Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da iRacing
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC
-Sviluppatore: iRacing
-Publisher: iRacing
Stelle, strisce, grossi motori V8 e… auto che girano in tondo! Benvenuti a NASCAR 26!
Per chi cresce con la cultura automobilistica “nostrana/europea”, ovvero impregnata del mito delle staccate al limite a Monza, Vallelunga, al Mugello o al Nürburgring, dei tornanti del Passo dello Stelvio o della ricerca esasperata della perfezione sia meccanica che aerodinamica, il concetto di corsa automobilistica americano appare come una bizzarra stravaganza. L’idea che il massimo vertice del motorsport d’oltreoceano, INDY esclusa, consista nel far girare per quattro ore quaranta enormi dinosauri di ferro con l’aerodinamica di un mattone, spinti da mastodontici V8 da quasi 700cv all’interno di un catino asfaltato, svoltando quasi esclusivamente a sinistra, oscilla costantemente tra il comico e l’incomprensibile. Per la sensibilità di chi considera l’automobilismo un’arte fatta di punti di corda, chicane e raffinatezze ingegneristiche e materiali pregiati, la NASCAR somiglia a una visione quasi “idiota” della velocità: un’orgia di rumore primitivo e assordante, lamiere piegate e benzina bruciata a beneficio di spettatori alimentati a hot dog e birra tiepida (il tutto mentre un’aquila reale sorvola le tribune, ovviamente. NdR). Eppure, proprio attorno a questo apparentemente rozzo, sgraziato, circo di cavalli vapore e ferro batte il cuore di una delle discipline sportive più seguite al mondo, un universo che iRacing Studios ha deciso di tramutare in una simulazione totale con NASCAR 26.

Andare oltre il pregiudizio culturale significa scoprire che, sotto la crosta di una disciplina all’apparenza brutale, semplicistica e monocorde, si nasconde una fisica spietata. L’approccio di iRacing Studios trasforma l’apparente banalità del girare in tondo in un’esperienza di tensione pura, sfruttando la potenza visiva dell’architettura Unreal Engine 5. Affrontare una curva parabolica a Daytona non ha nulla a che vedere con la traiettoria pulita di una vettura da monoposto; è una lotta contro la massa metallica del veicolo, dove la forza centrifuga e l’inclinazione del banking creano un’aderenza precariamente bilanciata dal trasferimento di peso. La gomma non si limita a scivolare, ma soffre, si deforma e dialoga con l’asfalto, trasferendo al pilota la sensazione costante di trovarsi sul ciglio di un precipizio. Per rendere meglio l’idea: Se guidare una vettura da F1 equivale all’essere fantini su un purosangue, una NASCAR è l’equivalente di essere aggrappati a un meticcio rustico (con la luna storta.NdR) durante un rodeo, e a cui non va per niente l’idea di avere qualcuno sopra. Terrificante.
Nelle fasi di pack racing, la presunta semplicità della corsa esplode in una complessità tattica soffocante. Con quaranta auto stipate in pochi metri a oltre trecento chilometri orari, l’aria diventa un fluido solido e turbolento. La scia non è un premio statistico per chi sta dietro, ma una forza dinamica che regala velocità ma quasi azzera la stabilità dell’auto, costringendo a correzioni millimetriche. Rimanere fuori dal flusso corretto significa venire risucchiati indietro come un corpo estraneo, mentre attaccarsi al paraurti di chi precede richiede una freddezza chirurgica. È una danza ad altissima tensione che disarticola la calma del pilota e impone una lettura spietata delle correnti d’aria.

Sul fronte del comportamento dinamico, il titolo mette in mostra una calibrazione notevole. Sfruttando un volante con force feedback diretto, il sistema restituisce con precisione brutale ogni singola imperfezione dell’ovale, dal degrado progressivo degli pneumatici fino all’alleggerimento minaccioso dell’avantreno quando ci si inserisce nella scia calda degli avversari. Sbagliare l’angolo di ingresso in una curva ad alta velocità non significa semplicemente perdere un decimo di secondo, ma innescare una pendolata violenta che catapulta la vettura contro le barriere esterne. Gli sviluppatori sono tuttavia riusciti a compiere un piccolo miracolo di accessibilità: la risposta al gamepad tradizionale conserva la severità del modello matematico sottostante, garantendo un controllo preciso tramite i filtri di input senza mai trasformare la guida in un’esperienza punitiva o innaturale.
La struttura della modalità carriera costituisce l’ossatura portante dell’intera produzione. La scalata al successo non prende il via dai palcoscenici patinati dei superspeedway, ma nell’atmosfera polverosa di un’officina di provincia. Il percorso parte dalle categorie minori come la serie ARCA Menards, un ambiente spartano che evoca la routine degli artigiani meccanici di primo Novecento, dove ogni singolo componente di ferro deve essere lavorato e calibrato per resistere allo stress della gara. In questa fase, la vittoria in pista è solo una parte dell’equazione: il gioco impone di amministrare il budget con il rigore di un economista, bilanciando i costi di riparazione con l’assunzione di tecnici capaci di far guadagnare preziosi cavalli al motore.

Il passaggio alla Craftsman Truck Series, seguito dalla Xfinity Series e infine dalla Cup Series, stravolge continuamente il feeling di guida. I pick-up della serie Truck impongono uno stile di guida rigido, caratterizzato da un forte sottosterzo che richiede di lavorare molto con la trazione in uscita. Le vetture della Cup Series, al contrario, sono mostri indomabili che esigono un rispetto assoluto, dove un minimo errore nella pressione dei pneumatici o un picco di temperatura dell’olio rischiano di mandare in fumo un intero fine settimana di lavoro.
Il sistema di sviluppo dei componenti all’interno del garage introduce un livello di personalizzazione strategica interessante, sebbene afflitto da qualche ombra. La possibilità di intervenire su aerodinamica, rapporti del cambio e regolazione delle sospensioni permette di plasmare il comportamento del veicolo in base alle caratteristiche specifiche di ogni tracciato. Tuttavia, col passare delle stagioni virtuali, la gestione delle routine di officina tende a diventare ripetitiva, trasformandosi in una sequenza di adempimenti burocratici che attenuano la carica emotiva dell’ascesa agonistica.

Di tutt’altro spessore è la ricostruzione della modalità The Chase, la fase a eliminazione diretta che assegna il titolo finale. Qui il livello di pressione psicologica raggiunge vette elevate. Le ultime tappe del campionato non sono più semplici corse a punti, ma scontri spietati dove ogni contatto o errore ai box può decretare la fine dei sogni di gloria. L’intelligenza artificiale dei rivali gioca un ruolo fondamentale nel mantenere altissimo il coinvolgimento: ognuno dei centonovanta piloti con licenza ufficiale mostra una personalità ben precisa in pista, alternando staccate aggressive a condotte di gara più attente al degrado della gomma. L’inclusione delle bandiere di cautela e dei ritiri forzati DNF per guasti meccanici o incidenti aggiunge un tocco di spietato realismo all’intera offerta.
L’offerta complessiva comprende le classiche modalità Quick Race e Championship, affiancate da un comparto multiplayer solido e dotato di supporto cross-play. Le sfide online dimostrano una stabilità di rete eccellente, gestendo le bagarre a stretto contatto in pack racing senza mostrare incertezze o vistosi fenomeni di ritardo nella posizione dei veicoli.

Dal punto di vista visivo, il lavoro svolto sull’Unreal Engine 5 offre scorci di notevole impatto scenografico. Le gare in notturna risaltano per un sistema di illuminazione dinamica che riflette le luci dei riflettori sulle carrozzerie in modo spettacolare, mentre l’evoluzione atmosferica del cielo influisce direttamente sulle temperature dell’asfalto. La modellazione dei tracciati è impeccabile: affianco ai mostri sacri come Talladega o Daytona, spicca la presenza di piste diverse dal solito come Chicagoland, il Qualcomm Circuit presso la Naval Base Coronado o il tortuoso circuito cittadino di St. Petersburg, dove le vetture NASCAR si trovano a fare i conti con staccate violente, marciapiedi e, pura fantascienza, curve a destra (ok, questa era l’ultima, promesso. NdR).
Il comparto sonoro è una celebrazione della forza bruta. Il rombo dei motori V8 possiede un timbro profondo e aggressivo che riempie l’ambiente, mentre la resa acustica interna restituisce con precisione l’effetto dei detriti che sbattono sulla scocca e il fischio della trasmissione. A completare il quadro c’è la voce dello spotter Freddie Kraft, le cui indicazioni via radio risultano fondamentali per orientarsi durante le fasi di sorpasso cieco nei grupponi.
I limiti della produzione risiedono principalmente in una certa pesantezza dell’interfaccia di configurazione dei setup, priva di spiegazioni chiare per i giocatori meno esperti, e in qualche isolata incertezza del frame rate nelle situazioni di gara più affollate. Inoltre, l’impostazione smaccatamente simulativa potrà scoraggiare chiunque sia alla ricerca di un approccio arcade immediato e privo di complicazioni.

L’asfalto degli ovali sarà pure un concetto bizzarro e decisamente lontano (per non dire alieno. NdR) dalla nostra tradizione motoristica, ma la dedizione con cui iRacing Studios ha confezionato questo pacchetto merita rispetto. Sul tracciato restano l’odore acre di gomma bruciata e l’eco di motori ruggenti, testimoni di un’opera che riesce a trasformare un’apparente follia d’oltreoceano in un’esperienza simulativa viscerale e appagante.
POWER RATING: 8.8
“Un ritorno in grande stile per la NASCAR in chiave simulativa: iRacing Studios trasforma una disciplina all’apparenza grezza in un’esperienza di guida complessa, viscerale e visivamente spettacolare.”
PRO
- Modello fisico di altissimo livello e gestione impeccabile della scia
- Modalità carriera profonda e ricca di sfumature
- Sonoro devastante per presenza e fedeltà acustica
- Ottimo impatto visivo garantito dall’Unreal Engine 5
CONTRO
- Interfaccia dei setup ostica e poco chiara per i principianti
- Qualche calo di frame rate nelle bagarre più affollate
- Routine gestionali della carriera alla lunga un po’ ripetitive




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