Di Pierre Coppi e Monica Giloni
Concept-art in chiusura d’articolo di Alessandra “Reika” Gaudiosi

La trilogia completa del reboot di Tomb Raider viene riproposta in quello che è effettivamente il pacchetto definitivo delle sue avventure. Sarà l’occasione giusta per rivisitare gli esordi e l’evoluzione della “nuova” Lara Croft?

Tomb Raider, Rise of the Tomb Raider, Shadow of the Tomb Raider

Lara Croft ne ha passate veramente di cotte e di crude, sudando ben più delle canoniche camicie, pardon, canotte. Dagli esordi ad opera di Core nell’ormai lontano 1996 (dove si contendeva il titolo di migliore avventura dell’anno con l’allora parimenti debuttante Resident Evil) ai successivi episodi (TR2, TR3, TR Last Revelation e TR Chronicles), passando per quello che è all’unanimità classificato come il capitolo più disastroso (TR: Angel of Darkness) per poi provare a reinventarsi in quello che fu effettivamente il primo reboot della serie (TR: Legend, seguito poi da TR: Anniversary e TR: Underworld). Pareva quindi che, nel 2008, le avventure della affascinante razziatrice di tombe fossero arrivate alla loro conclusione.

Il trailer della Definitive Survivor Trilogy

Ma come la storia ci insegna, non fu così. Nel 2013, cinque anni dopo la presunta conclusione, viene pubblicato Tomb Raider. Nessun suffisso, nessun numero cardinale, è l’inizio di una nuova era: la serie viene resettata per la seconda volta. Andiamo ora a vedere, gioco per gioco, come è cambiata la serie e come si è aperta e chiusa questa trilogia, che così tanti seguaci ha conquistato durante il suo svolgimento. Successivamente, dopo il consueto Angolo di Yuneko, ci dedicheremo ad alcune disquisizioni generali prima della chiusura dell’articolo.

Parte 1 – Tomb Raider (2013)

E’ qui che viene introdotta la nuova Lara, con l’intento di mostrare un lato più umano e più sensibile di quella che, per ben otto giochi, si era presentata come una ricca e potenzialmente viziata archeologa/razziatrice scafata, sarcastica e borderline arrogante. Crystal Dynamics centra il bersaglio. Lara qui è giovane, poco più che ventenne, inesperta, ed ingenua, nonchè impegnata nella sua prima, importante spedizione archeologica, alla ricerca della fantomatica isola di Yamatai e di Himiko, Regina del Sole. Qui viene inoltre introdotto il concetto di ri-contestualizzare Lara in una sopravvissuta, tema che perdurerà e sarà ribadito, fino allo sfinimento, per tutta la trilogia. Cambia anche il gameplay rispetto ai precedenti titoli, introducendo elementi stealth, un sistema di abilità sbloccabili e potenziamenti delle armi ma soprattutto un nuovo sistema di esplorazione, estremamente più dinamico e fluido rispetto ai capitoli passati, che porta il titolo al confronto con l’altro massimo esponente del genere, Uncharted. Nonostante ciò, Tomb Raider 2013 è innegabilmente un successo, testimoniato dagli 11 milioni di copie vendute che lo portano, de-facto, ad essere il capitolo meglio ricevuto dell’intero franchise. Tomb Raider 2013 è un gioco che, pur con otto primavere sulle spalle, è invecchiato innegabilmente bene, forte di una trama ben scritta, una “nuova” ed accattivante protagonista, e soprattutto un gameplay dinamico, cinematografico, e divertente. Numerosi anche i contenuti, a tutto vantaggio della longevità, e superbi anche doppiaggio (in Inglese soprattutto, con una Camilla Luddington che rimarrà eccellente per l’intera trilogia) e colonna sonora.

Parte 2 – Rise of the Tomb Raider (2015)

Un anno dopo gli eventi narrati nel capitolo precedente, Lara Croft non riesce ancora a darsi una spiegazione circa la sua esperienza nell’isola di Yamatai; la comunità scientifica l’ha inoltre screditata, affermando che i suoi racconti siano frutto della stessa follia di suo padre. Cercando risposte, risale a delle ricerche lasciate incompiute del padre riguardanti il cosiddetto Profeta immortale di Costantinopoli, fondatore della città scomparsa di Kitež. Rise of the Tomb Raider (ROTR, da ora) introduce ai giocatori una nuova ambientazione, la Siberia, in netto contrasto con la precedente Yamatai. Bello notare anche come il personaggio di Lara inteso come iconica Tomb Raider inizi a prendere forma, temprato dalla precedente avventura seppur mantenendo la costante del suo nuovo e precedentemente inesplorato lato umano. A livello di trama va anche fatto notare come venga introdotta “La Trinità“, una società/culto dedito al cambiamento dell’intera umanità, che diverrà il pilastro attorno a cui verteranno questa e la prossima avventura. ROTR non stravolge il nuovo corso intrapreso dalla saga, ma costruisce sulle sue fondamenta: tutto viene innalzato e perfezionato, le aree di gioco vengono espanse, il comparto tecnico migliorato e l’audio in generale si mantiene sugli ottimi standard del prequel, risultando in ultima analisi in quello che molti considerano come il capitolo migliore della trilogia.

Parte 3 – Shadow of the Tomb Raider (2018)

Con Shadow giungiamo alla conclusione del viaggio di Lara. Un viaggio che l’ha vista evolvere, non solo nella sua missione contro la Trinità, ma anche a livello umano, trasformandola in quella che verrà vista da qui in poi come la leggendaria Tomb Raider. Shadow in questo senso porta delle gradite, nuove, sfaccettature. Lara infatti, ormai accecata dalla sua ossessione per la lotta contro la Trinità, scatena involontariamente nientemeno che l’Apocalisse (!!) durante una missione in una remota parte del Messico. Sarà Jonah (sua spalla sin da TR2013) a farla rinsavire e ad aiutarla a mettere fine una volta per tutte alla malvagia organizzazione. Il gioco, dopo l’incipit iniziale, si sposterà dal Messico al Perù, offrendoci alcune delle migliori ambientazioni (complice anche il rinnovato e tutt’ora spettacolare motore grafico) mai apparse nella saga. Non è finita: Shadow aggiunge anche una gradita sfumatura horror al tutto, che verrà alimentata fino al climax del gioco. Non solo, Shadow (da cui il titolo) è il capitolo più cupo dell’intera trilogia, dove Lara prova le emozioni peggiori: se all’inizio è ormai ottenebrata dalla sua fissazione con la Trinità, durante il corso dell’avventura vivrà anche momenti di assoluto sconforto o di furia assassina. Come intuibile, abbiamo decisamente apprezzato questa svolta.

BONUS – L’Angolo di Yuneko: “Il mondo è in continua evoluzione, e questi cambiamenti influenzano anche il mondo dei videogiochi. Lara Croft negli anni 90 era un’icona sexy, una ricca ereditiera viziata e un pò arrogante, con l’hobby dell’esplorazione.
Nella nuova trilogia invece possiamo assistere all’evoluzione psicologica del personaggio di Lara Croft: da giovane esploratrice alle prime armi, ingenua e impaurita, ad una infallibile assassina, fredda e spietata. C’è una crescita del personaggio, con una innegabile evoluzione e uno spessore di fondo pressochè sconosciuti ai titoli originali. Ho adorato che il gioco si sia evoluto anche nel gameplay, pur rimanendo fedele al concept originale. Cosa non mi è piaciuto? Beh, nei giochi originali l’unico modo di progredire era usare il cervello e armarsi di pazienza (Dio solo sa quante ore ho perso girovagando in grotte, caverne e templi antichi), mentre qui, complice anche l’attuale trend moderno e vagamente offensivo di piazzare indicatori e frecce, il tutto risulta estremamente più semplice se non si scelgono i livelli di difficoltà più alti. Ciononostante, penso che questa nuova trilogia sia oggettivamente ottima, sia per la reinterpretazione di un personaggio che da anni è considerato una icona videoludica, sia per le effettive qualità di tutta la produzione. Rigiocare la trilogia è stato un piacere, esattamente come lo fu la prima volta, ormai otto anni fa.

Eccoci alle conclusioni. Difficile tirare una linea netta su pregi e difetti di una trilogia così ricolma di contenuti. E’ innegabile che i tre giochi inclusi siano produzioni Tripla-A fatte e finite, costruite e programmate con cura certosina, ma è quasi impossibile demarcare una zona di pregi e difetti. Ogni titolo è sicuramente differente dall’altro, non tanto per meccaniche e gameplay, quanto per il viaggio di crescita intrapreso dalla protagonista. Se in TR2013 vedremo una Lara dapprima ingenua ed impaurita ergersi a salvatrice dell’equipaggio della Endurance, in Rise of the Tomb Raider avremo una Lara ora alle prese con il mistero della morte dei genitori e con l’organizzazione conosciuta come Trinità, laddove in Shadow, tutto culminerà con una protagonista ora forse fin troppo a suo agio nel togliere la vita a chi le sta di fronte. Ogni gioco merita di essere giocato, e questa Definitive Survivor Trilogy ne è la prova lampante, vuoi, come già detto, per l’indiscussa qualità dei prodotti, vuoi per le tonnellate di contenuti disponibili (ogni gioco in questa edizione è fornito con tutti i DLC pubblicati).
Ben arrivata e ben tornata, Lara, è stato un piacere.

POWER RATING:
9.0/10
Se non avete mai giocato ai nuovi Tomb Raider, questa Survivor Trilogy è senza dubbio il modo migliore per vivere le avventure di Lara Croft e il suo ritorno nel panorama videoludico.


PRO:

-Tre giochi tecnicamente sontuosi
-Level-Design incredibile
-Tre mondi di gioco interessanti e ben caratterizzati
-Gameplay gratificante
-Tonnellate di contenuti, tra giochi base e DLC
-La nuova Lara è un personaggio complesso e ben scritto
-Tre giochi superbi al prezzo di uno
-L’intera trilogia è aggiornata per girare in 4K a 60fps costanti

CONTRO:
-Alcune occasionali indecisioni negli appigli (sparse sui tre giochi)
-(TR2013) Lara esclusa, la trama è discretamente prevedibile
-(RiseOtTR) Raccogliere risorse può annoiare
-(ShadowOtTR) Qualche raro enigma vagamente ottuso

-Codice Review acquistato tramite le donazioni dei fan su https://ko-fi.com/powerwave83
-Testato su Xbox Series X

Concept-art di Alessandra “Reika” Gaudiosi
Posted by:Powerwave83

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