Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Games Incubator
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: Games Incubator
-Publisher: Games Incubator / PlayWay S.A.
Un nuovo giorno, un nuovo “simulator” di qualcosa. Stavolta, per la legge dei grandi numeri, tocca ad uno zoo!
Il mercato dei videogiochi sembra ormai entrato in un loop infinito dove ogni singola attività umana, dalla più nobile alla più degradante, deve necessariamente ricevere un adattamento digitale con l’etichetta “simulator” appiccicata sopra. Ormai la misura è colma e l’entusiasmo dei giocatori è ai minimi storici di fronte a una produzione seriale che sputa fuori titoli a ritmi industriali, spesso privi di una vera anima. Per la pura legge dei grandi numeri, in questo marasma di polvere e clic, è arrivato il turno di Zoo Simulator. Sviluppato da Games Incubator e portato su console da PlayWay S.A., il gioco tenta di convincerci che rimettere in piedi un parco zoologico sia l’esperienza definitiva. Sulle pagine di powerwave83, tuttavia, analizzeremo se questo ennesimo capitolo della saga dei simulatori sia davvero necessario o se rappresenti solo l’ennesima operazione di riciclo meccanico.

La prima grande sorpresa che accoglie il giocatore è la scelta della prospettiva. Abbandonando la classica telecamera a volo d’uccello tipica del genere, il titolo opta per una visuale in prima persona. Questa decisione ci cala letteralmente nei panni del custode e direttore: armati di pazienza e attrezzi del mestiere, ci troviamo a percorrere viali infestati dai rovi, a riparare recinzioni divelte e a cancellare anni di incuria. Usare l’idropulitrice per scrostare il fango o saldare le sbarre arrugginite restituisce un appagamento tangibile, trasformando l’astratto click di un mouse in un lavoro che sulla carta dovrebbe trasudare soddisfazione pratica.
Purtroppo, l’entusiasmo per questa fisicità si scontra presto con il muro della noia. Il problema principale di questa fase di recupero è la totale mancanza di stimoli a lungo termine. Ripulire il primo habitat è divertente, farlo per il decimo diventa una mansione meccanica e priva di varianti. La routine si insidia rapidamente, trasformando quello che doveva essere un restauro esaltante in una serie di compiti ciclici fin troppo prevedibili e stucchevoli.

Terminato il grosso del lavoro sporco, l’esperienza si apre alla strategia gestionale. Comprare nuove specie, organizzare gli stimoli ambientali e ampliare le zone visitabili diventano le priorità assolute. Attrarre pubblico significa incassare denaro fresco, necessario per espandersi ulteriormente. Il sistema di costruzione a moduli offre un buon grado di personalizzazione, permettendo di dare forma al parco in base al proprio gusto. Tuttavia, le meccaniche di posizionamento mostrano il fianco a qualche imperfezione. Spesso gli oggetti non si incastrano come dovrebbero e, nonostante lo sforzo per adattare i comandi, l’uso del controller per le operazioni di precisione risulta ancora un po’ macchinoso negli spazi ristretti.
Il vero punto debole della produzione emerge però osservando i suoi protagonisti assoluti: la fauna. La cura delle bestie si limita al mantenimento di parametri basilari e freddi. Non c’è reale profondità nel loro comportamento, le routine di animazione sono elementari e non restituiscono mai l’illusione di trovarsi di fronte a creature vere. Manca totalmente quel legame empatico che altre produzioni riescono a instaurare. Lo stesso difetto affligge i clienti del parco, che si limitano a passeggiare su binari invisibili, consumare pasti e generare feedback asettici, ignorando completamente gli stimoli esterni.

Sul fronte tecnico, l’approdo su console di attuale generazione porta in dote caricamenti veloci e una fluidità di tutto rispetto. Gli sviluppatori hanno lavorato per rendere l’interfaccia fruibile con i grilletti e gli analogici, ma l’impostazione generale dei menu tradisce ancora una forte derivazione originale, risultando spesso inutilmente affollata e complessa da leggere comodamente su uno schermo televisivo. In un periodo storico in cui il mercato propone varianti impazzite o fortemente incentrate sulla cooperazione, questa produzione sceglie la via del tradizionalismo più rigoroso. Offre un passatempo solitario e senza scossoni, che però esaurisce le sue cartucce molto prima del previsto a causa di un’infrastruttura superficiale.
POWER RATING: 5.5/10




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