Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da PLAION
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC (Steam)
-Sviluppatore: Capcom
-Publisher: Capcom
Capcom continua la sua serie di vittorie con PRAGMATA, uno dei titoli migliori e più interessanti di questo 2026!
Il panorama videoludico contemporaneo è spesso dominato da seguiti, rifacimenti e iterazioni di formule ampiamente collaudate. Per questo motivo, l’arrivo di Pragmata rappresenta un evento di portata straordinaria all’interno dell’organigramma produttivo di Capcom. Analizzando la storia recente della casa di Osaka, emerge un dato inequivocabile: Pragmata è la prima nuova proprietà intellettuale di serie A, ovvero un progetto con budget e ambizioni da kolossal, a vedere la luce dopo oltre un decennio. L’ultimo precedente illustre risale infatti al 2013 con il debutto di Dragon’s Dogma (cliccate per la recensione del meraviglioso sequel, nostro GOTY 2024. NdPierre). Sebbene negli ultimi anni siano comparsi titoli come Kunitsu Gami: Path of the Goddess o Exoprimal, questi ultimi, pur essendo formalmente nuovi marchi, appartengono a una sfera produttiva differente, più contenuta o focalizzata su segmenti specifici del mercato. Pragmata, al contrario, si pone come il nuovo pilastro dello sforzo produttivo della compagnia, una produzione massiccia che mira a ridefinire gli standard del genere d’azione fantascientifico.
L’elemento che colpisce fin dai primi istanti è una filosofia di design che sembra trarre ispirazione diretta dal periodo d’oro della Xbox 360. In quell’epoca, molti titoli venivano costruiti attorno a un concetto unico, un cosiddetto gimmick, o meccanica, capace di definire l’intera esperienza e di sorreggere ogni aspetto della giocabilità dall’inizio alla fine. Pragmata abbraccia questa visione con una coerenza encomiabile, rifiutando la dispersione tipica di molti prodotti moderni per concentrarsi sulla perfezione di un’idea meccanica centrale. Questa aderenza totale al concetto di base regala una sensazione di solidità e di identità che si era in parte smarrita, portando il giocatore all’interno di un’avventura che sa esattamente cosa vuole essere e come comunicarlo.

Una solitudine lunare tra detriti e silenzi
La narrazione si apre su una base di ricerca medica corporativa situata sulla Luna, un luogo avvolto in una calma spettrale che comunica immediatamente un senso di inquietudine. Il protagonista, Hugh Williams, è un astronauta dall’aspetto comune, lontano dagli stereotipi degli eroi d’azione ipertrofici. La sua presenza sul satellite terrestre è legata a una missione di routine che viene bruscamente interrotta da un violento terremoto lunare. Questo evento cataclismatico distrugge la base e lascia Hugh come unico sopravvissuto umano, circondato da legioni di robot ostili che hanno preso il controllo della struttura. In questo scenario di isolamento totale avviene l’incontro con Diana, una misteriosa bambina androide che diventa la chiave per la sopravvivenza del protagonista.
L’ambientazione di Pragmata si inserisce in un filone di fantascienza del prossimo futuro, dove la tecnologia è visibilmente avanzata ma mantiene un legame tangibile con la realtà odierna. Il design della tuta di Hugh, pur presentando linee moderne e spigolose che ricordano certe armature d’avanguardia, conserva la voluminosità e il colore bianco tipico delle tute della NASA, ancorando l’estetica a una dimensione verosimile. Un elemento centrale del mondo di gioco è il lunafilament, una materia prima futuristica capace di essere modellata tramite tecniche di stampa 3D per creare quasi ogni oggetto necessario alla sussistenza della base. Questo dettaglio non è solo un elemento di contorno, ma permea la struttura stessa dell’avventura, rendendo il concetto di autosostenibilità un tema ricorrente e credibile all’interno di un contesto spaziale.

L’arte della guerra e della manipolazione digitale
Il cuore pulsante dell’esperienza di gioco risiede nella sinergia tra Hugh e Diana durante i combattimenti. La struttura è quella di uno shooter in terza persona, ma con una variazione strategica fondamentale legata alle capacità di hacking della piccola androide. Mentre l’astronauta gestisce l’arsenale bellico, che spazia da una pistola d’ordinanza a strumenti molto più complessi, la presenza di Diana permette di interagire direttamente con i sistemi interni dei nemici. Quando si mira a un robot, il sistema visivo del giocatore si sovrappone a una matrice di hacking che fluttua accanto all’avversario. Si tratta di griglie composte da nodi che devono essere percorsi utilizzando i tasti frontali del controller, mentre contemporaneamente si deve continuare a muoversi e a fare fuoco per evitare di essere sopraffatti.
Questa meccanica crea una tensione costante e una stratificazione tattica notevole. I robot che infestano la base lunare sono quasi invulnerabili ai proiettili convenzionali a causa di una corazza estremamente resistente. L’unico modo per renderli vulnerabili è completare il percorso all’interno della matrice digitale; una volta raggiunto il nodo finale, le difese del nemico cedono, permettendo a Hugh di infliggere danni letali. Questa danza frenetica richiede di dividere l’attenzione tra il movimento fisico sul campo di battaglia e la risoluzione del puzzle visivo, richiamando alla mente la necessità di multitasking vista in classici del genere horror d’azione, dove la gestione degli spazi e la precisione chirurgica erano fondamentali per il successo. Ogni scontro diventa dunque una prova di nervi e coordinazione, in cui il tempo speso a hackerare è un rischio calcolato che può portare a una risoluzione rapida o a una fine prematura.
Il gioco premia l’ingegno e l’utilizzo creativo dei sistemi messi a disposizione. Non si tratta solo di sparare e risolvere griglie digitali, ma di far interagire le diverse meccaniche in modo intelligente. Ad esempio, l’utilizzo di armi tattiche come il Riot Blaster, capace di disabilitare temporaneamente i nemici, può diventare essenziale per gestire robot che utilizzano sistemi di occultamento o che si muovono troppo velocemente per essere agganciati con precisione. La flessibilità del sistema permette situazioni emergenti in cui il giocatore può recuperare il controllo di uno scontro apparentemente perduto grazie a un’intuizione improvvisa, sfruttando l’ambiente o le proprietà specifiche del proprio equipaggiamento.

Personalizzazione e strategia nel profondo spazio
L’arsenale a disposizione di Hugh cresce in modo organico nel corso dell’avventura, introducendo armi che richiamano i classici del genere come shotgun e lanciagranate, ma anche strumenti unici come le Sticky Bomb, progettate specificamente per rimpicciolire le matrici di hacking degli avversari e facilitare il compito di Diana. Un aspetto interessante della gestione delle risorse riguarda le munizioni della pistola base, che non richiedono ricarica manuale ma si rigenerano lentamente nel tempo. Questo costringe il giocatore a alternare costantemente tra l’arma principale e le opzioni secondarie, mantenendo alto il senso di scarsità senza mai lasciare il protagonista del tutto inerme. Il passaggio rapido da uno strumento all’altro diventa una necessità fondamentale durante le battaglie più concitate, dove ogni secondo di attesa per la rigenerazione può fare la differenza.
Anche le abilità di Diana presentano una profondità inaspettata. All’interno delle griglie di hacking possono comparire nodi blu che garantiscono danni bonus se attraversati nel percorso verso l’obiettivo, oppure nodi gialli consumabili che applicano effetti debilitanti ai nemici, come il surriscaldamento dei circuiti o il potenziamento temporaneo dei proiettili di Hugh. L’inclusione di questi elementi opzionali aggiunge un ulteriore livello decisionale: vale la pena allungare il percorso nella matrice per ottenere un vantaggio immediato, rischiando di essere colpiti nel mondo reale? A questo si aggiungono le diverse modalità di hacking, come la Strike mode, che trasformano la natura stessa del minigioco, spostando l’attenzione sulla coordinazione tra i colpi sparati con le armi convenzionali e il tempismo dell’attivazione dei nodi digitali.
Tutte queste opzioni vengono gestite e potenziate all’interno dello Shelter, una sorta di rifugio sicuro che funge da hub centrale per le missioni. In questo spazio, Hugh può utilizzare le valute raccolte per migliorare le proprie statistiche vitali, la potenza di fuoco o l’efficienza dei sistemi di Diana. Lo Shelter non è solo un luogo di gestione meccanica, ma è anche il punto in cui il legame tra i due protagonisti si approfondisce. Attraverso l’uso di proiezioni olografiche di artefatti terrestri, Hugh condivide frammenti del suo passato e della vita sulla Terra, cercando di spiegare alla bambina androide concetti complessi legati all’infanzia e all’umanità.

Un legame tra le stelle e il desiderio di casa
La relazione tra Hugh e Diana è il perno emotivo di Pragmata. Il gioco adotta una struttura narrativa classica, focalizzata sul rapporto tra una figura paterna protettiva e un giovane dotato di poteri speciali ma vulnerabile. Nonostante la familiarità di questo schema, la narrazione riesce a colpire nel segno grazie a una cura meticolosa per i piccoli gesti e per l’evoluzione organica dei personaggi. Diana è rappresentata con una personalità curiosa e a tratti stravagante, capace di alternare momenti di acuta intelligenza a comportamenti tipicamente infantili che la rendono estremamente carismatica. Hugh, d’altro canto, affronta una crescita personale credibile, passando da un atteggiamento di mera necessità di sopravvivenza a un vero e proprio istinto paterno, nutrito dai racconti delle proprie esperienze di vita che danno profondità al suo percorso.
L’esplorazione della base lunare e della struttura nota come Cradle rivela gradualmente il mistero dietro il malfunzionamento dell’intelligenza artificiale del complesso. La narrazione ambientale, affidata a registrazioni olografiche e documenti digitali, è integrata con intelligenza e non risulta mai pesante. Questi frammenti permettono al giocatore di formulare teorie e di scoprire verità nascoste che vengono poi confermate o ribaltate da colpi di scena ben orchestrati. Il senso di scoperta è paragonabile a quello dei migliori titoli di fantascienza investigativa, dove ogni nuova area rivela un tassello del puzzle generale, mantenendo sempre alta la curiosità su cosa sia realmente accaduto alla colonia medica.
La struttura dei livelli favorisce il ritorno in zone già visitate. Sebbene l’avanzamento sia suddiviso in stage, la presenza di segreti accessibili solo con potenziamenti ottenuti successivamente incoraggia la rigenerazione dei nemici e la ricerca meticolosa. Le stanze rosse, sfide di combattimento opzionali ad alta difficoltà che richiedono schede magnetiche specifiche per l’accesso, rappresentano il contenuto ideale per chi desidera testare al limite le proprie abilità tattiche e ottenere ricompense di alto valore. Tutto questo contribuisce a rendere il mondo di Pragmata denso e gratificante, lontano da una linearità eccessiva.

Un futuro radioso tra la polvere lunare
L’esperienza si conclude con un finale che non solo mette alla prova le capacità acquisite, ma riesce anche a toccare corde emotive profonde. Pragmata è un prodotto che dimostra come sia ancora possibile creare grandi produzioni basate su idee singolari e forti, senza dover necessariamente scendere a compromessi con le tendenze del momento. La cura riposta nella costruzione del mondo, unita a un sistema di combattimento che fonde con successo l’azione frenetica con la pianificazione strategica, rende il titolo di Capcom una delle sorprese più brillanti degli ultimi anni.
L’attenzione ai dettagli, dalla fisica dei materiali al comportamento delle luci sulla superficie lunare, contribuisce a creare un’atmosfera immersiva che avvolge il giocatore in ogni istante. Anche nel post-game, il titolo offre numerosi stimoli per continuare a esplorare e a perfezionare le abilità dei protagonisti, dimostrando una generosità di contenuti che giustifica ampiamente l’attesa decennale per una nuova IP di questo calibro. Pragmata non è solo un eccellente shooter, ma è una testimonianza di come la visione creativa possa ancora brillare con forza quando è supportata da una produzione di alto livello e da una coerenza di design incrollabile.
POWER RATING: 9.4/10
“Pragmata è un trionfo di design e atmosfera, capace di unire meccaniche d’azione frenetiche a una narrazione toccante. Un ritorno magistrale di Capcom alla creazione di nuove proprietà intellettuali di alto profilo.”
PRO
- Sistema di hacking innovativo che si integra perfettamente nel flusso dei combattimenti.
- Rapporto tra Hugh e Diana caratterizzato in modo eccellente e coinvolgente.
- Atmosfera fantascientifica credibile con un design artistico di alto livello.
- Ottimo bilanciamento tra azione shooter tradizionale e profondità strategica.
- Struttura dello Shelter e progressione dei potenziamenti molto gratificante.
CONTRO
- La rigenerazione dei nemici nel backtracking potrebbe risultare ripetitiva per alcuni.
- Alcuni picchi di difficoltà nelle stanze rosse richiedono una pazienza notevole.




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