Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Axyos Games Entertainment
-Versione Testata: PlayStation 5

-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 5, PC
-Sviluppatore: N4BA
-Publisher: Axyos Games Entertainment

L’affascinante “Città murata di Kowloon”, un mostro urbano dentro a Hong Kong, fa da sfondo al nuovo horror di Axyos

La città murata di Kowloon non è mai stata un posto normale. Nella realtà era un ammasso incredibile di palazzi, tubi e fili elettrici ammassati a Hong Kong, e Welcome to Kowloon decide di usare proprio questa ambientazione per imbastire un horror in prima persona che punta tutto sulla claustrofobia. Il publisher Axyos Game (già dietro a “perle” come Apartment No.129, Anime VS Evil: Apocalypse e Ebola Village…*sospiro*. NdPierre) e gli sviluppatori di N4bA mettono da parte le meccaniche complicate e si concentrano su una cosa sola: far sentire chi gioca intrappolato in uno spazio minuscolo e sporco.

La storia comincia in modo molto semplice. Il protagonista è uno studente che cerca una stanza a buon mercato e finisce per trasferirsi in questo quartiere degradato. Non ci sono grandi trame o spiegazioni particolari dietro a quello che succede. Il gioco costringe a camminare in avanti, guardarsi intorno e subire la tensione dell’ambiente. Non esiste una progressione complessa e non ci sono enigmi difficili. Tutto si limita a cercare una chiave o a trovare l’interruttore giusto per aprire una porta. L’intera struttura si basa su corridoi strettissimi che obbligano a muoversi lentamente, aumentando il senso di oppressione.

Il comparto visivo funziona molto bene sulla console di casa Sony. La grafica non cerca il fotorealismo a tutti i costi, ma riesce a trasmettere benissimo l’idea del sudicio e dell’abbandono. Le pareti piene di umidità, le luci al neon che tremano e i soffitti bassi fanno venire l’ansia a ogni passo. Questo è sicuramente il punto di forza maggiore del titolo, perché ricrea perfettamente l’atmosfera delle vecchie foto della vera Kowloon, dove la luce del sole non arrivava mai in mezzo alle case. Gli spazi sembrano stringersi attorno al giocatore in modo asfissiante.

I veri problemi emergono quando si analizzano le meccaniche di gioco. Welcome to Kowloon è a tutti gli effetti un walking simulator, ma la sua formula mostra subito il fianco a diverse critiche. Il continuo utilizzo dei jump scare perde efficacia molto in fretta. Se all’inizio i rumori improvvisi e il buon uso dell’audio 3D riescono a far saltare sulla sedia, dopo un po’ si capisce il trucco. Lo schema che impone di camminare, trovare un oggetto e scappare dal mostro di turno diventa ripetitivo. Manca una vera tensione psicologica che vada oltre il semplice spavento visivo o acustico.

La versione PS5 mantiene intatta la natura del progetto originale, compresa la sua durata ridotta, dato che l’esperienza si completa in circa un’ora. È una scelta precisa, strutturata come un piccolo film horror da vedere tutto d’un fiato senza interruzioni. Questa brevità evidenzia però i difetti del ritmo. Quando un titolo elimina quasi del tutto il gameplay per puntare solo sull’atmosfera, ogni momento deve essere calibrato al millimetro. Qui invece ci sono diversi tempi morti, con lunghe camminate nel vuoto che spezzano la paura e rischiano di annoiare.

Nonostante questi limiti, il gioco riesce a trasmettere un forte senso di isolamento. La figura della padrona di casa, che compare all’improvviso nei corridoi, funziona come minaccia costante e ricorda che quel posto non è affatto sicuro. Tecnicamente il porting su console è fluido e non soffre di scatti o problemi di fluidità. L’illuminazione gestisce bene le ombre, che diventano le vere protagoniste di ogni stanza. Chi cerca una storia profonda o un gameplay stratificato rimarrà deluso, mentre chi vuole solo sessanta minuti di sobbalzi e ambientazioni cupe troverà pane per i suoi denti.

Resta il fatto che ci si trova davanti a un horror molto basilare. L’ottima resa estetica della città murata avrebbe meritato un pizzico di coraggio in più nelle dinamiche di gioco, invece di adagiarsi sui soliti cliché del genere indipendente. Rimane un’esperienza mordi e fuggi che si dimentica piuttosto in fretta una volta spenta la console.

POWER RATING: 5.0

“Un’esperienza horror vuota e inconsistente che esaurisce le sue cartucce nei primi dieci minuti. La suggestiva resa della città murata non può compensare l’assoluta mancanza di gameplay, la brevità imbarazzante e una sfilza di jump scare prevedibili.”

PRO

  • Atmosfera claustrofobica riuscita e opprimente
  • Ottima resa visiva del degrado della città murata
  • Comparto sonoro 3D efficace nei primi minuti

CONTRO

  • Interazione ludica praticamente inesistente e ripetitiva
  • Uso pigro e abusato dei soliti jump scare telefonati
  • Durata infinitesimale che non giustifica l’acquisto
  • Linearità totale che soffoca qualsiasi accenno di dinamismo

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