Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da NACON
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: Artefacts Studio
-Publisher: NACON
Dopo l’incertezza di MXGP 24, Nacon lascia tutto in mano ad Artefacts Studio: holeshot o moto incastrata dietro al cancelletto?
Quando si evoca il vertice assoluto della simulazione motociclistica fuoristrada, il pensiero corre inevitabilmente a un passato che pesa come un macigno su ogni tentativo contemporaneo: MX vs ATV Reflex (Rainbow Studios) rimane ancora oggi il sovrano incontrastato di questo specifico dominio ludico, un punto di riferimento intoccabile per come sapeva legare il baricentro del pilota alla risposta elastica delle sospensioni. Gli sviluppatori di Artefacts Studio si sono caricati sulle spalle questa eredità ingombrante, cercando di rimettere in moto una serie ufficiale che aveva bisogno di un radicale cambio di passo dopo il burrascoso biennio precedente. Il sistema di controllo adottato in questo capitolo tenta di riallacciarsi a quella gloriosa tradizione di guida fisica, costringendo chi impugna il controller a considerare ogni staccata non come una semplice pressione meccanica, ma come un calcolo vettoriale eseguito in una frazione di secondo. La moto non si comporta come un blocco di metallo saldato al terreno, ma reagisce con una flessibilità strutturale che restituisce la sensazione tangibile di un organismo meccanico sottoposto a enormi sollecitazioni torsionali, dove il peso del corpo spostato sulle pedane sposta millimetricamente l’asse di rotazione della ruota posteriore in piena derapata, rievocando quella stessa sensazione di dominio precario che si prova camminando sul filo di un rasoio teso sopra il vuoto. Questa gestione sofisticata del baricentro impone un apprendimento graduale, privo di sconti per chi immagina di poter dominare la cilindrata maggiore affidandosi unicamente a riflessi superficiali o a una memorizzazione meccanica dei tracciati.

Per sostenere un’ambizione di tale portata tecnica, l’infrastruttura tecnologica doveva necessariamente compiere un salto evolutivo drastico, abbandonando le vecchie certezze proprietarie per abbracciare la flessibilità di Unreal Engine 5. Il colpo d’occhio che ne deriva spinge la produzione verso standard di pulizia visiva che ricordano la nitidezza di un reportage fotografico d’assalto pubblicato su carta patinata, dove la luce radente del mattino taglia i fumi densi dei motori a due tempi e si specchia sulle plastiche graffiate delle carene. Non si tratta di un semplice esercizio di stile estetico, ma di un’operazione di messa a fuoco industriale che nobilita l’intero contesto visivo, trasformando il paddock e le colline circostanti in un teatro d’operazioni credibile, robusto e visivamente appagante, capace di restituire la polvere e il sudore della competizione con una fedeltà cromatica che valorizza ogni singolo fotogramma. La transizione generazionale si avverte soprattutto nella gestione dei materiali e nella resa dei contrasti cromatici, elementi che confermano la bontà di una scelta produttiva coraggiosa e lungimirante.
La vera spina dorsale di questa esperienza si manifesta tuttavia nel modo in cui il terreno cede, si modella e risponde al passaggio continuo dei veicoli. La superficie del tracciato non è uno sfondo dipinto destinato a rimanere immobile, ma una materia viva, una sorta di creta digitale che muta costantemente sotto i tasselli dei pneumatici. Ogni passaggio scava solchi profondi, sposta cumuli di sabbia e costringe il pilota a ricalibrare continuamente la propria linea ideale, esattamente come un architetto che vede mutare le fondamenta di un edificio mentre la struttura viene edificata. Affrontare una curva in contropendenza su un fondo sabbioso richiede un lavoro di trazione e di bilanciamento del peso completamente differente rispetto a una frenata violenta su terreno duro e sassoso; il terreno respira, si deteriora e si disarticola giro dopo giro, imponendo una lettura del tracciato che trascende la semplice memoria muscolare per abbracciare una vera e propria filosofia della sopravvivenza agonistica, dove ogni zolla smossa rappresenta un’insidia o un’opportunità strategica da cogliere al volo. Questo dinamismo morfologico costringe a un continuo mutamento delle abitudini di guida, impedendo al pilota di adagiarsi su traiettorie predefinite e obbligandolo a interpretare la pista come un organismo in costante evoluzione strutturale.

Dal punto di vista dei contenuti e dell’offerta strutturale, il perno centrale dell’esperienza ruota attorno alla modalità campionato, progettata per riprodurre fedelmente la stagione ufficiale attraverso diciannove tracciati sparsi in tutto il mondo. La produzione permette di replicare le condizioni meteorologiche reali registrate durante il campionato o di personalizzare ogni singolo parametro climatico secondo le preferenze personali. Ogni appuntamento si trasforma in un impegno agonistico di notevole spessore temporale, dal momento che un intero fine settimana di gara richiede circa trenta minuti di dedizione attiva, suddivisi metodicamente tra sessioni di prove libere, turni di qualificazione, messa a punto dell’assetto e le due manche consecutive che decretano il vincitore di tappa, ricordando la severità metodica di un esame universitario in cui non sono ammesse distrazioni. Chi non dispone del tempo necessario per affrontare una stagione completa può affidarsi ad alternative più snelle come l’attacco al tempo o il gran premio singolo, mentre il settore multigiocatore online estende la sfida contro avversari umani in carne e ossa, pur dovendo fare i conti con qualche occasionale incertezza del netcode nelle partenze più affollate al cancelletto di partenza.
Il grado di personalizzazione concesso ai giocatori interviene sia sulla sfera tecnica che su quella estetica, offrendo un margine di manovra notevole. Prima di scendere in pista è possibile intervenire direttamente e in tempo reale sull’assetto della moto, modificando i parametri meccanici per adattare il comportamento stradale alla consistenza fangosa o sabbiosa del fondo. Sul fronte puramente visivo, la creazione del proprio alter ego permette di mettere mano a ogni singolo dettaglio della tuta, del casco e delle grafiche della moto, attingendo a una ricca dotazione di elementi sbloccabili man mano che si procede con la carriera e si portano a termine gli obiettivi agonistici prefissati, restituendo un forte senso di appartenenza al proprio team virtuale e trasformando la progressione in un percorso di crescita identitaria prima ancora che sportiva. L’attenzione riposta in questi dettagli dimostra la volontà di offrire un quadro d’insieme completo e rifinito, capace di soddisfare anche i palati più esigenti in termini di identità visiva e personalizzazione meccanica.

Tuttavia, l’impalcatura ludica si scontra periodicamente con frizioni di programmazione che rischiano di incrinare la coesione complessiva dell’opera. Se la risposta delle sospensioni e le animazioni generali mantengono standard di eccellenza ragguardevoli, il sistema di collisioni e la gestione dei punti di rigenerazione mostrano falle strutturali disarmanti. Durante le bagarre a centro gruppo, l’interazione tra i corpi dei piloti e i veicoli si irrigidisce improvvisamente, dando vita a carambole assurde che sembrano uscite da un cartone animato slapstick piuttosto che da una competizione sportiva seria, sbalzando la moto in aria con traiettorie che sfidano qualsiasi legge della fisica classica. A peggiorare la situazione intervengono punti di rientro posizionati con superficialità disarmante, capaci di teletrasportare il giocatore su salite impossibili o sopra cumuli di sabbia instabili, innescando una sequenza infinita di cadute involontarie che trasformano un errore di guida in una condanna irrevocabile emessa direttamente da un codice imperfetto. Questa discontinuità tecnica rappresenta il vero tallone d’Achille di una produzione che avrebbe meritato ben altra cura nei dettagli legati alla gestione degli imprevisti agonistici.
Anche sul fronte acustico la scelta degli sviluppatori è stata drastica e intransigente, puntando su una filosofia minimalista che riduce al minimo gli ornamenti superflui. Nel corso dell’esperienza non c’è traccia di un commento vocale, di una radiocronaca o di voci di contorno estranee al boato della folla assiepata lungo le barriere di protezione. C’è giusto una traccia musicale di accompagnamento confinata nei menu principali, lasciando tutto il resto dello spazio sonoro al rombo viscerale, profondo e assordante dei motori a due e quattro tempi, la cui risonanza metallica vibra nello spazio circostante con la stessa intensità fisica di un’orchestra sinfonica. Una soluzione che piacerà a chi desidera guidare in totale immersione acustica o accompagnare le sessioni con una playlist personale, ma che priva l’avventura di quella patina spettacolare tipica delle grandi trasmissioni televisive sportive, lasciando l’utente solo di fronte alla propria accelerazione, mentre la polvere continua a sollevarsi sul rettilineo d’arrivo senza alcuna parola di troppo a interrompere il ruggito dei motori.

L’analisi complessiva di questa nuova iterazione ufficiale restituisce l’immagine di un cantiere aperto che sa coniugare intuizioni di prim’ordine con passaggi ancora acerbi sotto il profilo della rifinitura tecnica. Gli sviluppatori hanno avuto il coraggio di rimettere in discussione certezze consolidate, investendo su un motore grafico di ultima generazione e su un modello fisico del terreno che alza sensibilmente l’asticella qualitativa dell’intero sottogenere di riferimento. Se da un lato persistono incertezze strutturali che penalizzano la pulizia dell’esperienza agonistica, dall’altro emerge con forza l’ambizione di un team determinato a costruire un percorso duraturo, capace di evolvere ulteriormente nei prossimi appuntamenti stagionali e di riconquistare la fiducia incondizionata degli amanti del fango e della velocità pura.
POWER RATING: 7.5
“Un ritorno di spessore per la serie, forte di una fisica del terreno superba e di un controllo che strizza l’occhio ai classici, ma frenato da collisioni incerte e da una fisica a tratti imprevedibile.”
PRO
- Straordinaria deformazione permanente e procedurale del terreno di gara
- Modello di guida profondo e gratificante che richiama i fasti del genere
- Offerta di contenuti strutturata e ottima profondità nella personalizzazione
CONTRO
- Sistema di collisioni rigido e incline a comportamenti fisici surreali
- Punti di rigenerazione mal posizionati che penalizzano ingiustamente il giocatore
- Comparto audio estremamente risicato e privo di commento vocale




Lascia un commento