Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Amber Studio
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, PC
-Sviluppatore: Madbricks
-Publisher: Amber Studio

Unire le tradizioni giapponesi e messicane in un beat-em-up roguelike sulla falsariga di Absolum… perchè no?

L’incipit di questo stravagante esperimento assomiglia a una barzelletta consumata in un bar di periferia dopo un paio di bicchieri di troppo. Cosa succede quando si prende la disciplina millenaria delle arti marziali giapponesi, la si immerge nella cultura messicana a base di luchadores, sombrero e jalapenos, per poi scagliarla a tutta velocità contro un futuro distopico fatto di luci al neon e cartelli criminali? La risposta sviluppata dai ragazzi di Madbricks si chiama Mexican Ninja, un titolo che declina il genere dei picchiaduro a scorrimento in una chiave moderna, sfacciata e fortemente contaminata da meccaniche roguelike.

L’ambientazione trascina immediatamente in una versione deviata e allucinata di Nuevo Tokyo. In un passato imprecisato, il Giappone ha invaso il Messico, innescando una fusione culturale istantanea e bizzarra. Le architetture tradizionali nipponiche si mescolano a riproduzioni chibi della Vergine di Guadalupe, mentre i tradizionali clan della Yakuza e i cartelli della droga si sono fusi per dare vita a una temibile organizzazione nota come i Narkuzas, capaci persino di controllare i media locali per farsi passare come i buoni della situazione. Il contesto sfrontato emerge in ogni dettaglio: nei dialoghi spuntano continui termini spagnoli alternate a poche e risapute parole giapponesi, la Sakila (un devastante intrico tra tequila e sake) funziona da bevanda curativa e perfino gli insulti scagliati dai boss riflettono questo matrimonio culturale del tutto folle.

Nei panni dell’ultimo baluardo della giustizia, un guerriero mascherato armato di katana e spropositato senso del dovere, la missione impone di farsi strada attraverso quartieri malfamati a suon di mazzate e taglienti fendenti per rovesciare il dominio dei cinque boss locali. Sul piano del gameplay, il titolo poggia le sue fondamenta sul classico impianto bidimensionale degli arcade anni Novanta, arricchendo la formula con la struttura proceduralmente generata tipica dei moderni roguelike. Il sistema di combattimento si rivela fin dai primi istanti agile e reattivo, rinunciando alla gestione della stamina per favorire un ritmo forsennato. Attacchi leggeri e pesanti permettono di eseguire combo aeree pensate per palleggiare i nemici a mezz’aria, evocando la spettacolarità di Devil May Cry o dei classici God of War, mentre le schivate e le parate con contromossa fatale aggiungono un pizzico di perizia tecnica che spesso, nel caos generale, si finisce per ignorare deliberatamente in favore del mazzolamento puro.

La vera particolarità risiede nella personalizzazione progressiva delle partite. Avanzare nelle mappe significa raccogliere percorsi alternativi, attivare stravaganti eventi casuali e sbloccare tecniche speciali chiamate Mexican Jutsus, capaci di scatenare poteri spirituali o attacchi ad area visivamente devastanti gestiti da un semplice tempo di ricarica. Il contatore delle combo premia la continuità degli attacchi senza sparire fino al primo colpo subito, ma impedisce furbate come l’accanimento contro gli oggetti dello scenario. A questo si aggiungono piccole missioni secondarie offerte dagli PNG locali che regalano costumi alternativi e bonus passivi, anche se la totale assenza di una schermata di riepilogo delle quest attive costringe a fare affidamento esclusivamente sulla propria memoria.

La struttura di avanzamento permanente poggia su un albero delle abilità ironicamente denominato Way of the Donkey, gestito dal bizzarro El Mero Mero Sensei. Attraverso questa schermata è possibile investire le risorse accumulate prima di ogni inevitabile sconfitta per migliorare la salute massima, l’efficacia dei danni e la frequenza di rilascio degli oggetti curativi. Un sistema di progressione lineare ma efficace, che costringe ad affrontare i vari tentativi con la consapevolezza di poter sempre contare su un piccolo passo in avanti rispetto alla partita precedente. Inoltre, la scrittura dei dialoghi dei boss e degli alleati muta leggermente a ogni nuova sconfitta, regalando un bel tocco di reattività narrativa a un’esperienza puramente d’azione.

Non tutto funziona però con la precisione di un orologio svizzero. La natura caotica degli scontri porta spesso a una saturazione visiva eccessiva: la combinazione tra modelli dei personaggi tendenzialmente piccoli, inquadrature distanti, ostacoli ambientali che coprono la visuale ed effetti particellari a schermo rende fin troppo facile perdere d’occhio il proprio eroe o non distinguere la tipologia di minaccia in arrivo. Anche le interazioni con gli elementi dello scenario mostrano qualche bizzaria di troppo, con barili esplosivi incapaci di danneggiare semplici recinzioni di legno o nemici che ignorano bellamente alcune trappole per poi cadere rovinosamente in altre. A questo si aggiunge un bilanciamento della difficoltà talvolta punitivo, dove determinati incastri di attacchi dei boss o trappole a terra finiscono per bloccare il giocatore in veri e propri loop di colpi subiti senza possibilità di reazione. Infine, l’assenza di una modalità cooperativa potrebbe far storcere il naso agli amanti storici dei picchiaduro a scorrimento, che da sempre vedono nella condivisione del divano un elemento chiave dell’esperienza.

Dal punto di vista artistico e visivo, la produzione sfoggia una grafica cell-shading dai toni accesi, capace di restituire la sensazione di sfogliare un fumetto d’azione frenetico. Le animazioni dei personaggi mantengono una buona fluidità e i dettagli comici sparsi per i livelli dimostrano l’intento dissacrante dell’opera. Il comparto sonoro accompagna con decisione le scazzottate proponendo una colonna sonora ritmata e spiccatamente orientata alle sonorità tradizionali messicane, mentre il doppiaggio parla esclusivamente in spagnolo tramite citofoni, cabine telefoniche e passanti, lasciando purtroppo mimetizzate nel silenzio le sequenze d’intermezzo principali.

In definitiva, la fatica di Madbricks si dimostra un prodotto fresco, energico e capace di intrattenere con il suo stile scanzonato. Pur senza rivoluzionare i canoni del genere o raggiungere la profondità tecnica dei mostri sacri del settore, Mexican Ninja offre un loop di gioco solido, divertente e perfetto per sessioni d’azione veloci e disimpegnate.

POWER RATING: 7.8

“Un picchiaduro roguelike frenetico e irriverente che mescola con successo cultura messicana e cyberpunk. Soffre di un po’ di caos visivo e della mancanza del multiplayer, ma sa regalare puro divertimento arcade.”

PRO

  • Stile visivo e umorismo decisamente unici.
  • Sistema di combattimento immediato, fluido e soddisfacente.
  • Integrazione delle meccaniche roguelike ben bilanciata con missioni secondarie.

CONTRO

  • Un po’ troppo caotico nelle fasi più concitate e inquadratura talvolta ostica.
  • Mancanza di una modalità cooperativa.
  • Qualche stravaganza fisica e incastri di colpi subiti un po’ frustranti.

Lascia un commento

In voga