Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da TomorrowHead Studio
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: TomorrowHead Studio
-Publisher: TomorrowHead Studio
TomorrowHead Studio ci porta nei desolati mari del nord, per raccontarci una storia di amore, perdita e… navigazione a vista.
Il mare del Nord non perdona, pulsa di un’apatia grigia che evoca le inquadrature più desolanti del cinema espressionista, i romanzi di sventura marittima di inizio Novecento o, più recentemente, del meraviglioso quanto inquietante The Lighthouse (2019, con Robert Pattinson e Willem Dafoe. NdPierre). In WILL: Follow the Light, la solitudine cessa di essere un semplice stato d’animo per tramutarsi in una coordinata geografica ed emotiva, una barriera liquida nera, inospitale e fredda che separa l’individuo dal resto del mondo. Il titolo proietta chi gioca in un microcosmo insulare sferzato dai venti, dove un uomo tenta di rintracciare il proprio figlio svanito nel nulla dopo una tempesta catastrofica. L’incipit cattura immediatamente l’attenzione, poggiando su una premessa intima che intende scandagliare i territori impervi dell’elaborazione del lutto, dell’isolamento e del distanziamento affettivo.

La navigazione a vela costituisce indubbiamente il fulcro dell’intera esperienza ludica. Governare l’imbarcazione non si riduce a premere un tasto direzionale; lo scafo fende onde minacciose con un realismo fisico sbalorditivo, obbligando a una gestione meticolosa delle drizze, della posizione del boma e del timone in base ai capricci delle correnti. Questa porzione del viaggio trasmette una costante e magnifica sensazione di impotenza di fronte alla vastità della natura, un isolamento che richiama direttamente la pittura romantica di Caspar David Friedrich. Lo studio di sviluppo dimostra qui una direzione visiva encomiabile, sfruttando l’illuminazione globale per valorizzare ogni singolo riflesso sulla cresta dell’acqua, mutando il faro in lontananza nella sola bussola visiva e spirituale a disposizione. Il rumore del sartiame che stride sotto la forza delle folate e il boato dei flutti che si infrangono sulla prua creano un’atmosfera magnetica, capace di avvolgere completamente i sensi.

L’incantesimo tuttavia si spezza bruscamente non appena la chiglia tocca la terraferma. L’esplorazione a piedi e le successive escursioni a bordo di una slitta trainata dai cani deviano verso i binari prestabiliti del simulatore di camminata più canonico, smarrendo quell’impeto dinamico e quella libertà di manovra che caratterizzano le sezioni marittime. La terraferma impone un ritmo differente, purtroppo zavorrato da un impianto strutturale rigido che trasforma il mistero in una sequela di compiti tediosi, privi di reale mordente esplorativo. Gli ambienti costieri, per quanto splendidi da osservare grazie a una cura millimetrica per la desolazione scandinava, si rivelano scatole vuote in cui muoversi seguendo percorsi obbligati.
I nodi strutturali vengono al pettine soprattutto nell’architettura degli enigmi. Troppe volte l’avanzamento si arena di fronte a rompicapo astrusi, privi di una logica coerente con l’urgenza della situazione, o drammaticamente ripetitivi. La costante necessità di riparare quadri elettrici o riattivare generatori di corrente funge da mero riempitivo, spezzando la tensione drammatica accumulata durante le tempeste. Su console, la situazione manifesta ulteriori criticità a causa di una mappatura dei comandi tutt’altro che ottimizzata per il controller. La manipolazione degli oggetti ambientali e l’allineamento dei meccanismi risultano legnosi, imprecisi e affetti da una fastidiosa inerzia che trasforma i momenti di riflessione in test di pazienza contro la tolleranza degli analogici.

A questa macchinosità si somma un adattamento dell’interfaccia utente problematico per la fruizione da salotto. I testi dei numerosi documenti scritti e le icone esibiscono dimensioni microscopiche sullo schermo, una disattenzione grave per un’avventura che affida gran parte della propria efficacia narrativa alla lettura di lettere, diari e appunti sparsi per gli scenari. La narrazione stessa soffre di vistose sfilacciature. Sebbene il colpo di scena finale tenti di ricucire i frammenti di un racconto spezzettato, un doppiaggio privo di enfasi e una scrittura a tratti grossolana depotenziano la drammaticità degli eventi, privando i dialoghi del pathos necessario.

Resta l’amaro in bocca per un’opera ambiziosa che non riesce a bilanciare la magnificenza della sua cornice estetica con la solidità delle sue meccaniche terrestri. Quando si spiegano le vele, il titolo tocca vette poetiche notevoli, ma la costante transizione verso compiti burocratici e controlli farraginosi ne tarpa inevitabilmente le ali. WILL: Follow the Light somiglia a quei fari costieri abbandonati: una struttura imponente, affascinante da contemplare nella sua solitaria architettura, la cui luce però fatica a squarciare la nebbia fitta dell’approssimazione tecnica.
POWER RATING: 6.5
“Un’avventura evocativa dall’art direction eccezionale, che purtroppo naufraga a terra a causa di enigmi ripetitivi e controlli su console legnosi. L’ambizione poetica si scontra con una realizzazione tecnica e narrativa claudicante.”
PRO
- Simulazione della navigazione splendida, complessa e realistica
- Direzione artistica ed effetti di luce di grande impatto visivo
- Atmosfera di squisita e opprimente solitudine scandinava
CONTRO
- Enigmi banali, ripetitivi e privi di mordente
- Sistema di controllo impreciso e rigido
- Interfaccia e testi dei documenti illeggibili su schermi da salotto
- Scrittura e interpretazione vocale prive della necessaria urgenza drammatica




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