Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Cyan Worlds Inc
-Gioco Testato su: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X & S, PlayStation 5, PSVR2, PC (Windows, Steam)
-Sviluppatore: Cyan Worlds Inc
-Publisher: Cyan Worlds Inc

Scoprite una storia di intrighi, tradimenti e una civiltà sull’orlo del collasso, risolvendo complessi enigmi per svelare i segreti di Riven, il sequel di Myst!

Se la recente analisi del rifacimento di Myst ha evidenziato come l’opera primigenia di Cyan Worlds pretendesse un drastico e immediato rallentamento dei ritmi cognitivi, il debutto di Riven sulle console di ultima generazione amplifica quel medesimo assunto matematico, elevandolo a una potenza vertiginosa. Non ci si trova di fronte a un semplice seguito, ma a un mastodontico raddoppio della posta in gioco. Laddove il capostipite si articolava come una costellazione di mondi frammentati e autonomi, uniti solo dall’hub centrale della biblioteca, questo secondo capitolo concepisce un intero ecosistema insulare interconnesso, un labirinto geologico e tecnologico che non tollera la sbadataggine. Riven esige e premia l’intelligenza pura, configurandosi come una gigantesca macchina di Anticitera digitale in cui lo spostamento di un singolo ingranaggio su un’isola riverbera i propri effetti a chilometri di distanza. L’approccio degli sviluppatori scardina la pigrizia del fruitore moderno: non esistono sconti, non appaiono frecce fluorescenti all’orizzonte e l’architettura stessa del mondo funge da immenso, magnifico enigma. Questo rifacimento per PlayStation 5 non si limita a lucidare i ricordi del millenovecentonovantasette (dove già era pura avant-garde. NdPierre), ma disarticola l’arrogante presunzione di chi pensa che il videogioco contemporaneo abbia raggiunto l’apice della complessità strutturale.

Il passaggio dalla storica struttura bidimensionale a diapositive alla totale libertà tridimensionale garantita dal motore grafico Unreal Engine 5 non si traduce in un mero orpello estetico, ma modifica radicalmente l’atto stesso dell’indagine. Chi ricorda lo storico titolo rammenta l’angoscia di inquadrature fisse che, pur nella loro sbalorditiva bellezza pre-renderizzata, limitavano la comprensione spaziale del territorio. Oggi, camminare liberamente lungo le passerelle sospese sull’oceano o osservare i titanici macchinari di Gehn da qualsiasi angolazione trasforma la percezione geografica dell’arcipelago. Riven cessa di essere una suggestiva successione di fondali teatrali per tramutarsi in un’opera di architettura brutale e organica al tempo stesso, che ricorda da vicino le visioni utopiche e inquietanti del cinema di fantascienza sovietico o le complesse geometrie letterarie di Jorge Luis Borges. La fluidità della navigazione spaziale elimina l’attrito delle vecchie transizioni e, paradossalmente, accentua il senso di smarrimento all’interno di una scenografia monumentale che non offre punti di ancoraggio immediati, costringendo la mente a riorganizzare i confini di ciò che osserva.

L’incipit si ricollega direttamente alle vicende del predecessore, gettando chi gioca in un territorio ostile, governato dall’ossessione del patriarca Gehn e dal collasso strutturale delle Cinque Isole. L’obiettivo macroscopico, ovvero la liberazione di Catherine e l’imprigionamento del folle demiurgo, si frantuma immediatamente in una miriade di sotto-obiettivi criptici che richiedono una dote ormai rarissima nel panorama dell’intrattenimento odierno: la pazienza dell’osservazione scientifica. Cyan Worlds edifica un mondo che possiede una propria coerenza antropologica, linguistica e tecnologica. Comprendere il funzionamento della fauna locale, decifrare il sistema numerico a base cinque della civiltà D’ni o interpretare il simbolismo religioso imposto dal tiranno ai superstiziosi abitanti autoctoni sono passaggi obbligati per sperare di avanzare. Il tessuto narrativo non si appoggia a verbosi diari di testo o a spiegazioni didascaliche, ma si palesa attraverso la disposizione degli oggetti, la pressione dei condotti idraulici e i dettagli macroscopici di un paesaggio che sanguina disperazione e decadenza coloniale.

La risoluzione degli enigmi si sviluppa attraverso un costante esercizio di deduzione che evoca i migliori romanzi d’indagine della letteratura novecentesca. Ogni elemento inserito nell’ambiente possiede una precisa utilità funzionale; una campana di metallo, un totem di legno o il movimento di una turbina non sono mai elementi decorativi inseriti per riempire lo spazio poligonale, ma tasselli di un mosaico titanico. Sotto questo profilo, la vera sfolgorante intuizione di questo rifacimento risiede nella gestione della fedeltà filologica. Cyan Worlds implementa una duplice opzione strutturale all’avvio dell’avventura, consentendo di scegliere se affrontare il mondo attraverso la logica degli enigmi storici del millenovecentonovantasette oppure se cimentarsi con una versione interamente reinterpretata e modificata nelle soluzioni. Sebbene la via della modernizzazione possa solleticare chi cerca una progressione differente, l’analisi approfondita impone di consigliare senza riserve la fruizione con gli enigmi classici. È proprio in quella configurazione originaria, rigida e priva di compromessi, che si sperimenta l’essenza più pura del genio dei fratelli Miller, un’esperienza in cui la soluzione non giunge mai per tentativi casuali, bensì come fulminante epifania logica. La gratificazione che scaturisce dall’attivazione di un gigantesco tram a levitazione magnetica, dopo aver compreso la complessa rete di distribuzione dell’energia termica dell’isola, restituisce un senso di trionfo intellettuale che la stragrande maggioranza delle produzioni attuali non riesce nemmeno a sfiorare.

La gestione dell’interfaccia su PlayStation 5 beneficia della medesima cura millimetrica riscontrata nel recente restauro di Myst. Il timore di scontrarsi con la legnosità tipica dei vecchi porting nati per personal computer viene spazzato via da una mappatura dei comandi superba. Lo stick analogico muove la visuale con una morbidezza encomiabile, mentre un sistema di interazione contestuale aggancia i punti di interesse sensibili senza costringere a frustranti ricerche millimetriche a vuoto. L’introduzione del taccuino fotografico digitale, attivabile con la pressione di un singolo tasto, si conferma una benedizione assoluta. Poter catturare istantaneamente i complessi grafemi D’ni, le sequenze di combinazioni cromatiche o la disposizione dei pulsanti all’interno di un tempio sotterraneo evita la scomodità di dover distogliere lo sguardo dal monitor, fluidificando l’azione senza intaccare in alcun modo l’intransigente livello di difficoltà della sfida.

Dal punto di vista dell’impatto visivo, Riven si stabilisce con prepotenza tra le produzioni più affascinanti disponibili sulla console di Sony. L’uso magistrale dell’Unreal Engine 5 si traduce in una resa dei materiali straordinaria: la ruggine che corrode le tubature, la porosità della roccia vulcanica costantemente bagnata dal mare e la rifrazione della luce solare sulle onde creano un’atmosfera densa, quasi tangibile. I vecchi filmati in live action che caratterizzavano l’opera originale sono stati completamente sostituiti da modelli poligonali tridimensionali di altissima fattura, animati con una precisione microscopica che restituisce dignità espressiva alle apparizioni di Gehn e dei membri della resistenza. Sul piano della fluidità, la modalità prestazioni garantisce sessanta fotogrammi al secondo impeccabili, una fluidità che agevola i continui spostamenti tra un’estremità e l’altra delle isole. Di contro, la modalità risoluzione introduce il ray tracing e una nitidezza dell’immagine da lasciare sbigottiti, ideale per chi desidera contemplare l’orizzonte, accettando il compromesso dei trenta fotogrammi. Su PlayStation 5 Pro il pacchetto tecnico raggiunge la perfezione, eliminando le minime incertezze di caricamento delle texture durante le transizioni più rapide a bordo dei convogli.

Il comparto sonoro merita un’analisi approfondita, configurandosi come un vero e proprio co-protagonista dell’esperienza. Il silenzio assordante dell’arcipelago viene squarciato da un sound design industriale e naturalistico di rara potenza. Il sibilo del vapore che attraversa le valvole, il verso metallico delle creature marine e il rimbombo dei generatori sotterranei non svolgono una mera funzione di accompagnamento, ma si strutturano come indizi acustici fondamentali per la risoluzione dei puzzle. La colonna sonora originale è stata riarrangiata con cura, intervenendo solo nei momenti di massima tensione drammatica o di epifania logica, evitando di saturare l’esperienza e mantenendo intatto quel senso di isolamento monacale che costituisce la firma stilistica della produzione Cyan.

L’unica parziale spigolosità di un’operazione altrimenti impeccabile risiede nella natura stessa di un design così intransigente. Chi non ha familiarità con la filosofia degli sviluppatori o chi cerca un intrattenimento leggero, capace di guidare l’utente per mano attraverso stanze preconfezionate, si scontrerà con un muro di frustrazione apparentemente insormontabile. Riven non spiega nulla, non giustifica le proprie regole e punisce la fretta con il blocco totale della progressione. Questa spietata coerenza estetica e ludica rappresenta il più grande punto di forza dell’opera, ma delimita anche il campo d’azione a una nicchia di utenti disposta ad accettare una sfida intellettuale totalizzante, in cui il fallimento non è un’opzione punitiva del sistema, ma il necessario punto di partenza per la comprensione del mondo.

Il lavoro compiuto da Cyan Worlds si fissa nella mente come un punto di riferimento invalicabile per l’intera categoria dei rifacimenti storici. Riven non si accontenta di essere una bellissima operazione nostalgia, ma dimostra come una visione artistica potente, supportata da una tecnologia moderna e da un’intelligenza di scrittura sopraffina, possa scavalcare trent’anni di evoluzione industriale senza perdere un briciolo della propria spaventosa attualità. L’arcipelago di Gehn rimane un luogo spietato, magnifico e indimenticabile, un monumento alla pura logica che attende solo di essere decifrato da chi ha ancora l’ardire di addentrarsi nei meccanismi segreti della creazione.


POWER RATING: 9.7
“Il picco assoluto del genere punta e clicca rinasce in tre dimensioni con una maestosità visiva devastante, offrendo un livello di sfida intellettuale d’altri tempi che esalta la deduzione logica e la pazienza attraverso una mappatura su controller da salotto impeccabile.”

PRO

  • Design degli enigmi monumentale che premia l’intelligenza pura e l’osservazione meticolosa.
  • La doppia opzione permette di affrontare l’avventura con la logica classica del 1997, caldamente consigliata.
  • Ricostruzione tridimensionale dell’arcipelago splendida, densa di atmosfera e dettagli ravvicinati.
  • Sistema di controllo su pad fluido, naturale e totalmente privo di incertezze o legnosità storiche.

CONTRO

  • La modalità risoluzione a trenta fotogrammi al secondo palesa qualche saltuario appesantimento visivo nelle rotazioni più repentine della visuale.
  • La totale fedeltà alle filosofie punitive del passato esclude a priori chiunque cerchi un intrattenimento guidato o immediato.

Lascia un commento

In voga