Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Bethesda Softworks
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox Series X|S, Xbox Game Pass, PlayStation 5, PC (Steam, Windows)
-Sviluppatore: id Software
-Publisher: Bethesda Softworks
DOOM diventa ancora più viscerale in The Dark Ages, la origins-story dedicata al Doom Slayer!
Noi di PowerWave83 adoriamo DOOM. Siamo cresciuti con DOOM, abbiamo vissuto DOOM in tutte le sue iterazioni, tutti i suoi capitoli, tutte le sue versioni, da quelle originali come DOOM e DOOM 2 al controverso (ma stupendo) DOOM 3 e relativa espansione così come tutti i vari porting come Final DOOM, DOOM su SEGA Saturn, DOOM su 32X, su Super Nintendo, DOOM 64 su Nintendo 64 e qualunque altra cosa possa venirvi in mente. Chiaramente, abbiamo adorato anche i nuovi capitoli, iniziando da quel DOOM 2016 che non solo funse da “reset” per l’intero franchise, ma che sostituì l’iconico Doomguy con il protagonista attuale, il terrificante Doom Slayer. Dobbiamo però confidarvi un segreto. Per quanto abbiamo adorato DOOM 2016, al punto da rigiocarlo ben più volte di quanto fosse “sano” supporre, addirittura procurandoci una copia per Nintendo Switch (siamo ancora dell’idea che il fatto che quel gioco esista e funzioni su quella console sia un piccolo miracolo), non siamo mai riusciti ad entrare totalmente in sintonia con il suo sequel, DOOM Eternal.
DOOM Eternal non era un brutto gioco, tutt’altro in realtà, il problema è che non ci dava l’idea di essere… DOOM. O meglio, non del tutto: l’ultra-violenza c’era, i demoni pure, le armi erano tutte potenti ed interessanti, e tutto quello che da sempre ha caratterizzato ogni capitolo della saga id Software era presente, in linea di massima. Il punto era che praticamente tutto quello che venne aggiunto dopo queste fondamenta andò a snaturare, per noi ovviamente, un concetto che di base era già perfetto. C’era troppa verticalità, in Eternal. Troppa verticalità e una enfasi troppo marcata su sezioni a piattaforme. Va bene introdurne un paio per spezzare la linearità o per spronare il giocatore all’esplorazione in cerca di segreti, ma quando ogni livello diventa quasi un pretesto per inserirne quanti più possibile, con intere sezioni dedicate a saltare di piattaforma in piattaforma, con scatti aerei e doppi salti inclusi, capite bene come già alla terza apparizione ci avessero già stancato. Ebbene, amanti di DOOM di tutto il mondo, potete gioire. The Dark Ages è molto più DOOM 2016 che non DOOM Eternal. Non solo, ci ha dato l’idea di essere più in linea con il concept originale di DOOM.

Vediamo la trama. La campagna di DOOM: The Dark Ages sarà incentrata sulla atmosfera “dark-fantascientifica-fantasy” adottata da DOOM 2016 e Eternal. Seguirà gli esordi del Doom Slayer, forte e taciturno come da copione, ben prima di essere risvegliato in un sarcofago in una stazione spaziale UAC in DOOM 2016. Ovviamente, lo Slayer stesso non è mai stato molto più di un semplice vettore per cattiveria e furia, quindi non ne vedremo un nuovo lato o approfondiremo le origini o le motivazioni del suo personaggio. Figuratevi, per darvi un idea, che dall’inizio sino a letteralmente metà gioco lo Slayer proferirà una sola parola: “Corri”. Piuttosto, la storia di The Dark Ages si concentrerà più sul colmare le lacune dell’universo di DOOM, immergendosi nella storia del conflitto tra umani e demoni e approfondendo sia le Sentinelle, la fazione a difesa dell’umanità, sia i Maykr, creature simili a divinità. E in questo modo, non solo la trama è funzionale, ma fa anche un buon lavoro nel condurci in un’ampia varietà di paesaggi cupi e (spesso letteralmente) infernali, tra cui castelli medievali a tema fantascientifico, oscure foreste, splendidi reami sommersi e un Regno Cosmico di ispirazione lovecraftiana che offre una miriade di enigmi davvero fantastici e rompicapo oltre che ambientazioni inquietanti, ben diverse da quelle che abbiamo visto finora.
A ben vedere però, forse la cosa migliore della storia è che non sembra più limitata alla battaglia dello Slayer contro generiche “Forze Infernali”. No, ora ci sono compagni umani che saranno centrali nella trama: sembrerà spesso di combattere al fianco dell’umanità in questa gigantesca guerra totale contro i demoni, e c’è un vero e proprio intrigo che coinvolge i misteriosi Maykr e il loro ruolo in tutto questo conflitto. Questa è la storia di DOOM più forte di sempre, anche se in tutta onestà l’asticella da superare non è mai stata altissima.
Prima di passare all’analisi del gameplay di The Dark Ages, vogliamo spendere due parole sulla serie: se c’è una cosa di DOOM che abbiamo sempre adorato, è la sua capacità di re-inventarsi. Tre decenni fa siamo stati benedetti dal classico sparatutto run-and-gun, poi uno sparatutto horror pieno di jumpscare, quindi una rivisitazione moderna del vecchio sparatutto run-and-gun e uno sparatutto d’azione incentrato sulla mobilità con DOOM Eternal del 2020. E’ una cosa che apprezziamo tantissimo, perchè pur mantenendo i pilastri base della premessa, permette di volta in volta di cambiarli e farli risultare sempre nuovi.

Ora, il gameplay. La forma che DOOM: The Dark Ages assumerà sarà fortunatamente molto diversa da quella di Eternal, un gioco che come abbiamo già detto non è tra i nostri preferiti. In effetti, è così diverso che sin da subito ci ha catturato, con il suo essere più in linea con i DOOM originali e con DOOM 2016. Per noi, la pesantezza del movimento, l’assenza di un doppio salto o di uno scatto aereo non sono assolutamente punti negativi. La cosa bella è che più giocavamo, più il nostro arsenale si ampliava, più i modi in cui potevamo eliminare i nemici si diversificavano e prendevamo sempre più consapevolezza di cosa fosse The Dark Ages in relazione agli altri capitoli. Alla fine, ne siamo usciti convinti del fatto che questa nuova creazione di id Software sia tra le migliori di tutti i tempi.
Ora, finalmente, possiamo parlare del gameplay. La caratteristica che distingue Doom: The Dark Ages dai precedenti capitoli della serie è l’aggiunta dello Scudo dello Slayer e di tutte le abilità che ne conseguono. Ora, anziché essere costretti a evitare danni rimanendo costantemente in movimento e saltando come conigli sotto metanfetamine, si sarà spesso incoraggiati a caricare direttamente verso il pericolo con lo scudo pronto a bloccare o deviare gli attacchi nemici. Qualsiasi attacco rosso può essere bloccato fino all’esaurimento dello scudo, e qualsiasi attacco verde può essere riflesso con una guardia al momento giusto non solo per infliggere danni ingenti, ma anche per stordire la maggior parte dei mostri colpiti.

L’altra tecnica chiave con lo scudo sarà un attacco a carica che potrà essere usato per accorciare rapidamente la distanza tra voi e il nemico. Per darvi un’idea, immaginatevi la catena del Super Shotgun (la Doppietta) in DOOM Eternal, solo più veloce, utilizzabile con qualsiasi arma e con un tempo di recupero relativamente breve. Questa combinazione di poter usare lo scudo sia in difesa per bloccare e stordire, sia in attacco per entrare o uscire rapidamente da un conflitto, è ciò che eleva davvero il combattimento di The Dark Ages sino alla stratosfera, rendendolo comunque molto veloce ed emozionante anche con la rimozione di elementi come doppi salti, scatti a mezz’aria e cambi d’arma rapidi. Abbiamo il meglio di entrambi i mondi, in quanto questo Slayer è ancora estremamente mobile, ma dà anche l’impressione di essere un carro armato pesantemente corazzato grazie ai passi rumorosi e all’onda d’urto prodotta quando si atterra da altezze elevate.
Tra l’altro, l’utilità dello scudo non finisce qui. In tempi relativamente brevi, si otterrà anche la possibilità di lanciarlo, in stile Capitan America, per decapitare all’istante tonnellate di nemici in una volta sola. Oppure, se lo si usa contro nemici più grandi, li colpirà continuamente con una sega circolare, immobilizzandoli per un breve periodo. Questa è un’abilità estremamente utile, che diventerà presto un pilastro delle vostre strategie. Lo scudo può anche distruggere le armature nemiche, ma se questi ultimi non ne possiedono una, potrete semplicemente lanciare il vostro scudo per impedire loro di sparare, lanciarvi all’attacco e tutto ciò che servirà sarà un singolo colpo di Doppietta per prepararli all’esecuzione.
Queste abilità saranno fondamentali per sopravvivere ai combattimenti più impegnativi, perché quasi tutti i nemici in DOOM: The Dark Ages avranno una debolezza simile e, a differenza di DOOM Eternal, raramente saranno specifiche per un’arma. Non sarà più necessario passare al fucile a pompa da combattimento per infilare una granata in bocca a un Cacodemone, poi passare al fucile per colpire di sorpresa un Revenant, quindi alternare i colpi del super fucile a pompa con quelli delle baliste per eliminare rapidamente un Predone o un altro nemico grosso e robusto, ecc. Non vi nascondiamo che è una caratteristica di Eternal (insieme alla sua iper-mobilità) che abbiamo detestato. The Dark Ages, invece, riesce a trovare il modo di essere un vero spasso senza richiedere ai giocatori di passare in rassegna una dozzina di armi per uccidere due o tre nemici.

Parlando dei nemici, saranno in gran parte i soliti noti che sono apparsi nella maggior parte degli altri DOOM. Ci saranno gli Imp, i Cavalieri Infernali, i già citati Mancubi e Aracnotron, e persino il terrificante Cyberdemone, e tutti si comportano come ci si aspetterebbe. Altri hanno ricevuto nuovi restyling per adattarsi meglio alla nuova ambientazione, come il Pinkie, ora una cavalcatura con un arciere demoniaco in groppa, e il nuovo Cacodemone proveniente dal Regno Cosmico. The Dark Ages riporta persino la (stramaledetta) Vagary come mini-boss, che non si vedeva da DOOM 3. Nel complesso, c’è una buona varietà nei nemici, e anche quelli che avete già combattuto un milione di volte hanno qualche nuovo trucco per adattarsi meglio al combattimento di The Dark Ages. Sempre rimanendo in tema di nemici, vale la pena menzionare anche che Id ha aumentato esponenzialmente il numero di nemici sullo schermo rispetto a DOOM 2016 o Eternal. Quando si ha una visuale dall’alto di un campo di battaglia, sembrerà davvero una guerra senza esclusione di colpi contro i servitori dell’Inferno. Potrà sembrare un dettaglio di poco conto, ma per noi è stato cruciale nel farci immedesimare nello Slayer e nella sua crociata.
Due parole sulle armi: The Dark Ages gioca molto con l’aspetto di ogni arma per darle un sapore d’altri tempi, ma le funzioni saranno generalmente le stesse che abbiamo imparato a conoscere e ad amare da questa serie. Tutti i pilastri saranno presenti: i fucili da combattimento e i super fucili a pompa, un fucile d’assalto che spara spuntoni a rotaia invece di proiettili (ma non chiamatela sparachiodi, quella è di Quake), un fucile al plasma e un’arma simile a un fucile di precisione a colpo singolo sotto forma di un soddisfacente lanciasfere d’acciaio, solo per citarne alcuni. L’unica arma unica del gruppo è lo Skullcrusher Pulverizer, un incrocio tra un fucile a pompa ed una mitragliatrice (!!!) che si comporta in un certo senso come la mitragliatrice Gatling ma ha una rosata talmente ampia, talmente ridicola che può semplicemente fare a pezzi un campo da football pieno di nemici con una sventagliata. È un’arma divertente che si sposa alla grande con l’incredibile quantità di nemici contemporaneamente sullo schermo di The Dark Age, anche se noi rimaniamo della vecchia scuola e preferiamo sfoltire le masse a colpi di Doppietta, specialmente quando, con i potenziamenti aggiuntivi, possiamo incendiare sia il bersaglio che i nemici vicini.
Un aspetto interessante del modo in cui The Dark Ages gestisce il suo arsenale è che ogni arma ha un’arma gemella che utilizza lo stesso tipo di munizioni e può essere scambiata con la semplice pressione di un pulsante. Ad esempio, oltre a un lanciarazzi, c’è un lanciagranate; oltre al già citato Pulverizer che infligge danni distribuiti su un’ampia area, c’è un Ravager che concentra il fuoco per colpire singoli nemici. Tutto ciò si traduce in una grande varietà nel gioco, e sebbene non sarete mai costretti a cambiare arma come in DOOM Eternal, ci siamo comunque ritrovato a passare da un’arma all’altra semplicemente perché… era divertente. Ad ogni modo, la parte migliore in assoluto della esperienza di The Dark Ages è che ogni arma mantiene la sua utilità per tutta la durata del gioco. Certo, col tempo svilupperete le vostre preferenze e graviterete (ad esempio) di più verso la Doppietta, il Lanciarazzi e lo Steelshot, ma anche le prime armi rimarranno valide una volta che si ottengono dei potenziamenti. Quando avrete poca armatura, potrete passare al fucile da combattimento che avrete precedentemente potenziato per incendiare i nemici e fargli rilasciare frammenti di armatura; se avrete bisogno di salute, potrete passare al Ravager per fargli rilasciare potenziamenti per la salute; e se dovrete neutralizzare un nemico e infliggere danni anche ad altri nelle vicinanze, potrete lanciare lo scudo contro un nemico, sparargli e guardare i vostri proiettili rimbalzare e colpire tutti gli altri intorno. E’ tutto semplicemente fantastico.

Infine, due parole sulle sezioni “extra” di The Dark Ages. Create per spezzare tutte le sezioni classiche ci saranno giganteschi combattimenti tra mecha e sezioni di volo in cui si pilota il drago dello Slayer. Sì, il Doom Slayer ha un drago: c’era forse un modo migliore per rendere ancora più metal lo Slayer? Queste sezioni saranno oggettivamente superficiali rispetto al resto di The Dark Ages, con le sezioni mecha che si ridurranno a poco più di un semplice loop di schivate e scazzottate e le parti con il drago riducibili a schivate (ancora) e spari contro bersagli più o meno grandi e mobili. Detto questo, funzionano a grandi linee come le classiche sequenze in cui si usa una torretta in altri giochi, in quanto saranno poco frequenti e abbastanza brevi da non rallentare mai il ritmo, e almeno offrono alcuni momenti ultra-cool nelle cutscene che le precedono e le seguono.
Tecnicamente, DOOM: The Dark Ages è, per usare un termine tematicamente corretto, spaventoso. In termini di design è oggettivamente fantastico, con la sua miscela esplosiva di fantascienza, fantasy classico e DOOM (per mancanza di un termine migliore), e tra le altre cose eleva una delle poche cose che ci sono davvero piaciute di Eternal: la scala del tutto. Ogni cosa, in The Dark Ages, è semplicemente grande, più grande, enorme o colossale. E poi ci siete voi nei panni dello Slayer, a combattere contro nemici grossi come palazzine a tre piani fregandovene bellamente della differenza di dimensioni. Epico. A tal proposito, lo Slayer di The Dark Ages fa apparire quello di Eternal (già un bestione pompato di due metri) come un ragazzino mingherlino. Oh, e la colonna sonora? Magari non raggiungerà l’eccellenza di quella scritta da Mick Gordon per DOOM 2016, ma nonostante ciò l’abbiamo trovata fantastica. È un’altra colonna sonora heavy metal di grande impatto che vi farà rigiocare interi livelli solo per godervela di nuovo.

Tirando le somme, a nostro modo di vedere DOOM: The Dark Ages prende quanto di buono costruito in trent’anni di storia, risolve i passi falsi del capitolo precedente, e tutto questo mentre mostra i muscoli con nuove meccaniche di gameplay, una realizzazione tecnica spaventosa ed una trama, finalmente, ben definita ed accattivante. C’è poco altro da aggiungere: se comprerete un solo FPS quest’anno, fate in modo che sia The Dark Ages.
POWER RATING:
9.5/10
“DOOM: The Dark Ages è qualcosa di sublime, che solamente i veterani di id Software potevano creare. Divertente, impegnativo, meccanicamente profondo, risolve le idiosincrasie di DOOM Eternal introducendo nuove e solide funzionalità. Capolavoro.”
PRO:
-Divertente: l’introduzione dello scudo è fantastica
-Comparto artistico ed Atmosfera incredibili
-Tecnicamente superlativo: id Tech 8 è spettacolare
-Colonna sonora epica
CONTRO:
-Le sezioni “extra” avrebbero potuto essere un po’ più elaborate





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