Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Konami
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
-Sviluppatore: Konami
-Publisher: Konami

Arriva la seconda parte della Metal Gear Solid Master Collection, e porta in dote due capolavori e un interessante spin-off!

Signori e Signore, Metal Gear è tornato. Se nel primo volume della Metal Gear Solid Master Collection abbiamo potuto riassaporare le origini del mito, muovendo i primi passi tra i pixel di MSX, passando per l’originale capolavoro per PSOne, fino al salto nei 128 bit di PS2, questo secondo capitolo della raccolta punta i piedi su quello che per quasi vent’anni è stato il vero grande gigante incatenato della serie. Parliamo di opere che hanno segnato epoche diverse, su piattaforme nate con filosofie opposte, ma che oggi finalmente condividono lo stesso tetto sulle console di ultima generazione. E credeteci quando vi diciamo che l’emozione, quando si parte per la prima volta con il menu principale di questa nuova raccolta, è esattamente la stessa di quando inserivamo per la prima volta quei dischi nelle nostre amate console dell’epoca.

Cosa bolle in pentola?

Andiamo subito al sodo e capiamo cosa contiene nel dettaglio questa Master Collection Vol. 2. Il piatto forte, l’elefante nella stanza che tutti aspettavano con trepidazione da quasi un ventennio, è senza ombra di dubbio Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Rimanere bloccato per quattro intere generazioni su PlayStation 3 era una vera ingiustizia per la storia del videogioco, e vederlo finalmente libero da quella gabbia hardware rappresenta un piccolo grande miracolo ingegneristico.

Ma Konami non si è certo fermata qui. Nel pacchetto troviamo infatti anche Metal Gear Solid: Peace Walker, capitolo fondamentale nato su PSP che ha gettato le basi per la struttura gestionale e di gameplay poi vista in MGSV. A completare il quadro c’è una chicca davvero inaspettata per i cultori del retrogaming: Metal Gear Solid: Portable Ops, accompagnato da quel piccolo gioiello tattico in due dimensioni che fu Metal Gear: Ghost Babel per Game Boy Color.

E proprio come nel primo volume, il contorno è a dir poco strabordante. Troviamo Master Book dedicati alla lore e all’analisi approfondita di ogni singolo gioco, gli Screenplay Book integrali con tutti i dialoghi originali delle sceneggiature, bozzetti preparatori mai visti prima, una sezione audio con le colonne sonore e una galleria d’arte interattiva ricca di illustrazioni firmate dall’inconfondibile tratto del maestro Yoji Shinkawa. Insomma, ci troviamo di fronte a un archivio storico completo, strutturato e accessibile direttamente da un comodo menu principale.

L’elefante nella stanza: la liberazione di Old Snake

Inutile girarci intorno: Metal Gear Solid 4 era il titolo più a rischio di tutto questo pacchetto. L’architettura bizzarra e notoriamente ostica di PlayStation 3, basata sul (tristemente. NdR) famoso processore Cell, ha reso la conversione di questo capitolo un vero e proprio incubo tecnico per anni. Molti pensavano che non lo avremmo mai più visto fuori da quella console. E invece, vedere come gira oggi su hardware moderno fa tirare un grandissimo e liberatorio sospiro di sollievo a tutti gli appassionati.

Il gioco si presenta in una veste visiva tirata a lucido, con una risoluzione nitida e pulita, ma soprattutto con un framerate finalmente ancorato ai 60 fotogrammi al secondo. Questo elimina in un colpo solo quei vecchi e storici cali di fluidità che affliggevano l’originale PS3 durante le sparatorie più caotiche o nelle scene ricche di effetti particellari. Rigiocare oggi le avventure di un Solid Snake precocemente invecchiato e piegato dal dolore, immerso in guerre d’affari gestite dalle Intelligenze Artificiali tra le macerie del Medio Oriente o tra i corridoi innevati e nostalgici di Shadow Moses, fa un effetto incredibile.

Certo, Guns of the Patriots rimane il capitolo più estremo ed eccentrico della visione cinematografica di Hideo Kojima. Ci sono filmati lunghissimi che a volte sfiorano la durata di un vero e proprio lungometraggio, sessioni via Codec al limite del fiume in piena e un tono narrativo drammatico che si alterna continuamente a trovate del tutto bizzarre. Basti pensare al sistema di gestione dello stress e della psiche di Snake, alle fobie scatenate dalle Beauty and the Beast o all’immancabile umorismo sopra le righe. È un gioco che vi chiede tempo, attenzione e una buona dose di pazienza, ma quando lascia spazio all’azione pura, con il mimetismo dinamico della tuta OctoCamo e la possibilità di intervenire sul campo di battaglia aiutando una delle fazioni in guerra, dimostra ancora oggi una forza ludica straordinaria.

Basi militari, mercenari e tattica tascabile

Passare da un kolossal come MGS4 a Metal Gear Solid: Peace Walker fa capire quanto la serie sapesse adattarsi con genialità al contesto hardware su cui nasceva. Concepito originariamente per la piccola PSP, Peace Walker non era un semplice spin-off, ma un vero e proprio pilastro narrativo incentrato sulla figura di Big Boss. Il gioco ha introdotto la gestione della Mother Base, il reclutamento dei soldati sul campo tramite il celebre sistema di estrazione Fulton e una struttura a missioni brevi pensata appositamente per la fruizione portatile.

Rigiocare Peace Walker oggi su uno schermo grande e soprattutto con il supporto del doppio analogico è una gioia pura. I controlli, che sulla console portatile Sony richiedevano qualche “faticosa acrobazia”, per usare un eufemismo, con le dita sui tasti dorsali, adesso rispondono in modo fluido, preciso e naturale. La grafica conserva lo splendido stile cel-shading per le sequenze narrative a fumetti disegnate da Ashley Wood, regalando un impatto visivo estremamente pulito ed elegante anche a risoluzioni elevate.

E poi c’è Ghost Babel. Per chi non lo conoscesse, si tratta di una rivisitazione alternativa dell’universo di Metal Gear pubblicata su Game Boy Color nel lontano 2000. Un piccolo capolavoro di game design che prende tutte le meccaniche stealth classiche in due dimensioni dei primi capitoli per MSX e le adatta con una maestria impressionante alla visuale dall’alto del display Nintendo. Trovare un titolo simile inserito in questa raccolta dimostra un livello di cura e attenzione per la preservazione storica del medium che non possiamo che applaudire a piene mani. Non snobbatelo, e non consideratelo un simpatico extra da liquidare in 5 minuti con un sorriso, perché Ghost Babel è un Metal Gear fatto e finito, e per di più uno di quelli belli davvero. Tra l’altro, un piccolo messaggio per Konami: Se state valutando su cosa lavorare per il prossimo remake, che ne dite di questo gioiellino? Sarebbe sicuramente una bella trovata!

Vecchie asperità e fascino immutato

Va detto a scanso di equivoci e per rispetto della massima trasparenza verso chi legge: questa Master Collection non è un’operazione di remake, bensì di restauro. I giochi sono stati accuratamente restaurati, convertiti e ripuliti sul piano delle prestazioni, ma la struttura di gioco e il sistema di controllo originale sono rimasti esattamente quelli dell’epoca.

Questo significa che chi è abituato alle produzioni moderne o ai sistemi di tiro fluidi degli sparatutto contemporanei potrebbe trovare il sistema di puntamento di MGS4 o la rigidità nei movimenti di alcuni capitoli portatili un po’ ostici durante le prime ore di gioco. Allo stesso modo, la natura prolissa delle spiegazioni tattiche, le lunghe digressioni geopolitiche e l’impostazione metanarrativa fanno parte del pacchetto: prendere o lasciare.

Ma è proprio in questa scelta che risiede il valore di una vera operazione di conservazione. Non ci sono stati tagli, edulcorazioni o tentativi forzati di modernizzare a tutti i costi un linguaggio visivo e ludico che ha fatto la storia. Il comparto sonoro, che spazia dalle maestose e indimenticabili tracce orchestrali fino al doppiaggio originale guidato dallo storico cast di attori inglesi, restituisce intatta tutta la magia, la tensione e la carica emotiva di un franchise che ha segnato un’epoca.

Tirando le somme, Konami con questa Metal Gear Solid Master Collection Vol. 2 porta a termine un lavoro di restauro essenziale per l’intero settore. Potere accedere finalmente, da un’unica console moderna, a MGS4, Peace Walker e alle altre gemme del passato con questa fluidità e pulizia tecnica è un sogno che diventa realtà per chiunque abbia amato questa saga. Se il primo volume vi aveva convinti o se volete semplicemente recuperare alcuni dei momenti più importanti e complessi della storia dei videogiochi, questo pacchetto è un acquisto imprescindibile.

POWER RATING: 9.5

“Esattamente come con il Vol. 1, questa Master Collection si presenta come un’operazione di preservazione monumentale che restituisce al pubblico capolavori assoluti, privi di catene hardware. La pulizia tecnica e il rigore filologico oscurano del tutto l’inevitabile rigidità di alcune meccaniche del passato. Imperdibile.”

PRO

  • Ottimizzazione tecnica eccellente e framerate granitico su Metal Gear Solid 4
  • Peace Walker e Ghost Babel valorizzati dai controlli moderni e dall’alta risoluzione
  • Quantità di contenuti extra, manuali e materiali d’archivio davvero impressionante
  • Finalmente l’intera saga di Metal Gear è preservata e accessibile su console moderne

CONTRO

  • I controlli e la struttura narrativa originali richiedono un minimo di adattamento per i nuovi giocatori
  • La presenza di lunghissimi filmati in MGS4 potrebbe scoraggiare chi cerca un’azione immediata

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