Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Blue Brain Games
-Versione Testata: Nintendo Switch
-Disponibile per: Nintendo Switch, PC (Steam)
-Sviluppatore: Zadbox Entertainment
-Publisher: Blue Brain Games
Un interessante puzzle game ispirato ai giganti del genere
Tra la prima metà degli anni Novanta e i giorni nostri, il genere delle avventure logiche in prima persona si è trovato più volte a fare i conti con un’eredità ingombrante. Quella pietra miliare lasciata dai fratelli Miller con la serie di Myst e Riven ha tracciato solchi profondi, trasformando l’isolamento geografico e la narrazione ambientale nell’ossatura di centinaia di esperimenti. Alcuni hanno tentato di scardinare quella formula; altri si sono limitati a un’emulazione sterile. Con Quern: Undying Thoughts, la piccola compagine indie di Zadbox Entertainment compie invece una scelta differente: accetta fino in fondo quella pesante eredità, abbracciandone i codici visivi e concettuali con una sicurezza disarmante. L’arrivo del titolo sull’ibrida di casa Nintendo segna l’approdo su schermo portatile di una struttura enigmistica complessa, stratificata e ostinata, pensata per chi non cerca il suggerimento facile ma preferisce perdersi nell’osservazione metodica.
Un portale che si sbriciola alle nostre spalle. Una struttura in pietra protesa sull’oceano. Nessun preambolo, nessun tutorial dinamico a schermo. L’inizio di Quern impone un ritmo contemplativo e quasi austero. L’esploratore senza nome impersonato dal giocatore si ritrova confinato su un’isola misteriosa priva di vita apparente, se non per le tracce tangibili lasciate da un predecessore, il professor William Maythorn. Attraverso le sue lettere abbandonate con un ordine sospettoso, la narrazione comincia a srotolarsi tra le crepe della pietra. A questa voce storiografica e scientifica se ne affianca presto un’altra, immateriale e contrapposta, che invita a diffidare delle veridicità di quelle missive. È uno scontro concettuale a distanza tra due filosofie di pensiero, due modi di intendere la conoscenza e il potere dei portali architettati dagli antichi. Zadbox Entertainment evita sapientemente di affollare la scena con modelli tridimensionali parlanti o sequenze d’intermezzo elaborate, preferendo affidare l’intreccio all’esplorazione e alla parola scritta. Il risultato è un’atmosfera rarefatta, dove il silenzio dell’architettura e l’eco del mare avvolgono il giocatore in una solitudine mai opprimente, ma costantemente enigmatica.

La vera forza della produzione risiede tuttavia nella concezione dell’isola stessa come un unico, gigantesco ingranaggio. Quern rinuncia alla suddivisione rigida in micro-livelli o stanze chiuse. L’isola funziona come un sistema organico in cui l’architettura classica in pietra si sposa con macchinari alchemici, lenti ottiche, fluidi colorati e cristalli energetici. Il giocatore muove i propri passi in un ambiente libero, in cui ogni elemento visivo può rivelarsi la chiave di lettura per un meccanismo scoperto mezz’ora prima dall’altra parte dell’insediamento. In questo senso, l’esplorazione assume le contornate geometrie di un moderno puzzle-game sistemico. Ritrovare un minuscolo componente di rame o comprendere la logica di rifrazione di un fascio luminoso non significa soltanto risolvere una sequenza locale, ma spalancare una porta, attivare un ponte sospeso o sbloccare una scorciatoia capace di riconnettere aree apparentemente distanti. È quella rara sensazione di padronanza spaziale che si prova di fronte a un design mappa pensato nei minimi dettagli: un’architettura che costringe la mente ad annotare costantemente forme, simboli e disposizioni meccaniche.
A venire incontro all’orientamento del giocatore interviene il taccuino di gioco, uno strumento centrale ma mai invadente. Oltre ad annotare automaticamente i passaggi principali delle lettere rintracciate, il diario permette di salvare fotogrammi dell’ambiente di gioco, evitando l’obbligo di trascrivere a mano ogni singola sequenza di simboli incisa sulle pareti. Un supporto comodo, che si affianca a un inventario snello in cui combinare o riordinare gli oggetti prima del loro effettivo utilizzo. La natura degli enigmi sfoggia una varietà lodevole: si passa dall’interazione fisica con leve e contatti elettrici a complessi rompicapo alchemici che richiedono la miscelazione di estratti vegetali, fino alla manipolazione dei vari cristalli luminosi che alterano la percezione delle superfici o l’erogazione di calore. Non c’è quasi mai spazio per il mero tentativo casuale. La logica sottesa a ogni macchinario risponde a regole precise che l’ambiente comunica per deduzione e osservazione. Soltanto nella fase finale dell’avventura si nota una leggera flessione del ritmo, dovuta a una sequenza di rompicapo forse fin troppo laboriosi nella loro esecuzione manuale, dove l’intuizione precede di gran lunga l’effettivo e lungo inserimento della soluzione.

Il passaggio sulla console portatile di Nintendo porta con sé luci e ombre sul fronte puramente tecnico. Lo stile artistico, forte di una palette cromatica calda e di un sapiente uso dei contrasti tra la pietra rugosa e la brillantezza dei cristalli, mantiene intatto il suo fascino originale. L’impatto visivo si difende bene sia in modalità fissa sia nell’utilizzo portatile. Tuttavia, la gestione del sistema di controllo con gli analogici soffre la mancanza della precisione millimetrica tipica del puntatore mouse. Manipolare le lenti più minute o allineare con accuratezza i selettori dei macchinari richiede un minimo di abitudine, e la lentezza del cursore analogico può provocare qualche istante di frustrazione nelle sequenze più minuziose. Anche i tempi di caricamento al primo avvio dell’isola appaiono leggermente prolungati, pur stabilizzandosi una volta entrati nell’azione esplorativa vera e propria. Ottimo invece il comparto sonoro, caratterizzato da effetti d’ambiente realistici e da una colonna sonora discreta, capace di sottolineare i momenti di rivelazione senza mai risultare invadente o stancante durante le lunghe sessioni di ragionamento.
Quern: Undying Thoughts si conferma un’opera solida, matura e priva di manie di grandezza ingiustificate. Zadbox Entertainment non costruisce una rivoluzione, ma firma un’elegante dichiarazione d’amore verso un modo di fare avventura logica che richiede tempo, pazienza e dedizione. Nonostante le piccole incertezze nei controlli analogici e un finale che calca un po’ troppo la mano sulla prolissità dei meccanismi, l’opera si impone come una tappa irrinunciabile per chiunque abbia nostalgia di quei mondi silenziosi in cui la risposta a ogni quesito non è nascosta in un menu d’aiuto, ma negli ingranaggi arrugginiti di un’isola dimenticata.
POWER RATING: 8
“Un’avventura logica complessa e affascinante, che raccoglie l’eredità di Myst offrendo enigmi sistemici di rara intelligenza e un’atmosfera isolana senza tempo.”
PRO
- Design dell’isola coeso e ricco di scorciatoie intelligenti.
- Rompicapo logici stimolanti che premiano l’osservazione.
- Atmosfera suggestiva sostenuta da un buon comparto sonoro.
- Integrazione efficace del taccuino e della fotocamera per le annotazioni.
CONTRO
- Sistema di controllo analogico meno preciso rispetto al mouse.
- Alcuni enigmi nella fase finale risultano farraginosi nella risoluzione pratica.
- Primi caricamenti leggermente lunghi su Nintendo Switch.




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