Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Crystal Dynamics
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X, PlayStation 5, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PC (Steam, EGS)
-Sviluppatore: Bit Bot Media
-Publisher: Crystal Dynamics
Ci sono voluti 23 anni per avere un capitolo nuovo di zecca della meravigliosa saga di Legacy of Kain. Sarà valsa la pena aspettare così tanto?
Il ritorno di un marchio storico dopo oltre due decenni di silenzio rappresenta sempre un evento di portata sismica per il panorama videoludico. Legacy of Kain: Ascendance si inserisce in un contesto di rinnovato interesse per le vicende di Nosgoth, alimentato recentemente dalle operazioni di restauro dedicate ai capitoli classici della saga (che potete leggere cliccando QUI e QUI. NdPierre). Tuttavia, invece di puntare sulla magnificenza tridimensionale che ha caratterizzato le ere passate, questa nuova produzione sceglie una via radicalmente differente, trasformandosi in un action-platformer bidimensionale che guarda direttamente all’estetica e alla rigidità meccanica delle console a otto bit. Si tratta di una scommessa rischiosa, che cerca di colmare i vuoti narrativi della serie ponendosi come un prequel diretto di Soul Reaver, pur intrecciandosi inevitabilmente con le linee temporali dei capitoli successivi a causa della natura stessa dell’universo creato da Amy Hennig.

La trama si focalizza su una figura rimasta finora ai margini della cronologia principale, pur essendo apparsa in opere derivate come romanzi grafici: Elaleth. La sorella di Raziel assume qui il ruolo di protagonista, spinta da un bruciante desiderio di vendetta proprio contro il fratello. Il conflitto nasce da un evento tragico legato alla trasformazione dei luogotenenti Sarafan in vampiri, un momento cruciale che definisce il destino dei personaggi coinvolti. La narrazione si dipana attraverso i soliti intrighi orditi da Moebius il Tessitore del Tempo, il quale utilizza Elaleth come pedina, scagliandola attraverso diverse epoche per servire i propri fini oscuri. L’opera tenta di gettare nuova luce sulle origini delle ali di Raziel e sul processo di resurrezione orchestrato da Kain, cercando di dare un senso compiuto a dettagli rimasti in sospeso per anni. Nonostante queste premesse affascinanti, la scrittura fatica a mantenere la profondità filosofica che ha reso celebre la saga, scivolando spesso in dialoghi funzionali ma privi di quel mordente shakespeariano che ci si aspetterebbe da un titolo legato a questo nome.
Dal punto di vista puramente ludico, la scelta di adottare uno stile NES si riflette in ogni fibra dell’esperienza. Il gameplay si basa su una struttura a scorrimento laterale dove il combattimento e le sezioni di salto rappresentano il cuore pulsante dell’avventura. Il giocatore si trova a controllare tre diversi protagonisti, ognuno dotato di peculiarità che dovrebbero, in teoria, diversificare l’approccio ai livelli. Elaleth e Raziel condividono la capacità di planare e battere le ali, un’abilità che permette di superare ampi baratri o di raggiungere piattaforme sopraelevate, a patto di gestire correttamente la barra del mana. Kain, al contrario, è ancorato al terreno ma compensa la mancanza di mobilità con una resistenza fisica superiore e una potenza d’attacco devastante. Esiste inoltre una sezione specifica in cui si vestono i panni di Raziel ancora umano, privo di poteri soprannaturali ma equipaggiato con bombe incendiarie, sezione che si rivela essere la più complessa dell’intero pacchetto a causa della scarsità di oggetti curativi.

Il sistema di combattimento poggia su basi estremamente semplici, arricchite da una meccanica di parata (o parry, come abbiamo imparato a conoscerla giocando a Dark Souls. NdPierre) che richiede un tempismo millimetrico. Riuscire a deviare un colpo nemico permette di eseguire un contrattacco letale, ma la finestra di attivazione è talmente ridotta da risultare spesso frustrante. Fortunatamente, l’intelligenza artificiale dei nemici non brilla per acume tattico. Molti avversari tendono a muoversi in modo erratico, finendo spesso per cadere autonomamente in acqua o nei precipizi, morendo all’istante senza che il giocatore debba sferrare un singolo colpo. Questo comportamento, unito alla possibilità di sfruttare le animazioni di nutrizione per ottenere frame di invulnerabilità, rende gli scontri meno epici di quanto la narrazione vorrebbe suggerire. Anche i boss, che dovrebbero rappresentare il culmine della sfida, possono essere superati agevolmente individuando piccoli difetti nelle hitbox o ripetendo attacchi in picchiata che bloccano l’avversario in un ciclo infinito di danni.
Il design dei livelli rappresenta purtroppo uno dei punti più critici della produzione. Le ambientazioni si limitano per la maggior parte a caverne, zone montuose e scogliere rocciose piuttosto spoglie, dove la navigazione è ostacolata da una scarsa visibilità delle piattaforme successive. Non è raro trovarsi di fronte a quelli che vengono chiamati in gergo “balzi della fede”, dove l’unica opzione è lasciarsi cadere nel vuoto sperando di atterrare su una superficie solida anziché morire istantaneamente. L’esplorazione è incentivata dalla presenza di segreti celati dietro pareti distruttibili, segnalati da piccole scintille luminose. Questi nascondigli contengono potenziamenti per la salute e il mana, oltre a pergamene che approfondiscono la mitologia del mondo di gioco e manufatti dai bonus passivi. Tuttavia, la descrizione di questi ultimi è talmente vaga da rendere difficile comprendere l’effettivo beneficio apportato alle statistiche dei personaggi.

Sotto il profilo estetico, il titolo mostra una dualità evidente. Se da un lato i ritratti dei personaggi durante i dialoghi sono realizzati con una cura sopraffina e uno stile artistico degno dei migliori capitoli della serie, la grafica di gioco vera e propria risulta povera e poco ispirata. La pixel art manca di quel dettaglio che ha reso celebri molti titoli moderni che scelgono lo stile retrò, offrendo scenari monotoni che solo raramente si concedono qualche variazione cromatica degna di nota. Anche le sequenze animate non convincono appieno, oscillando tra un tentativo maldestro di ricreare le scene storiche di Soul Reaver e filmati in computer grafica che sembrano provenire direttamente dalla metà degli anni novanta, non per scelta stilistica ma per limiti produttivi.
Il vero fiore all’occhiello di questa produzione risiede nel comparto sonoro. La decisione di richiamare il cast originale per doppiare i protagonisti è stata vincente, restituendo ai fan quelle voci iconiche che hanno dato vita a Kain e Raziel. La recitazione resta di alto livello, nonostante debba fare i conti con una sceneggiatura non sempre all’altezza del passato. A questo si aggiunge una colonna sonora strepitosa, che fonde sonorità sinfoniche con elementi heavy metal in modo magistrale. Ogni traccia accompagna l’azione con energia, culminando in una rielaborazione metal del tema principale della saga che riesce a trasmettere un senso di potenza e nostalgia davvero efficace.

In definitiva, l’esperienza offerta da questo nuovo capitolo è quella di un prodotto che tenta con coraggio di riportare in vita un universo complesso attraverso un genere forse troppo limitante per le sue ambizioni. La brevità dell’avventura e la ripetitività di alcune situazioni la rendono un’opera destinata principalmente a chi ha seguito ogni singola sfumatura della serie, inclusi i prodotti cartacei. Le risposte fornite ai vecchi interrogativi sono interessanti, ma le nuove domande sollevate rischiano di rimanere sospese nel vuoto se questo esperimento non troverà un seguito più strutturato. Resta il piacere di aver respirato nuovamente l’aria decadente di Nosgoth, pur con la consapevolezza che il mito avrebbe meritato un ritorno tecnicamente più solido e meno ancorato a limiti strutturali che oggi appaiono anacronistici.
POWER RATING: 6.0/10
“Un ritorno attesissimo ma minato da qualche difetto che si affida alla potenza del franchise, del doppiaggio e di una colonna sonora eccellente. Il gameplay in stile NES e un design dei livelli poco rifinito ne limitano fortemente l’impatto complessivo.”
PRO
- Doppiaggio originale che restituisce carisma ai personaggi storici.
- Colonna sonora heavy metal memorabile e galvanizzante.
- I ritratti dei personaggi sono di altissima qualità artistica.
- Approfondimenti narrativi che collegano i vari capitoli della saga.
CONTRO
- Intelligenza artificiale dei nemici decisamente deficitaria.
- Level design che soffre di scarsa visibilità e salti frustranti.
- Grafica di gioco poco ispirata e priva di dettagli.
- Sistema di combattimento e hitbox che si prestano a facili exploit.




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