Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da SelectaPlay
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: Baby Robot Games
-Publisher: SelectaPlay

Da Baby Robot Games e SelectaPlay un affascinante stealth game in cui avremo la possibilità di scivolare letteralmente dentro alle ombre!

Il panorama dei titoli indipendenti continua a dimostrarsi il terreno più fertile per la sperimentazione di meccaniche di gioco che i grandi colossi spesso esitano a toccare. Ereban: Shadow Legacy si presenta esattamente in questa veste, proponendosi come un’opera che non vuole solo ricalcare i sentieri battuti dai giganti dello stealth, ma intende ridefinire il rapporto tra il protagonista e l’ambiente circostante. Al centro dell’esperienza troviamo Ayana, l’ultima esponente di una stirpe ormai leggendaria, i cui poteri legati all’oscurità non sono semplici accessori, ma il fulcro di un sistema di movimento dinamico e verticale. Il titolo sviluppato da Baby Robot Games cerca di rispondere a una domanda fondamentale: come rendere di nuovo eccitante l’infiltrazione in un mondo videoludico ormai saturo di eroi onnipotenti?

La risposta risiede nella capacità della protagonista di fondersi letteralmente con le ombre. Questa non è una semplice modalità invisibilità, ma una trasformazione fisica che permette di scivolare sulle pareti, attraversare ostacoli e muoversi a una velocità sorprendente all’interno di zone non illuminate. Il mondo di gioco diventa quindi una gigantesca scacchiera dove la luce non è solo un elemento estetico, ma un ostacolo fisico da aggirare o manipolare. La struttura dei livelli favorisce costantemente questo approccio, spingendo chi gioca a guardare verso l’alto, cercando tubature, cornicioni o semplici sporgenze che proiettino quel brandello di oscurità necessario per superare una pattuglia nemica senza essere visti.

Una lotta per la verità contro la Helios

La vicenda si dipana attraverso le indagini di Ayana sulla Helios, una multinazionale dell’energia che ha preso il controllo di gran parte delle risorse mondiali. La trama esplora il conflitto classico tra progresso tecnologico spietato e la conservazione di un’eredità culturale antica, quella degli Ereban. Sebbene la storia non cerchi di stravolgere i canoni del genere fantascientifico, riesce a mantenere l’interesse grazie a un ritmo costante e alla scoperta progressiva di frammenti di civiltà passata che aiutano a comprendere meglio il destino della stirpe della protagonista. Il mondo di gioco è intriso di una malinconia palpabile, evidente nelle rovine che contrastano con le fredde installazioni industriali della Helios, creando un contrasto visivo che riflette il dilemma morale al centro dell’avventura.

Nonostante la narrazione sia funzionale, il gioco evita saggiamente di perdersi in eccessive spiegazioni, preferendo lasciare che sia l’ambiente a parlare. I dialoghi e i documenti che si trovano esplorando le aree offrono spunti interessanti sulla caduta degli Ereban e sulle reali intenzioni della megacorporazione, senza però appesantire il flusso dell’azione. La forza del gioco risiede nella sua immediatezza e nella capacità di far sentire il giocatore costantemente sul filo del rasoio, consapevole che un solo errore di posizionamento sotto una fonte di luce potrebbe scatenare l’allerta generale.

Meccaniche di infiltrazione e tattica

Il sistema di gioco si regge su un equilibrio delicato tra gestione delle risorse e rapidità di esecuzione. Lo shadow merge consuma un’apposita barra che si ricarica solo quando si torna in una forma solida. Questo meccanismo impedisce di abusare del potere, obbligando a pianificare ogni spostamento con cura chirurgica. Il passaggio tra la forma umana e quella d’ombra è fluido e intuitivo, permettendo manovre spettacolari che ricordano quasi un titolo di piattaforme per la precisione richiesta. Non si tratta solo di nascondersi, ma di utilizzare l’ambiente come un’arma di spostamento rapido.

Per quanto riguarda l’approccio ai nemici, il gioco offre una discreta libertà. È possibile completare le missioni senza versare una sola goccia di sangue, sfruttando al massimo le capacità evasive e i vari gadget tecnologici che si possono sbloccare nel tempo. Dalle mine stordenti ai dispositivi di occultamento temporaneo, ogni strumento è pensato per potenziare lo stile di gioco scelto dall’utente. D’altra parte, chi preferisce un approccio più letale troverà soddisfazione nelle eliminazioni silenziose, anche se Ayana resta un personaggio fragile che non può permettersi uno scontro aperto contro i soldati robotici della Helios. Questa vulnerabilità mantiene alta la tensione per tutta la durata della campagna, ricordando costantemente che la discrezione è l’arma più potente a disposizione.

Estetica e prestazioni tecniche su console

Dal punto di vista visivo, Ereban: Shadow Legacy opta per uno stile stilizzato che maschera bene i limiti di una produzione indipendente, puntando su colori vibranti e un design dei personaggi molto caratterizzato. La gestione delle luci e delle ombre è, per ovvie ragioni, il comparto tecnico più curato. Le superfici riflettenti, i fasci di luce volumetrica e le zone d’ombra profonda non sono solo belli da vedere, ma sono leggibili e funzionali al gameplay. Sapere esattamente dove finisce una zona sicura e dove inizia il pericolo è fondamentale, e il lavoro svolto dal team di sviluppo in questo senso è encomiabile.

Su console, il titolo si comporta in modo onesto, mantenendo una fluidità generale soddisfacente. Si avverte qualche incertezza nel frame rate solo nelle aree più ampie e ricche di effetti particellari, ma nulla che possa rovinare l’esperienza di infiltrazione. Il caricamento dei livelli è rapido e i checkpoint sono posizionati con intelligenza, riducendo al minimo la frustrazione dopo un eventuale fallimento. Anche il comparto sonoro fa la sua parte, con una colonna sonora ambientale che sottolinea i momenti di tensione e un sound design che aiuta a percepire la posizione dei nemici anche quando non sono direttamente visibili sullo schermo.

Considerazioni sulla longevità e la progressione

La durata del gioco si attesta su livelli più che dignitosi per un titolo di questo tipo, offrendo anche una certa rigiocabilità per chi desidera completare ogni livello con il massimo del punteggio o trovando tutti i collezionabili nascosti. Lo skill tree permette di potenziare le abilità di Ayana in base alle proprie preferenze, rendendo i gadget più efficaci o migliorando la gestione dell’energia per lo shadow merge. Questa progressione è ben bilanciata e permette di percepire chiaramente la crescita della protagonista man mano che ci si avvicina alle fasi finali dell’avventura.

In definitiva, il gioco riesce a proporre una variazione sul tema stealth che risulta fresca e divertente. Sebbene non manchino alcuni difetti, come un’intelligenza artificiale a tratti troppo prevedibile o una trama che non osa mai davvero andare oltre i cliché consolidati, l’esperienza complessiva è solida e appagante. La capacità di muoversi tra le ombre con tale naturalezza regala momenti di pura esaltazione tattica che valgono da soli il prezzo del biglietto, confermando la bontà del progetto firmato da Baby Robot Games.


POWER RATING: 7.0/10
“Ereban: Shadow Legacy è uno stealth game rinfrescante che punta tutto su una meccanica di movimento fluida e originale. Nonostante qualche incertezza nell’intelligenza artificiale e una trama convenzionale, il viaggio di Ayana tra le ombre regala ottimi momenti di infiltrazione tattica.”

PRO

  • Meccanica dello shadow merge estremamente soddisfacente e dinamica
  • Level design che valorizza la verticalità e la libertà d’approccio
  • Stile artistico curato e gestione dell’illuminazione impeccabile
  • Ottimo bilanciamento tra gadget e abilità della protagonista

CONTRO

  • Intelligenza artificiale dei nemici a tratti troppo basilare
  • Trama priva di guizzi originali o colpi di scena memorabili
  • Qualche calo di frame rate nelle situazioni più concitate

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