Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da NACON
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC (Steam)
-Sviluppatore: Eden Games
-Publisher: NACON
Il terzo capitolo della saga che ha conquistato 22 milioni di giocatori è finalmente disponibile anche per Xbox e PlayStation!
La parabola editoriale della serie firmata da Eden Games assomiglia all’ostinata e calcolata traiettoria di un pilota che, perfettamente consapevole di non disporre del bolide più potente o blasonato della griglia di partenza, sceglie di puntare tutto sulla regolarità dei tempi sul giro, sulla precisione dell’assetto e su una condotta di gara priva di sbavature superflue. Nata originariamente nell’ambito del mercato mobile per poi approdare sui sistemi da gioco casalinghi con ambizioni da spalla e con un’impostazione strutturale inevitabilmente condizionata dai limiti delle piattaforme d’origine, il franchise compie oggi il salto definitivo verso i sistemi ad alte prestazioni con Gear.Club Unlimited 3. Questo approdo sulle macchine da gioco principali costituisce un banco di prova di capitale importanza per un impianto produttivo chiamato a dimostrare quanto le proprie fondamenta ludiche sappiano reggere il confronto diretto con gli standard moderni, lontano da quelle angustie hardware che fino a poco tempo fa ne giustificavano i vistosi compromessi visivi e la rigidità strutturale.

Il primo elemento a emergere durante le sessioni di guida è la netta volontà degli sviluppatori di articolare l’offerta attraverso una duplice anima geografica e concettuale, capace di contrapporre i panorami solari e i complessi tornanti della costa mediterranea francese alle imponenti arterie autostradali e ai passi montani del Giappone. L’incursione nell’arcipelago nipponico non si limita a rappresentare un semplice cambio di scenario estetico, ma funge da vero e proprio perno per una modalità carriera concepita secondo i canoni di una progressione classica purissima. La fondazione e la gestione di un club automobilistico locale impongono una costante pianificazione delle risorse economiche: ogni vittoria sul campo permette di accumulare crediti indispensabili per espandere le strutture del proprio garage, sbloccare banchi di prova sempre più avanzati e reclutare specialisti capaci di spremere ogni singolo cavallo dal motore dei veicoli a disposizione. Il ritmo con cui si succedono i vari campionati si mantiene costantemente cadenzato, evitando stasi prolungate ma richiedendo al contempo un’attenzione maniacale nella scelta dell’auto più adatta alle specifiche caratteristiche di ciascun tracciato.
La vera rottura rispetto alle formule del passato risiede nell’introduzione della modalità autostradale Highway Rush, una variante che costringe a rivedere radicalmente l’approccio alla guida. Immettersi a velocità folle all’interno di arterie viarie aperte al traffico ordinario disarticola la pulizia delle traiettorie ideali e impone un calcolo continuo e istintivo del rischio. In questo contesto, la ricerca del tempo sul giro cede il passo a una concitata danza tra i veicoli civili, dove lo sfruttamento viscerale delle scie e l’esecuzione di sorpassi millimetrici a pochi centimetri dai guardrail diventano le uniche garanzie per mantenere elevata la media oraria. Questa intuizione di design inietta una dose di adrenalina purissima nell’economia di gioco, spezzando la routine delle gare tradizionali su circuito e offrendo una lettura della velocità piacevolmente caotica.

Il comportamento dinamico delle vetture continua a rispondere a un modello di guida squisitamente arcade, studiato per privilegiare la gratificazione immediata rispetto al rigore e alla frustrazione della simulazione pura. L’impostazione dei trasferimenti di carico e la risposta dei freni nelle staccate più violente tendono a perdonare anche gli errori di valutazione più evidenti, garantendo un controllo costante del mezzo anche nelle situazioni limite. Tuttavia, quando ci si trova al volante dei bolidi appartenenti alle categorie superiori, la necessità di gestire la potenza in uscita dalle curve veloci e di dosare l’accelerazione sui fondi a aderenza ridotta richiede una discreta padronanza dei pesi e una conoscenza non superficiale dei punti di corda.
L’officina tridimensionale si riconferma come il vero fiore all’occhiello dell’intera produzione, un centro nevralgico in cui la passione per i motori si traduce in un livello di personalizzazione e intervento meccanico davvero notevole. All’interno del hub è possibile muoversi liberamente attorno agli oltre quaranta veicoli realizzati su licenza ufficiale, intervenendo con chirurgica precisione sia sul comparto propulsivo e sulla regolazione delle sospensioni, sia sulla componente puramente estetica tramite livree, appendici aerodinamiche e cerchi in lega. Il lavoro di ammodernamento tecnico svolto per supportare l’hardware di nuova generazione mostra i suoi frutti più evidenti proprio nella resa dei modelli poligonali delle auto e nella totale eliminazione dei tempi di caricamento tra un menu e l’altro. La fluidità dell’azione si attesta su livelli di granito, garantendo quella risposta immediata ai comandi che risulta fondamentale quando si viaggia a trecento chilometri orari nel mezzo di un sorpasso azzardato.

Nonostante questi innegabili passi in avanti sul fronte della presentazione e della varietà, la produzione firma un netto passo indietro nei confronti dell’interazione fisica e della gestione dei contatti. Le collisioni tra i veicoli e gli impatti contro le barriere di protezione che delimitano i tracciati continuano a restituire risposte sorde e innaturali, prive di quella massa e di quell’inerzia reali che dovrebbero caratterizzare lo scontro tra tonnellate di metallo. L’assenza di un sistema di danni meccanici o estetici capaci di influenzare concretamente la resa della vettura riduce le bagarre nei gruppi di testa a spallate quasi indolori, privando i duelli ruota a ruota di quella tensione drammatica che avrebbe giovato all’immedesimazione complessiva.
A fare da contraltare alla buona cura riposta nelle vetture principali interviene una resa degli elementi di contorno decisamente altalenante. Se i tracciati cittadini impreziositi dalle luci notturne e le autostrade nipponiche riescono a regalare colpi d’occhio di indubbio impatto, le piste ambientate nelle zone rurali o montane tradiscono una certa povertà di dettagli e una gestione della vegetazione piuttosto generica. La resa dei riflessi sulla carrozzeria e la qualità delle strutture a bordo pista mostrano a più riprese la natura transizionale di un motore grafico che fatica a staccarsi completamente dal retaggio delle sue passate iterazioni, evidenziando una disparità visiva visibile quando si passano in rassegna i vari scenari.

Sul fronte delle modalità di fruizione, merita di essere sottolineata la presenza dello split-screen per due giocatori in locale, una caratteristica ormai quasi estinta nel panorama dei titoli di guida moderni. Poter condividere lo stesso schermo per affrontare sfide dirette rappresenta un valore aggiunto indiscutibile per le sessioni in compagnia, anche se questa modalità impone qualche inevitabile compromesso sulla complessità degli elementi dello sfondo e sulla densità del traffico. Il comparto online si assesta su strutture funzionali ma essenziali, offrendo eventi a tempo, classifiche globali e gare rapide che garantiscono una discreta longevità aggiuntiva, pur senza introdurre idee particolarmente originali o rivoluzionarie per il settore.
In ultima analisi, il lavoro portato avanti da Eden Games rappresenta un solido e sincero compromesso che rifiuta l’ossessione per la grandiosità a tutti i costi. Il titolo sceglie deliberatamente di non inseguire i mostri sacri del genere automobilistico sul terreno della simulazione o della sterminata quantità di contenuti, preferendo concentrarsi su un ciclo di gioco accessibile, ritmato e sorretto da un sistema di progressione gratificante. Le evidenti rigidità del motore fisico durante gli impatti e un comparto grafico che si muove ancora a due velocità impediscono alla produzione di raggiungere vette di assoluta eccellenza, lasciando sul campo un pizzico di amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere con una maggiore attenzione ai dettagli. Resta comunque un’opera divertente e senza troppe pretese, perfetta per chiunque desideri assaporare il brivido della velocità e il piacere dell’elaborazione senza dover fare i conti con la complessità di un assetto professionale.
POWER RATING: 7.0
“Gear.Club Unlimited 3 compie un passo in avanti verso la maturità grazie alla riuscita introduzione delle gare autostradali e a una personalizzazione profonda, ma sconta ancora limiti evidenti nella fisica dei contatti e una resa visiva degli ambienti discontinua.”
PRO
- Modalità Highway Rush divertente e capace di variare il ritmo di gioco
- Sistema di personalizzazione meccanica ed estetica ricco e gratificante
- Fluidità ancorata e tempi di caricamento ridotti al minimo
- Presenza dello split-screen in locale per due giocatori
CONTRO
- Modello di collisione tra i veicoli rigido e privo di sensazione d’impatto
- Qualità grafica degli ambienti e dei tracciati secondari altalenante
- Mancanza di un sistema di danni reali che punisca gli errori in gara




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