-Codice Review fornito da QUByte Interactive
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, PC
-Sviluppatore: Team Zeroth
-Publisher: QUByte Interactive
Un metroidvania con zero mostri, zero combattimenti, ma con un sacco di… idraulica?!
Per decenni ci hanno raccontato un’enorme bugia: che fare l’idraulico nei videogiochi significasse saltare in testa a tartarughe giganti, sparare palle di fuoco e scivolare nei tubi per raccogliere monete d’oro. Poi arriva il piccolo studio brasiliano Team Zeroth e decide di fare la cosa più assurda e coraggiosa di tutte: un gioco dove l’idraulico fa davvero l’idraulico. Con Plungeez ci dimentichiamo le fruste, i cannoni, le morfosfere e la solita violenza da metroidvania classico. Qui ci si rimbocca le maniche, si afferrano due sturalavandini e ci si tuffa nelle viscere fognarie di Salvador per sistemare un disastro idraulico di proporzioni bibliche.

La storia parte subito senza perdersi in troppe chiacchiere. Bôni, una tosta operatrice del servizio idrico cittadino, finisce dritta in un tombino aperto durante il turno di lavoro. Niente mondi incantati o regni da salvare: sotto l’asfalto c’è solo un gigantesco e intricatissimo labirinto di tubi arrugginiti, caldaie fumanti e stanze allagate. L’unico obiettivo è tornare all’aria aperta. Per farlo, non serve uccidere mostri, ma capire come diavolo far funzionare di nuovo una gigantesca rete idrica abbandonata da anni.
L’idea geniale alla base di Plungeez sta proprio nell’aver cancellato del tutto i combattimenti. Non ci sono nemici da affettare o boss giganti che sparano laser. La vera sfida è l’ambiente stesso, che si trasforma in un enorme rompicapo tridimensionale da risolvere a colpi di logica. L’attrezzo principale? Una coppia di sturalavandini. Usarli per arrampicarsi sulle pareti e sui soffitti offre una sensazione stranamente soddisfacente: ogni salto va calcolato al millimetro, perché la gravità non perdona e basta un errore per scivolare di nuovo giù. Sembra un’arrampicata libera versione cantiere, ed è maledettamente divertente.

Dimenticatevi la solita mappa dove si torna indietro solo per sparare a una porta rossa con il raggio nuovo di zecca. In Plungeez il backtracking funziona in modo del tutto naturale, quasi come se si stesse lavorando in una vera casa. Trovate una stanza completamente bloccata dall’acqua? Tocca risalire qualche settore più in alto, trovare la valvola giusta, deviare la pressione e tornare giù a controllare se la zona si è finalmente prosciugata. Le chiavi inglesi, le tute da sub e gli altri strumenti che si recuperano per strada non servono a fare più danno, ma a interagire con i macchinari e ad aprire passaggi fino a quel momento del tutto inaccessibili.
Graficamente il gioco si difende benissimo. La pixel art a sedici bit dà vita a sotterranei sorprendentemente ricchi di dettagli e colore. Si passa dal calore soffocante e arancione delle sale macchine al blu freddo e claustrofobico delle enormi cisterne d’acqua. L’ispirazione all’architettura reale di Salvador de Bahia si vede tutta, dando la sensazione costante di trovarsi dentro una struttura imponente e un po’ fatiscente, dove la nostra protagonista sembra davvero minuscola rispetto al gigante di ferro e cemento che la circonda.

Ovviamente, non tutto scorre esattamente liscio come l’olio. Senza mostri a tenervi con il fiato sul collo, alcuni rompicapo rischiano alla lunga di diventare un po’ macchinosi. Quando la soluzione richiede di azionare tre leve diverse sparse ai quattro angoli della mappa, la quantità di strada da rifare a piedi può far salire un pizzico di frustrazione. Inoltre, la precisione richiesta nei salti e negli agganci con gli sturalavandini è a tratti davvero severa: sbagliare un’aderenza per una questione di pochissimi pixel e dover scalare di nuovo un’intera torre di tubi può mettere a dura prova i nervi anche dei giocatori più pazienti.
Nonostante qualche rigidità nei comandi e un ritmo che a metà avventura tende un po’ a rallentare, l’idea di spogliare un metroidvania da ogni elemento d’azione per trasformarlo in un puzzle spaziale puro è una scommessa decisamente vinta. Riuscire a far ripartire una pompa idraulica dopo aver studiato per mezz’ora il percorso di decine di tubazioni regala un senso di appagamento unico, molto diverso dalla solita scarica di adrenalina a cui ci hanno abituato i videogiochi moderni.

Alla fine della fiera, resta solo la curiosità di capire se una formula così mirata e priva di grandi botti finali possa bastare a tutti, o se una volta riaffiorati alla luce del sole si finisca per sentire la mancanza di un bel boss di fine livello da prendere a spallate.
POWER RATING: 7.5
“Un’avventura indie fresca e intelligente che elimina i combattimenti per puntare tutto su enigmi brillanti e un uso originale degli sturalavandini. Qualche passaggio un po’ troppo rigido e un po’ di stanchezza nelle fasi avanzate non rovinano un’esperienza davvero diversa dal solito.”
PRO
- Enigmi ambientali intelligenti e basati su una logica idraulica credibile
- L’assenza di combattimento regala un’atmosfera unica e rilassante
- Pixel art colorata e ricca di atmosfera
- La meccanica di arrampicata con gli sturalavandini è divertente e originale
CONTRO
- Molto backtracking che a volte appesantisce il ritmo di gioco
- Salti e agganci con gli sturalavandini richiedono una precisione a tratti punitiva
- Mancano momenti di vero climax per spezzare la routine degli enigmi




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