è delle più amichevoli. Passare ore a tarare le sospensioni o a regolare i rapporti del cambio ha senso solo per i piloti più esperti, poiché il feedback restituito su strada non sempre riflette con chiarezza le modifiche apportate. Manca quella capacità comunicativa che permette all’utente medio di comprendere immediatamente l’effetto di un pezzo nuovo sulla propria guida. Questo crea un distacco tra la fase di officina e quella di gara che penalizza l’immersione. Nonostante questo, bisogna ammettere che il lavoro svolto sui suoni dei motori è di altissimo livello: ogni propulsore ha una voce distinta, un timbro che ne sottolinea la potenza e che rende l’uso delle visuali interne un vero piacere acustico, capace di trasmettere tutta l’energia sprigionata dai pistoni.

L’hotel e l’illusione sociale

Il Solar Hotel rimane il fulcro dell’esperienza sociale, ma dopo ore passate a camminare nei suoi corridoi lussuosi ci si chiede se non si tratti di un involucro bellissimo ma privo di sostanza reale. L’idea di un hub fisico dove incontrare altri giocatori è affascinante, ma le interazioni possibili sono limitate e spesso si riducono a semplici scambi di gesti predefiniti o alla consultazione di menu che si sarebbero potuti gestire più velocemente da un’interfaccia classica. La componente di vita virtuale, pur essendo stata arricchita da nuovi elementi decorativi e zone di ritrovo, non riesce a diventare quel valore aggiunto che ci si aspettava. La personalizzazione dell’avatar e degli appartamenti è curata, ma manca quel senso di utilità pratica che spingerebbe il giocatore a investire tempo in queste attività collaterali. È un lusso fine a se stesso, che appaga l’occhio ma non aggiunge profondità al gameplay automobilistico.

La guerra tra i clan Sharp e Street offre un pretesto narrativo per dividere la comunità, ma anche qui ci troviamo di fronte a una meccanica che graffia ma non affonda. Le differenze tra le due fazioni sono puramente estetiche e legate ai luoghi di ritrovo, senza che vi sia una reale differenziazione nel tipo di sfide o nello stile di guida richiesto. Scegliere un lato del conflitto è una decisione che si prende basandosi più sul gusto personale in fatto di arredamento o abbigliamento che su motivazioni legate al modo di stare in pista. Un maggiore sforzo nell’introdurre meccaniche di fazione più incisive, magari legate a potenziamenti esclusivi o a modalità di gioco dedicate, avrebbe potuto trasformare questa divisione in un pilastro fondamentale dell’esperienza multigiocatore. Allo stato attuale, rimane un contorno gradevole ma che non influenza in modo determinante il piacere della corsa.

Evoluzione tecnica e lacune residue

Dal punto di vista della resa grafica, il titolo vive di momenti di assoluto splendore alternati a incertezze evidenti. Il sistema di illuminazione durante le ore notturne è capace di regalare scorci meravigliosi, con i neon di Hong Kong che si riflettono sulla vernice lucida e sul bagnato delle strade. Tuttavia, alla luce del giorno, alcuni limiti tecnici emergono in modo prepotente: le ombre possono apparire seghettate e il dettaglio di alcuni elementi ambientali distanti non è all’altezza di una produzione di questo calibro. L’ottimizzazione è migliorata sensibilmente e il frame rate è ora molto più stabile, ma persistono fenomeni di comparsa improvvisa degli oggetti all’orizzonte che rompono l’incantesimo della guida libera. La vegetazione, pur essendo abbondante, manca di quella reattività fisica che ci si aspetterebbe da un titolo di ultima generazione, apparendo spesso come un elemento scenografico statico.

L’intelligenza artificiale ha beneficiato di diversi correttivi, diventando meno incline a manovre suicide e più competitiva. Tuttavia, il comportamento dei piloti avversari rimane spesso troppo legato a traiettorie predefinite, rendendo i sorpassi più una questione di attesa di un errore del sistema che di reale abilità tattica. Nelle gare più affollate, il caos generato dalle collisioni può ancora produrre risultati bizzarri, con auto che sembrano incollarsi tra loro o che vengono sbalzate via in modo innaturale. Questi piccoli problemi, sommati tra loro, impediscono al software di raggiungere quella fluidità di gioco che caratterizza le produzioni più rifinite, lasciando sempre un retrogusto di incompiutezza.

Il piacere della strada e la fatica del progresso

Nonostante tutti i difetti elencati, c’è un elemento che continua a esercitare un fascino indiscutibile: il piacere di mettersi al volante e percorrere chilometri senza una meta precisa. L’isola di Hong Kong, con le sue strade tortuose che si arrampicano sulle colline e i suoi rettilinei cittadini circondati da grattacieli, offre un terreno di gioco unico. La cura riposta nella differenziazione delle superfici stradali è lodevole e trasmette un feedback che, pur con le sue incertezze fisiche, riesce a coinvolgere il pilota. Il problema sorge quando questo piacere viene interrotto dalla necessità di affrontare eventi ripetitivi per poter sbloccare il pezzo successivo o la vettura dei propri sogni. È un continuo tiro alla fune tra la voglia di esplorazione libera e le catene di un sistema di progressione che sembra voler rallentare forzatamente l’avanzamento del giocatore.

I recenti aggiornamenti hanno introdotto nuove modalità e sfide a tempo, cercando di dare un senso di dinamismo a un mondo che altrimenti rischierebbe di apparire immobile. Le stagioni competitive aggiungono un motivo per tornare regolarmente sul server, ma la mancanza di una reale varietà nelle tipologie di eventi si fa sentire sul lungo periodo. La maggior parte delle sfide si riduce a corse classiche o a prove di velocità media, senza osare mai veramente con modalità più creative o fuori dagli schemi. Una maggiore integrazione di attività legate all’esplorazione, come la ricerca di segreti ambientali o la risoluzione di piccoli enigmi legati alla geografia dell’isola, avrebbe potuto valorizzare meglio la mastodontica mappa creata dal team di sviluppo.

Considerazioni sulla maturità del progetto

Analizzando il titolo nella sua interezza, è chiaro che ci troviamo di fronte a un’opera nata da una visione forte ma ostacolata da limiti produttivi e tecnici evidenti. La passione per l’automobile traspira da ogni menu e da ogni concessionario, e il desiderio di offrire un’alternativa più matura e posata ai racing game più frenetici è percepibile in ogni scelta di design. Tuttavia, la realizzazione pratica non è sempre all’altezza di questa ambizione. La rigidità dell’architettura online, la lentezza esasperante della progressione e le incertezze del modello fisico impediscono al software di competere ad armi pari con le produzioni che hanno definito il genere negli ultimi anni. È un titolo che richiede dedizione, pazienza e una buona dose di amore per il marchio per essere apprezzato appieno.

Per gli appassionati storici della serie, questo capitolo rappresenta comunque un punto di approdo importante, un modo per ritrovare atmosfere che sembravano perdute. La capacità di trasmettere il valore di un acquisto automobilistico è un elemento unico che continua a dare soddisfazione, e la bellezza di certi scorci di Hong Kong è innegabile. Eppure, per il grande pubblico, questi pregi potrebbero non essere sufficienti a coprire le lacune strutturali e la fatica necessaria per godersi i contenuti più avanzati. È un’esperienza che vive di contrasti, capace di regalare momenti di grande euforia seguiti da fasi di profonda frustrazione. La redenzione tecnica è avvenuta, ma per diventare un capolavoro manca ancora quella capacità di rendere ogni secondo passato nel mondo di gioco realmente significativo e divertente.

In conclusione, la Solar Crown brilla, ma lo fa in modo intermittente. Il lavoro di rifinitura post-lancio ha salvato il progetto da un destino molto più cupo, trasformandolo in un prodotto solido e godibile per una nicchia di fedelissimi. Rimane però il rammarico per quello che avrebbe potuto essere con un pizzico di coraggio in più nella gestione dei contenuti e con una struttura meno legata a logiche di gioco come servizio che spesso finiscono per soffocare la libertà del giocatore. Hong Kong è lì, pronta per essere esplorata, ma il viaggio per conquistarla è più faticoso di quanto dovrebbe essere, lasciando addosso la sensazione che la vera gloria automobilistica sia sempre a un chilometro di distanza, appena fuori portata.


POWER RATING:
7.5/10
“Test Drive Unlimited Solar Crown segna un ritorno di classe, offrendo una Hong Kong Island vibrante e un’atmosfera di lusso automobilistico davvero unica. Nonostante una progressione che richiede dedizione, il piacere della guida e la competizione tra i clan regalano un’esperienza racing sofisticata e profonda, capace di premiare i piloti più tenaci e appassionati.”

PRO

  • Ricostruzione di Hong Kong in scala reale maestosa, capace di regalare scorci panoramici di rara bellezza.
  • Filosofia del possesso e dell’acquisto delle auto che restituisce dignità e valore a ogni singolo veicolo.
  • Comparto audio eccezionale, con campionamenti dei motori tra i migliori del genere per fedeltà e potenza.
  • Sensibile miglioramento della stabilità tecnica e dei server rispetto al periodo di lancio.

CONTRO

  • Sistema di progressione estremamente lento e basato su un accumulo di crediti spesso frustrante.
  • Connessione permanente obbligatoria che limita la libertà e appesantisce l’esperienza di gioco.
  • Modello fisico che presenta ancora incertezze nelle collisioni e nelle reazioni alle asperità del terreno.
  • Il mondo di gioco, pur vasto, soffre di una certa mancanza di attività collaterali e di vivacità urbana.

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