Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da 3goo
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: PlayStation 5, Nintendo Switch 1/2, PC (Steam)
-Sviluppatore: 3goo
-Publisher: 3goo
3goo ci porta all’epoca d’oro delle sale arcade, con un racing game che si rifà esplicitamente ai classici come Sega Rally, Daytona USA e Virtua Racing!
Il rumore dei gettoni che cadono nella feritoia del cabinato e lo schermo che si accende all’improvviso sono ricordi stampati nella mente di chi, come noi, è cresciuto nelle sale giochi. Ci sono sensazioni e memorie muscolari che tornano a galla non appena si impugna il controller, ed è esattamente su questa corda emotiva che decide di suonare 4PGP. Sviluppato da 3goo, uno studio che porta con sé l’esperienza accumulata con la pubblicazione di progetti motoristici del calibro di Test Drive e Gear-Club, il gioco punta a recuperare lo spirito dei racing game arcade di fine anni Novanta. L’obiettivo si rivela immediato: dimostrare che quel modo viscerale di intendere la velocità ha ancora senso nel mercato odierno, qui supportato dai sessanta frame al secondo e dalla pulizia dei 4K. Non ci sono fronzoli o lunghe introduzioni, si scende in pista per correre e… beh, e basta.

Il coinvolgimento nel design di un veterano come Kenji Sasaki, una figura che ha legato il proprio nome a pietre miliari del calibro di Sega Rally (il gioco che mi ha messo nella condizione di DOVER parcheggiare una Toyota Celica in garage. NdPierre) e Ridge Racer, si nota fin dalla prima curva. Il sistema di guida non si perde in calcoli simulativi complessi, ma impone una gestione dei pesi sincera e diretta. Le traiettorie richiedono attenzione e la derapata controllata non serve per fare spettacolo, ma costituisce il pilastro fondamentale per mantenere alta la velocità. Chi si aspetta di frenare a caso sbatte dritto contro i muretti. Il gioco costringe a studiare ogni singola curva dei tracciati stradali disponibili, che spesso ingannano il pilota stringendosi all’improvviso proprio quando sembrava di avere la situazione sotto controllo.
L’offerta sul fronte dei contenuti si poggia su tre modalità storiche: Quick Race, Championship e Time Attack Mode. Si passa con disinvoltura dalla gara singola alla scalata di un torneo, ma è proprio in questa struttura che emergono i limiti più evidenti del pacchetto. La progressione si rivela lineare e decisamente classica, forse troppo per chi è abituato agli standard moderni. Sbloccare le vetture del garage stimola le prime ore di gioco, ma la mancanza di una vera modalità carriera o di sfide più articolate rischia di far subentrare la noia una volta esaurita la curiosità iniziale. Il livello di sfida si adatta alle esigenze di tutti grazie a quattro opzioni ben distinte, che vanno da Rookie a Expert. Se i primi gradini permettono di fare pratica senza troppi patemi, l’impostazione Expert azzera gli sconti: l’intelligenza artificiale non sbaglia una virgola e impone un ritmo forsennato, dove una singola sbavatura costa il podio.

A dare la carica durante le competizioni ci pensa la colonna sonora curata da Tomoyuki Kawamura, già autore dei brani ritmici di Virtua Racing, Sega Rally e Tokyo Xtreme Racer. La musica spinge forte e si fonde con il rombo dei motori, creando un tappeto sonoro azzeccato che aumenta la percezione del ritmo in pista. Le melodie elettroniche non rimangono sullo sfondo, ma dettano il tempo delle curve e delle staccate, avvolgendo il giocatore in un’atmosfera che sprizza anni Novanta da tutti i pori. Una nota negativa? Come tutti gli arcade racer, dove si passa la maggior parte del tempo con l’acceleratore a tavoletta dall’inizio alla fine, il rumore del motore può trasformarsi in una sorta di ronzio di sottofondo mono-tono e fastidioso (in Sega Rally, tra salti e tornanti, questa cosa si notava molto meno, ad esempio. NdPierre).

Il vero punto di svolta della produzione si sperimenta però sul divano, grazie allo split-screen locale che supporta fino a quattro giocatori. In un’epoca in cui il multiplayer online ha quasi cancellato il gioco condiviso nella stessa stanza, 4PGP riscopre il valore della sfida ravvicinata. Guardarsi in faccia dopo un sorpasso millimetrico o una sportellata all’ultima variante restituisce quel sapore genuino che le partite in rete non riescono a replicare. In questo contesto, i difetti strutturali e la linearità delle modalità passano in secondo piano. Resta il dubbio se una formula così ancorata al passato possa reggere sul lungo periodo. Il gioco si comporta come un oggetto d’altri tempi, affascinante e solido, ma chiuso nei suoi stessi limiti. Chi cerca continue ricompense o modifiche estetiche rimarrà deluso, mentre chi vive di decimi di secondo da limare nel Time Attack troverà pane per i suoi denti, accettando il rischio di una formula che mostra il fiato corto una volta svanito l’effetto nostalgia.
POWER RATING: 7.0
“Un sincero e vibrante atto d’amore verso i racing game arcade degli anni Novanta, sorretto da importanti firme d’autore e da una fluidità eccellente, che deve tuttavia fare i conti con una struttura complessiva fin troppo rigida e classica sulla lunga distanza.”
PRO
- Modello di guida immediato dotato di una squisita precisione nelle traiettorie, supervisionato da Kenji Sasaki.
- Lo split-screen locale a quattro giocatori restituisce la vera dimensione della sfida sul divano.
- Colonna sonora d’autore firmata da Tomoyuki Kawamura che esalta i sessanta frame al secondo granitici.
CONTRO
- Struttura delle modalità di gioco estremamente classica e priva di veri guizzi moderni.
- Progressione lineare che rischia di generare ridondanza una volta sbloccate le vetture nel garage.
- Il fattore longevità sul lungo periodo resta fortemente legato alla voglia di competere nel Time Attack.





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