Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Dotemu
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 5, Nintendo Switch 2, PC (Steam)
-Sviluppatore: Auroch Digital
-Publisher: Dotemu
“E voi, siete pronti a fare la vostra parte?”
L’odore acre della polvere da sparo bruciata, le urla di dolore e le grida esaltate dei soldati e il rumore assordante di mille mandibole che scattano all’unisono sono il biglietto da visita di Starship Troopers Ultimate Bug War. L’arrivo di questa incarnazione sulle console domestiche rappresenta un trionfo inaspettato, un vero e proprio gioiello per tutti gli amanti dell’azione più cruda, violenta e viscerale. Dimenticatevi le coperture dinamiche, le ricariche tattiche, i tutorial invadenti o le lunghe passeggiate riflessive in compagnia di un plotone controllato dal computer. Qui si scende in campo rigorosamente da soli, con il dito incollato al grilletto e la consapevolezza che ogni singola frazione di secondo passata a esitare si pagherà inevitabilmente con un brutale smembramento.

Il team di sviluppo ha scelto di abbracciare senza remore la via del boomer shooter, una decisione che si rivela la mossa vincente per tradurre in forma interattiva la disperazione e l’adrenalina di un conflitto galattico senza quartiere. Il nucleo pulsante di questa produzione è un gunplay che non fa prigionieri e che non scende ad alcun compromesso con le derive moderne del mercato. La velocità di movimento del nostro alter ego sul campo di battaglia è vertiginosa, un requisito assolutamente indispensabile per poter sopravvivere alle maree di aracnidi giganti che invadono lo schermo con una ferocia inaudita. Il sistema di controllo, splendidamente ottimizzato per l’utilizzo tramite i pad delle console attuali, restituisce una sensazione di agilità assoluta e chirurgica. Muoversi in cerchio attorno alle ondate nemiche, sfruttando la tecnica del circle strafing per evitare gli affondi letali delle creature, diventa rapidamente una seconda natura.
L’impatto dei colpi è reso con una fisicità esaltante che premia la precisione: i corpi dei nemici esplodono in piogge di fluidi fluorescenti e frammenti di carapace, restituendo una gratificazione istantanea che spinge a cercare scontri sempre più caotici. La salute non si rigenera magicamente nascondendosi dietro un masso sporgente; per curarsi bisogna esplorare, raccogliere i kit medici sparsi per la mappa e, soprattutto, evitare di farsi colpire. Questa impostazione rigidamente classica costringe a mantenere un livello di attenzione spasmodico, trasformando ogni livello in una prova di sopravvivenza in cui l’aggressività totale è l’unica forma di difesa realmente efficace. Quando l’azione raggiunge il suo culmine, ci si ritrova in uno stato di trance agonistica che pochissimi altri sparatutto odierni riescono a eguagliare.
Labirinti alieni e fascino visivo retro
Sul fronte prettamente visivo, il titolo compie una scelta stilistica netta e meravigliosamente anacronistica. L’utilizzo di una grafica a basso numero di poligoni, unita a sprite bidimensionali che si ergono minacciosi all’interno di ambienti tridimensionali dal sapore antico, non rappresenta assolutamente un limite dovuto a ipotetiche mancanze di budget, bensì una precisa e orgogliosa dichiarazione di intenti. Questa veste estetica dal sapore squisitamente retro permette al motore grafico di scatenare un vero e proprio inferno a schermo senza mai, e sottolineiamo mai, prestare il fianco a cali di frame rate.

La fluidità dell’azione rimane granitica anche nei momenti di caos più totale, quando decine di esplosioni illuminano a giorno caverne buie stipate di centinaia di insetti famelici. Le texture, volutamente sgranate e ruvide, si sposano con una palette cromatica che alterna il grigio freddo e asettico delle installazioni militari della Federazione ai colori acidi, vibranti e organici degli alveari alieni. Questo contrasto cromatico crea un’atmosfera opprimente ma sempre leggibile. Ogni schizzo di sangue verde che va a imbrattare i muri metallici polverosi è un trofeo di caccia da esibire con malcelato orgoglio.
Il level design asseconda questa visione nostalgica proponendo strutture complesse e labirintiche. I moderni indicatori luminosi che prendono per mano l’utente indicandogli costantemente la via sono stati del tutto banditi; qui ci si deve orientare tra corridoi tortuosi e bui, cercando passaggi segreti, premendo interruttori nascosti e recuperando le classiche chiavi magnetiche colorate indispensabili per sbloccare l’accesso alle aree di massima sicurezza. Se da un lato questo approccio senza compromessi può generare qualche momento di fisiologico smarrimento, dall’altro lato premia immensamente il senso di scoperta, spingendo a un’esplorazione meticolosa di ogni singolo anfratto per scovare armi segrete e riserve extra di armatura.
Arsenale pesante e orchestrazione del caos
Per fronteggiare una minaccia biologica di proporzioni planetarie, viene messo a nostra disposizione un armamentario che, pur ricalcando fedelmente i grandi classici del passato, risulta estremamente vario e devastante da utilizzare. Il fucile d’assalto standard si conferma uno strumento incredibilmente versatile, perfetto per falciare la fanteria leggera insettoide a media distanza, ma è quando si passa all’artiglieria pesante che il gioco mostra i suoi muscoli d’acciaio.

Il fucile a pompa, vero e proprio elemento sacro di ogni sparatutto vecchia scuola che si rispetti, qui vanta un rinculo visivo e un impatto sonoro semplicemente brutali. È capace di spazzare via i guerrieri corazzati più massicci con un paio di colpi ben assestati a distanza ravvicinata, trasformandoli in una poltiglia irriconoscibile. A completare la dotazione troviamo lanciarazzi ottimi per sfoltire i gruppi di nemici più densi e armi a energia capaci di sciogliere le difese nemiche in una frazione di secondo. Gestire le munizioni, che tendono fisiologicamente a scarseggiare nei momenti più concitati e inopportuni, costringe a ruotare continuamente l’arsenale, impedendo di fossilizzarsi comodamente su una singola bocca da fuoco. Ogni arma ha il suo momento esatto di utilità e il suo bersaglio ideale; imparare a decifrare la composizione dell’ondata nemica in tempo reale per selezionare lo strumento di morte più adatto è una delle chiavi fondamentali per garantirsi la vittoria.
Il comparto sonoro supporta questa carneficina in modo eccellente. Il rombo sordo dei passi delle creature giganti e gli stridori acuti degli insetti volanti fungono da radar acustico perfetto, mentre la colonna sonora pompa adrenalina mescolando pesanti sintetizzatori industriali a ruvidi riff di chitarra elettrica, scandendo il ritmo di una danza mortale da cui è impossibile staccarsi.

Satira televisiva e il trionfo dell’azione in solitaria
Un plauso assoluto e scrosciante va riservato alla gestione del contesto e al tono generale dell’intera opera. Tra un bagno di sangue interattivo e l’altro, il gioco delizia lo spettatore con fantastiche sequenze in full motion video, interpretate da attori in carne ed ossa (tra cui Casper Van Dien nei panni di Juan “Johnny” Rico! NdPierre) esattamente come accadeva nel decennio d’oro del gaming su formato ottico: qualcuno si ricorda Disruptor su PSX? O ancora i primi Command & Conquer? Questi finti notiziari televisivi e gli spot di reclutamento militare sono un colpo di genio assoluto che eleva la produzione su vette altissime.

Le scene riprendono alla perfezione la satira feroce, il militarismo grottesco e l’ironia tagliente che hanno reso immortale la pellicola cinematografica di riferimento. Le interpretazioni degli attori, volutamente rigide, esagerate e caricaturali, unite a una propaganda fascistoide e martellante, creano un contrasto perfetto con la brutalità ignorante dell’azione giocata. Sorridere di fronte agli slogan nazionalistici che esaltano la cittadinanza, mentre ci si prepara a essere mandati al macello su un pianeta ostile, è un’esperienza che nessun altro videogioco recente riesce a offrire con tale sfacciata efficacia.
E arriviamo infine al punto cruciale che potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma che in realtà è il suo più grande pregio: l’assenza totale di un comparto multiplayer. In un’industria odierna letteralmente ossessionata dai live-service, dalle modalità cooperative inserite a forza e dai pass stagionali, la scelta di concentrarsi in via del tutto esclusiva su un’esperienza per giocatore singolo è una salvifica boccata d’ossigeno. A chi importa di non poter sfidare i propri amici online? Non c’è alcun bisogno di condividere lo schermo con altri giocatori per godere appieno di questo capolavoro di brutalità.

La campagna in singolo è dannatamente focalizzata, lunga, ricca di segreti e soprattutto priva di quei tempi morti o di quei compromessi annacquati spesso legati al bilanciamento per più utenti. È un’avventura cucita su misura per chi vuole perdersi in totale solitaria nell’inferno della guerra galattica, affrontando i propri incubi armato solamente di riflessi d’acciaio e di un fucile carico. Starship Troopers Ultimate Bug War è una scheggia impazzita scagliata a folle velocità contro il panorama videoludico. Rifiuta la modernità per abbracciare un passato glorioso, confezionando un’opera che diverte e assuefà. Preparatevi a fare la vostra parte per la Federazione, perché sterminare insetti non è mai stato così favolosamente divertente.
POWER RATING: 9.3/10
“Un trionfo assoluto di pura violenza retro e satira tagliente. Uno sparatutto in prima persona feroce, velocissimo e splendidamente ottimizzato, capace di rapire chiunque cerchi un’esperienza in singolo senza alcun compromesso.”
PRO
- Azione frenetica e violentissima che premia costantemente l’aggressività del giocatore.
- L’uso delle scene interpretate da veri attori restituisce in modo perfetto la satira originale.
- Ottimizzazione eccezionale che garantisce una fluidità perfetta anche nel caos più totale.
- Il level design labirintico invoglia all’esplorazione e alla ricerca di preziose aree segrete.
CONTRO
- I meno avvezzi al level design della vecchia scuola potrebbero disorientarsi facilmente.
- Una o due armi aggiuntive per variare ulteriormente l’arsenale sarebbero state gradite.
- Alcune texture ambientali si ripetono un po’ troppo spesso nelle fasi centrali della campagna.




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