Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da NACON
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 5, PC
-Sviluppatore: Eko Software
-Publisher: NACON

Lo studio francese Eko Software ci porta in un mondo dove i draghi sono decisamente presenti…e di pessimo umore!

Il panorama dei giochi di ruolo d’azione con visuale isometrica è da sempre un terreno di scontro per giganti, un genere dove la formula del massacro sistematico di mostri e della raccolta compulsiva di oggetti preziosi ha trovato la sua massima espressione. In questo contesto si inserisce Dragonkin: The Banished, l’ultima fatica di Eko Software che, dopo aver preso confidenza con il genere attraverso precedenti lavori su licenza, decide di lanciarsi in un progetto originale. Il mondo proposto è una terra ferita, dove la presenza dei draghi non ha nulla di maestoso o leggendario in senso positivo; al contrario, queste creature sono portatrici di una corruzione che infetta il terreno, muta le creature viventi e riduce l’umanità a una lotta disperata per la sopravvivenza.

L’incipit ci proietta immediatamente in un’atmosfera sporca e decadente. Non siamo eroi senza macchia, ma combattenti che hanno accettato di legarsi alla stessa essenza che cercano di combattere. La narrazione procede per piccoli passi, svelando un mondo dove ogni regione visitata porta i segni tangibili del passaggio dei grandi rettili alati. Le foreste sono rigonfie di escrescenze maligne, le caverne brillano di una luce innaturale e le rovine delle antiche città raccontano di un’epoca in cui l’uomo non era ancora una preda. Questo approccio alla costruzione dell’universo di gioco è coerente e riesce a mantenere alta la tensione, spingendo a proseguire non tanto per la trama in sé, quanto per il desiderio di vedere come la corruzione abbia deformato il prossimo bioma che andremo a calpestare.

L’ingegno della Griglia Ancestrale

Se molti esponenti di questo genere si limitano a copiare pedissequamente i sistemi di progressione più famosi, Dragonkin: The Banished cerca di scartare di lato introducendo la griglia ancestrale. Si tratta del vero elemento di rottura, un sistema che trasforma la crescita del personaggio in un vero e proprio gioco di logica spaziale. Invece di investire semplicemente dei punti in un elenco di abilità, il giocatore si trova davanti a una superficie dove incastrare diversi tipi di frammenti. Questi pezzi rappresentano le abilità attive, i potenziamenti passivi e i modificatori d’effetto. La genialità risiede nel fatto che l’efficacia di un’abilità dipende direttamente da ciò che le sta intorno all’interno della griglia.

Posizionare un frammento che aumenta il raggio d’azione vicino a una tecnica di mischia permette di colpire più nemici contemporaneamente, ma se quel medesimo frammento viene circondato da modificatori elementali, l’attacco può trasformarsi in una deflagrazione ghiacciata o in una scossa elettrica a catena. Questo obbliga a un ragionamento costante: non basta trovare un oggetto potente, bisogna capire se e come questo possa essere inserito nel puzzle che è il nostro eroe. La sperimentazione è incoraggiata e spesso ci si ritrova a passare diversi minuti nel menu di gestione per ottimizzare ogni singolo centimetro quadrato della griglia, cercando quella sinergia perfetta che possa fare la differenza contro un’orda particolarmente numerosa.

Quattro sentieri per la vittoria

Le classi a disposizione offrono stili di gioco nettamente distinti, coprendo bene gli archetipi classici ma declinandoli secondo le regole di questo mondo corrotto. Il Guerriero è una macchina da guerra inarrestabile, capace di caricare a testa bassa e di assorbire colpi che ucciderebbero istantaneamente chiunque altro. Le sue abilità nella griglia si concentrano sulla gestione della difesa e sulla capacità di infliggere danni pesanti a distanza ravvicinata. Il Barbaro, invece, punta tutto sulla velocità d’attacco e sulla gestione della furia, diventando più letale quanto più lungo è lo scontro. Giocare con il Barbaro richiede un’attenzione costante alla barra della vita, poiché si è sempre sulla linea sottile che separa il massacro glorioso dalla sconfitta rapida.

L’Arciera e l’Oracolo rappresentano le opzioni per chi preferisce non sentire l’odore del respiro del nemico. La prima è una specialista delle trappole e dei colpi di precisione, capace di tenere a bada i gruppi di mostri con frecce debilitanti e di sparire nelle ombre quando le cose si fanno troppo calde. L’Oracolo è forse la classe più spettacolare visivamente, manipolando le forze della natura per scatenare catastrofi localizzate. La gestione della griglia per queste due classi è ancora più complessa, poiché bisogna bilanciare la potenza offensiva con la necessità di mantenere sempre una via di fuga o una protezione attiva. La presenza del piccolo drago, il wyrmling, serve a colmare le lacune di ogni classe, agendo come un supporto tattico che può essere personalizzato per curare, distrarre o infliggere stati alterati, rendendo ogni build ancora più stratificata.

La rinascita di Montescail

Un altro aspetto fondamentale che differenzia questo titolo dalla massa è la gestione della città di Montescail. Invece di essere un semplice menu tra una missione e l’altra, la città è il simbolo della resistenza umana. Attraverso lo sviluppo dei distretti urbani, il giocatore può decidere quali servizi potenziare prioritariamente. Investire nel mercato sblocca l’accesso a equipaggiamento di rarità superiore, mentre potenziare la caserma o il distretto degli artigiani permette di ottenere bonus permanenti che influenzano le statistiche di base di tutti i personaggi creati. Questo crea un senso di progressione collettiva: anche se si decide di iniziare una nuova partita con una classe diversa, i miglioramenti apportati a Montescail rimangono, facilitando i primi passi del nuovo eroe.

L’interazione con gli abitanti della città fornisce inoltre ulteriori missioni secondarie che, pur non essendo particolarmente complesse nella struttura, servono a dare spessore al mondo di gioco. Si percepisce la fatica della ricostruzione e ogni edificio che torna a splendere rappresenta una piccola vittoria contro l’avanzata delle tenebre draconiche. Questo legame tra l’azione sul campo e la gestione manageriale dell’hub centrale funziona bene, spezzando il ritmo frenetico dei combattimenti con fasi di riflessione e pianificazione dello sviluppo cittadino che risultano sempre gratificanti.

Combattimento e ferocia ambientale

Il feeling del combattimento è pesante, materico, molto lontano dalla leggerezza di alcuni titoli della concorrenza. Ogni colpo sferrato ha un impatto visivo e sonoro che comunica potenza. I nemici non sono semplici bersagli statici; le creature corrotte dal sangue di drago mostrano comportamenti aggressivi e tendono ad accerchiare il giocatore, costringendolo a muoversi continuamente. La gestione della posizione è vitale: trovarsi spalle al muro contro un branco di mutanti significa quasi certamente la morte. La varietà dei mostri è soddisfacente, con design che spaziano da esseri umanoidi deformi a enormi bestie che sembrano composte da scarti organici e scaglie dure come l’acciaio.

Le battaglie con i boss rappresentano i momenti di massima tensione. Queste creature imponenti occupano spesso gran parte dello schermo e possiedono pattern d’attacco che evolvono durante lo scontro. Non basta avere una build potente; bisogna imparare a leggere i segnali, capire quando è il momento di colpire e quando è necessario ritirarsi per curarsi. La difficoltà è tarata verso l’alto, ma non risulta mai ingiusta. Quando si cade in battaglia, la causa è quasi sempre un errore di posizionamento o una valutazione errata dei tempi di ricarica delle abilità. Questo spinge a riprovare immediatamente, con la consapevolezza che con una strategia leggermente diversa la vittoria è a portata di mano.

Analisi tecnica e design dei livelli

Dal punto di vista visivo, Dragonkin: The Banished opta per uno stile che privilegia la coerenza artistica rispetto alla potenza bruta. Le texture e i modelli dei personaggi sono dettagliati quanto basta per risultare credibili nella visuale dall’alto, ma è l’uso delle luci e dei colori a fare la differenza. I contrasti tra il bagliore delle abilità magiche e l’oscurità opprimente delle ambientazioni creano un colpo d’occhio notevole. Le mappe, pur essendo tendenzialmente lineari nella loro struttura principale, presentano numerose deviazioni che conducono a scontri opzionali o a forzieri nascosti. L’esplorazione è quindi un’attività remunerativa, essenziale per recuperare quei frammenti rari necessari a completare le combinazioni più potenti nella griglia ancestrale.

Il sonoro accompagna degnamente l’azione, con musiche che sanno essere epiche durante gli scontri più importanti e cupe durante le fasi di attraversamento delle terre desolate. Gli effetti sonori meritano una lode per la loro capacità di rendere ogni impatto soddisfacente: il suono del metallo che incide la carne corretta o il fragore di un incantesimo elementale contribuiscono in modo determinante all’immersione nel mondo di gioco. Il codice di gioco si è dimostrato stabile, con caricamenti rapidi e una fluidità che non accenna a diminuire anche quando lo schermo è invaso da decine di nemici ed effetti particellari contemporaneamente.

Cooperazione e longevità

La modalità cooperativa è, senza ombra di dubbio, il fiore all’occhiello della produzione. Affrontare la piaga draconica insieme ad altri giocatori permette di scatenare sinergie che in solitaria sono solo immaginabili. Il bilanciamento degli scontri si adatta al numero di partecipanti, mantenendo il livello di sfida sempre stimolante. Vedere un Guerriero che tiene la linea mentre l’Oracolo prepara un incantesimo devastante e l’Arciera elimina i bersagli prioritari è un’esperienza che esalta la natura tattica del titolo. Il sistema di loot è individuale, quindi non c’è competizione per la raccolta degli oggetti, il che favorisce un clima di collaborazione sana all’interno del gruppo.

In termini di durata, la campagna principale offre diverse decine di ore di gioco, ma è l’endgame a costituire il vero piatto forte per gli appassionati. Le cacce ai draghi maggiori, le sfide a tempo e la ricerca dei frammenti perfetti per la griglia garantiscono una longevità elevata. La voglia di provare ogni classe e di vedere come queste reagiscono ai diversi potenziamenti sbloccabili a Montescail è uno stimolo costante a tornare nel mondo di Dragonkin. Si tratta di un titolo che non vuole rivoluzionare il mondo dei giochi di ruolo d’azione, ma che riesce a rinfrescare una formula consolidata con idee intelligenti e una realizzazione solida.

Conclusioni sulla sfida di Eko Software

In definitiva, Dragonkin: The Banished è un’opera che dimostra come si possa ancora dire qualcosa di nuovo in un genere così affollato. La griglia ancestrale non è solo un orpello, ma un cambio di paradigma nel modo in cui pensiamo alla personalizzazione dell’eroe. La gestione della città aggiunge uno strato di profondità che lega le missioni tra loro, dando uno scopo che va oltre il semplice accumulo di tesori. Nonostante qualche spigolosità nell’interfaccia e una narrazione che avrebbe potuto osare di più in termini di caratterizzazione dei comprimari, ci troviamo di fronte a un prodotto di grande valore.

Eko Software ha saputo capitalizzare le proprie esperienze passate per creare un universo affascinante e brutale, capace di rapire il giocatore grazie a un loop di gioco collaudato ma arricchito da intuizioni fresche. Chi cerca un’esperienza impegnativa, tattica e visivamente coerente troverà in questo titolo pane per i suoi denti, specialmente se affrontato in compagnia di amici pronti a dividere il peso del sangue di drago.

POWER RATING: 8.2/10
“Un titolo che unisce la solidità del genere hack ‘n’ slash a un sistema di personalizzazione innovativo e stratificato. La griglia ancestrale e lo sviluppo di Montescail rendono ogni ora di gioco significativa e soddisfacente.”

PRO:

  • Sistema della griglia ancestrale profondo, originale e stimolante.
  • Sviluppo della città di Montescail integrato perfettamente nella progressione.
  • Classi ben differenziate che offrono stili di gioco nettamente distinti.
  • Esperienza cooperativa eccellente e ben bilanciata.
  • Atmosfera fantasy oscura molto curata e coerente.

CONTRO:

  • Narrazione un po’ troppo sullo sfondo e poco incisiva.
  • Alcuni elementi dell’interfaccia utente risultano macchinosi.
  • Level design che in alcuni tratti pecca di eccessiva linearità.
  • Picchi di difficoltà che potrebbero scoraggiare i giocatori meno pazienti.

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