Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Atari
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 5, PC
-Sviluppatore: Jasozz Games
-Publisher: Atari

Atari e Jasozz Games ci regalano un ottimo FPS chiaramente ispirato al cult-classic “Blood”!

L’ispirazione viscerale che muove i primi passi di un’opera solitaria porta spesso con sé una purezza concettuale difficile da rintracciare nelle produzioni ad alto budget. Quando una singola mente creativa si fa carico di erigere un intero impianto ludico, la visione finale tende a riflettere senza filtri le ossessioni e i feticci del suo autore. Nel panorama degli sparatutto in prima persona d’ispirazione vintage, l’opera mossa dall’ingegno di Jason Smith e pubblicata sotto l’egida di Atari/3D Realms rappresenta esattamente questo tipo di fenomeno. Arrivato originariamente su PC nel 2022 e giunto finalmente sulle piattaforme casalinghe nel 2026 in una veste omnicomprensiva che include il primo capitolo, il secondo e la modalità sopravvivenza, il titolo si presenta ai giocatori console come un monumento rugginoso eretto in onore dell’estetica novantina. Ma ridurre questa operazione a un semplice esercizio di nostalgia significa fermarsi alla superficie di una pellicola consumata dal tempo.

Risvegliarsi in mezzo a una catasta di cadaveri mutilati, con la carne fresca ammucchiata senza pietà e il freddo metallo di un’ascia nella mano da accoppiare a un accendino Zippo, impone immediatamente un cambio di registro mentale. L’ambientazione non spende energie in inutili arabeschi narrativi o preamboli didascalici. Un culto satanico ha esteso le proprie grinfie su una comunità provinciale, mutando la carne umana in una sostanza indistinta e trasformando le strade in un mattatoio a cielo aperto. Il legame di parentela con la spietata eredità di Blood appare evidente fin dai primi passi: l’opera si configura come un tributo diretto al capolavoro di Monolith Productions, ereditandone l’oscurità grottesca e il fascino morboso per l’occulto, ma rinunciando alle battute sferzanti di Caleb per concentrarsi su un’atmosfera cupa, spietata e dominata da una violenza secca e priva di fronzoli. Il contesto prende in prestito le sfumature opprimenti del cinema horror di genere degli anni Settanta, richiamando la sporcizia visiva e la claustrofobia latente di opere cinematografiche crude, dove il pericolo galleggia costantemente nell’aria pesante della provincia americana.

Dal punto di vista visivo, l’impatto con la direzione artistica disarticola le aspettative di chi cerca la nitidezza asettica dei motori grafici contemporanei. La tavolozza cromatica appare volutamente impoverita, dominata da tonalità che spaziano dal marrone fango al grigio cenere, fino al rosso denso del sangue rappreso. Pareti di roccia, strutture industriali decadenti e vegetazione spoglia sembrano amalgamate in una poltiglia cromaticamente monolitica che può destabilizzare la vista durante le prime battute di gioco. Ricorda per certi versi la brutalità architettonica dei complessi industriali abbandonati, dove il tempo e le intemperie hanno cancellato ogni sfumatura originale per lasciare spazio alla sola ruggine. Guardare da vicino le texture rivela una grana di pixel grossolana, una scelta deliberata che non deriva da limiti tecnici inattesi ma dalla volontà precisa di ricreare la grana visiva delle produzioni a sedici colori. Se da un lato questa opzione stilistica conferisce all’esperienza un’identità visiva inconfondibile, dall’altro impone una fatica oculare non indifferente, specialmente nelle sessioni di gioco prolungate su schermi ad alta definizione, dove le ombre scure rischiano di fondere nemici e scenari in un unico blocco indefinito.

La vera anima dell’esperienza risiede nella commistione tra l’impianto ritmico del passato e soluzioni dinamiche mutuate dal game design moderno. Il movimento del protagonista scatena una danza letale che rifiuta la staticità delle coperture. Scivolare sul terreno bagnato mentre si sfilano i proiettili dalla cartuccera, eseguire placcaggi capaci di stordire momentaneamente gli adepti della setta e rallentare il tempo mentre si imbraccia un fucile a leva sono azioni che si concatenano con fluidità sorprendente. L’introduzione della ruota delle armi, accompagnata da una temporanea dilatazione temporale, si rivela uno strumento fondamentale per gestire il caos visivo nelle situazioni più affollate. Quando quattro fanatici armati di fucile a canne mozze sbarrano la strada in un corridoio angusto, la possibilità di rallentare l’azione per calcolare la traiettoria di un colpo alla testa trasforma la sparatoria in una sequenza coreografata di pura precisione anatomica.

L’arsenale a disposizione rappresenta il cuore pulsante dell’esperienza bellica, strutturato per offrire una resa sensoriale d’impatto a ogni singolo colpo esploso. Si parte con strumenti primordiali come l’ascia da spacco e la pistola d’ordinanza, per poi passare a pezzi di artiglieria pesante che impongono un rispetto quasi sacrale. La dinamica dei candelotti di dinamite merita un plauso particolare: legare insieme più candelotti per creare un ordigno ad ampio raggio o combinarli con bottiglie molotov scatena esplosioni pirotecniche che disintegrano i nemici in uno sciame di sprite sanguinolenti. La balistica non perdona, e la sensazione di pesantezza restituita dal fucile Winchester quando si spara dalla vita durante un rallentamento temporale regala picchi di godimento plastico raramente eguagliati nelle produzioni recenti. A questo si aggiunge la torcia tattica, un dispositivo duale che mentre illumina gli anfratti più bui tende a tremolare in prossimità dei passaggi segreti, costringendo il giocatore a rinunciare alle armi a due mani per mantenere accesa la fonte luminosa, imponendo così una scelta strategica costante tra visibilità e potenza di fuoco.

I livelli costruiti da Smith deviano in maniera sostanziale dalla tradizione degli sparatutto vintage basati su labirinti frenetici risolvibili in poche manciate di secondi. L’architettura delle mappe si sviluppa con una monumentalità inaspettata, offrendo complessi geografici vasti, articolati e ricchi di snodi secondari. Non si tratta di corridoi angusti in cui correre a rotta di collo, ma di veri e propri teatri di guerra aperti che permettono molteplici approcci tattici. Una roccaforte nemica può essere assalita frontalmente scatenando l’inferno con la dinamite, ma nulla vieta di aggirare il perimetro, arrampicarsi su una sporgenza rialzata per eliminare le vedette con colpi di precisione o muoversi nell’ombra per cogliere i cultisti di sorpresa. Questa ampiezza spaziale dilata i tempi dell’esplorazione, trasformando le missioni in lunghe incursioni che richiedono ore per essere sviscerate completamente, tra enigmi ambientali legati al ritrovamento di chiavi e stanze celate dietro pareti distruttibili.

Tuttavia, la grandiosità della struttura mappa porta con sé un rovescio della medaglia che non può essere ignorato. La persistenza di una palette cromatica costantemente virata sui toni del marrone e del grigio, unita alle dimensioni imponenti dei contesti ambientali, rischia di generare un senso di disorientamento visivo e monotonia estetica. Guardare le medesime pareti rocciose e le stesse strutture in legno putrescente per ore e ore tende a stemperare l’impatto iniziale, trasformando l’esplorazione in un’esperienza visivamente faticosa. La mancanza di una differenziazione cromatica marcata tra i diversi settori di un livello rende difficile l’orientamento mnemonico, costringendo spesso a ripercorrere i propri passi all’interno di scenari che tendono ad assimilarsi l’uno all’altro.

La varietà del bestiario nemico mostra luci e ombre che influenzano la tenuta della tensione sulla lunga distanza. I ranghi della setta sono composti principalmente da fanatici incappucciati armati di pistole, fucili e armi da taglio, differenziati visivamente soltanto dal colore delle loro tuniche. Sebbene la loro aggressività sia elevata e i loro proiettili infliggano danni considerevoli, la risposta tattica richiesta al giocatore tende a stabilizzarsi su schemi ripetitivi. A spezzare questa linearità intervengono unità più coriacee e letali, come i brutali nemici dotati di ganci da macello capaci di trascinare il protagonista a distanza ravvicinata o le abominazioni striscianti che si muovono con scatti imprevedibili ricordando le creature più inquietanti della narrativa fantastica. Ciononostante, un catalogo nemico più differenziato avrebbe garantito una dinamica di scontro ancora più variegata, evitando che la formula bellica accusasse lievi flessioni nella parte centrale dell’avventura.

L’integrazione dei banchi di lavoro introduce una componente di crescita personale che aggiunge spessore strategico al ritmo delle sparatorie. Raccogliere parti di ricambio nascoste negli angoli più remoti delle mappe permette di potenziare ciascun elemento del proprio arsenale, modificando non soltanto i parametri numerici legati a danno e cadenza di tiro, ma sbloccando vere e proprie modalità di fuoco alternative o estendendo l’efficacia degli effetti di rallentamento temporale. Scegliere se investire risorse nel fucile a pompa per aumentarne la celerità di ricarica o migliorare la stabilità della pistola d’ordinanza impone una pianificazione ponderata delle proprie risorse, premiando la curiosità di chi spende tempo a setacciare ogni centimetro della mappa alla ricerca dei materiali richiesti.

La transizione su console rappresenta un banco di prova cruciale per un titolo nato e pensato con la combinazione di mouse e tastiera. L’adattamento dei comandi sul controller si dimostra solido e reattivo, grazie a un lavoro di calibrazione dell’inerzia del puntamento che mantiene elevata la precisione anche nelle situazioni più concitate. La presenza della ruota delle armi associata al rallentamento del tempo mitiga la perdita della selezione rapida da tastiera, permettendo di alternare i dispositivi bellici con naturalezza senza spezzare il flusso dell’azione. Sul fronte prestazionale, la gestione del motore di gioco si attesta su livelli eccellenti, garantendo una fluidità incrollabile che preserva la frenesia degli scontri anche quando lo schermo viene inondato da esplosioni, frammenti ambientali e decine di nemici contemporaneamente. L’inclusione di tutti i contenuti pubblicati fino a oggi, comprensivi dei capitoli narrativi e della modalità sopravvivenza, conferisce alla conversione un valore complessivo notevole, garantendo decine di ore di massacro calcolato.

Il comparto sonoro merita una menzione d’onore per la capacità di sorreggere e amplificare l’atmosfera sinistra del gioco. La colonna sonora alterna composizioni d’ambiente cupe e inquietanti, dominate da droni a bassa frequenza ed echi metallici, a improvvise esplosioni di chitarre distorte e percussioni industriali nei momenti di scontro più violenti. Gli effetti audio delle armi restituiscono una sensazione di potenza meccanica essenziale: il metallico scatto dell’otturatore, il fragore sordo dell’esplosivo che rimbomba nelle caverne e il verso grottesco dei fanatici feriti compongono un tappeto acustico aggressivo, capace di avvolgere il giocatore e di mantenere costante lo stato di allerta.

Analizzare l’opera nel suo complesso significa fare i conti con una scelta stilistica e concettuale radicata in un’idea precisa di videogioco. Jason Smith ha confezionato un prodotto che rifiuta i compromessi moderni legati a tutorial invasivi o scorciatoie visive guidate, affidando l’intera impalcatura al valore puro della sua giocabilità e alla brutalità dei suoi scontri. La versione console offre l’opportunità di vivere questa carneficina nella sua forma più completa, dimostrando come un design ancorato ai valori del passato possa ancora dialogare con il presente attraverso idee intelligenti e una realizzazione tecnica impeccabile nel suo genere.

POWER RATING: 8.5

“Un viaggio viscerale e spietato che fonde la brutalità dei classici sparatutto degli anni Novanta con raffinatezze meccaniche moderne. La palette cromatica monotona e la varietà limitata dei nemici non scalfiscono la straordinaria qualità di un’opera completa, mastodontica e incredibilmente appagante.”

PRO

  • Sistema di combattimento estremamente gratificante e dinamico
  • Level design vasto, articulato e pieno di segreti da scoprire
  • Eccellente adattamento dei comandi su controller e prestazioni impeccabili
  • Pacchetto contenuti ricco che include entrambi i capitoli e la modalità sopravvivenza

CONTRO

  • La palette cromatica prevalentemente marrone può stancare la vista
  • Il bestiario nemico avrebbe giovato di una maggiore varietà
  • Le dimensioni imponenti dei livelli rischiano di annoiare

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