Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Eastasiasoft
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, PC
-Sviluppatore: SMV Games
-Publisher: Eastasiasoft
Visual Novel? Avventura narrativa? Libro interattivo?
Il mercato digitale sbatte in vetrina decine di produzioni a basso budget ogni settimana, spesso soffocando la qualità sotto una montagna di titoli fotocopia. In questo mucchio, The Fissure prova a scartare di lato. L’opera sviluppata da SMV Games e distribuita da Eastasiasoft abbandona i brividi facili per imboccare la strada del thriller psicologico radicato nella provincia più isolata. Scegliere la struttura della visual novel serve a coprire i limiti evidenti di budget, ma sposta l’intero peso dell’operazione sulla scrittura e sulla capacità di generare ansia senza mostrare quasi nulla (…e a tal proposito, ricordatevi che in Alien, di Ridley Scott, per metà film non succede praticamente nulla. NdPierre).

La storia si muove intorno a Nahuel, un ragazzo che viaggia verso San Adraín, il paese natale della madre. Non ci ha mai messo piede, eppure il primo impatto genera un senso di déjà-vu fastidioso. L’odore di legna bruciata, le strade vuote e il silenzio delle case evocano una familiarità asfissiante. La narrazione gioca costantemente su questo dubbio, logorando la certezza del protagonista sulla propria salute mentale e costringendo chi gioca a dubitare di ogni singolo elemento dello scenario.

San Adraín respinge l’intruso con una freddezza calcolata. Gli abitanti non urlano e non minacciano, ma i loro sguardi dicono che sanno fin troppo. Sembra di stare dentro certi film polizieschi europei degli anni settanta, dove il paese stesso si trasforma in una trappola che stringe le pareti attorno al forestiero. La vecchia casa di famiglia amplifica questo isolamento, mutandosi in una scatola dei segreti priva di jump scare ma carica di una tensione strisciante, legata solo all’attesa del peggio.
Il gioco impone continui bivi narrativi, ma la vera spina dorsale dell’esperienza è il sistema dei loop. I finali sono multipli e i fallimenti non azzerano i progressi: gli indizi scovati in una partita restano in memoria e sbloccano nuove opzioni nei tentativi successivi. Questa idea trasforma il gioco in un lavoro di scavo, dove ogni tentativo aggiunge un pezzo al mosaico. Il meccanismo però mostra la corda troppo presto. Quando i testi si ripetono identici per interi blocchi, l’angoscia svanisce e subentra la noia della routine. Lo sviluppatore blocca il ritmo costringendo a rileggere dialoghi già visti solo per raccogliere un dettaglio mancante, spezzando la magia del racconto.

Visivamente il titolo stringe i denti e accetta i compromessi della sua natura indipendente. I fondali statici e i disegni dei personaggi scelgono tonalità autunnali e cupe, capaci di trasmettere la stanchezza di una comunità immobile. Il sonoro lavora di sottrazione: niente doppiaggio, solo il vento e lo scricchiolio dei pavimenti. Funziona, perché evita i rumori molesti tipici degli horror di seconda fascia.

Il problema vero emerge nella pancia dell’avventura, dove la scrittura si fa prolissa e perde mordente. SMV Games indovina l’atmosfera iniziale ma fatica a gestire i fili di una trama che si aggroviglia su se stessa, arrivando a soluzioni sbrigative. San Adraín resta un frammento di pietra e fumo, un mistero che lascia l’amaro in bocca non per la sua oscurità, ma per la meccanicità con cui si svela.
POWER RATING: 6.5
“The Fissure è un thriller psicologico maturo che sfrutta bene l’idea dei loop e della memoria condivisa tra le partite. Paga però il prezzo di una forte ripetitività nei testi e di un ritmo che si sfilaccia proprio sul più bello.”
PRO
- Atmosfera rurale cupa e coerente, ottima scelta dei toni cromatici autunnali.
- Il sistema di indizi che permangono tra i vari tentativi stimola l’indagine.
- Scrittura che rinuncia ai jump scare facili a favore della tensione psicologica.
CONTRO
- La ripetizione dei dialoghi durante i loop successivi genera presto la noia da routine.
- Il ritmo narrativo subisce cali vistosi ed eccessi di prolissità nella parte centrale.
- Alcuni finali alternativi si dimostrano troppo sbrigativi rispetto alla linea principale.





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