Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Pixel Perfect Dude
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: PlayStation 5, Nintendo Switch, PC
-Sviluppatore: Pixel Perfect Dude
-Publisher: Meridiem
Salti, traversi, fango, ghiaia, e… un comparto estetico decisamente particolare nel nuovo gioco di Rally arcade!
Il fascino della nostalgia agisce come un’operazione chirurgica sulla memoria, un filtro che estetizza il passato glorioso per nasconderne le spigolosità. Pixel Perfect Dude punta esattamente a questo nervo scoperto, confezionando un pacchetto visivo che evoca i vecchi cabinati da sala giochi. L’approccio grafico, caratterizzato da un cel shading pulito, convince fin dal primo istante. Le vetture richiamano le icone del motorsport di fine millennio, muovendosi dentro scenari cromaticamente saturi, dai deserti polverosi alle foreste innevate. Questa cosmesi agisce come una scenografia cinematografica ben dipinta: cattura lo sguardo, ma rivela la sua natura bidimensionale non appena si prova a toccare con mano la struttura sottostante.

La conversione per le console domestiche evidenzia come un’operazione nostalgica non possa reggersi soltanto sulla direzione artistica. Il fulcro del problema risiede nel modello di guida, una terra di nessuno che tenta di mediare tra l’immediatezza arcade e la precisione del rally. La fisica dei veicoli manifesta una marcata tendenza al galleggiamento. Questa leggerezza strutturale disarticola la sensazione di aderenza al terreno e rende il controllo instabile nelle transizioni tra i diversi fondi stradali. Quando lo pneumatico passa dall’asfalto alla terra battuta, il comportamento del mezzo non risponde a una logica di trasferimento dei carichi, bensì a una strana inerzia artificiale. L’assenza di un sistema di riavvolgimento temporale costringe a un rigore punitivo che contrasta violentemente con la natura disimpegnata dell’opera. Un singolo errore, acuito da comandi nervosi e privi di progressione analogica, compromette irreparabilmente l’intera sessione di gara. Il gioco punisce senza educare, trasformando i tornanti in una roulette russa dove la fisica decide il destino del veicolo in modo imprevedibile.
La progressione svela una preoccupante scarsità di contenuti.
La struttura dei campionati si riduce a una sequenza lineare di eventi priva di mordente sportivo, dove la ripetitività dei tracciati emerge già dopo poche ore. Il riciclo dei segmenti stradali trasforma il senso di scoperta in una routine meccanica. A esacerbare questa sensazione interviene la gestione dei co-piloti. La limitatezza delle linee di dialogo trasforma rapidamente quello che era nato come un vezzo caratteristico in un profondo disturbo sonoro, costringendo a silenziare l’audio per preservare la sanità mentale.
Dal punto di vista tecnico, il traguardo della fluidità rimane ancorato ai sessanta fotogrammi al secondo, ma la gestione della distanza visiva mostra il fianco a vistosi fenomeni di comparsa improvvisa degli elementi dello scenario. Alberi e rocce si materializzano a pochi metri dal cofano. Questo difetto impatta sulla giocabilità, considerando la totale assenza di una mini-mappa. Affidarsi a indicatori visivi tardivi trasforma la pianificazione delle curve in un esercizio di memorizzazione forzata.

Le vetture si dividono in classi storiche, ma le differenze comportamentali si rivelano marginali. Anche l’officina azzera qualsiasi tipo di intervento sulla messa a punto meccanica, eliminando la componente strategica del motorsport. I tracciati si presentano come lunghi corridoi delimitati da barriere invisibili, privi di quel senso di pericolo e claustrofobia che rende memorabile una prova speciale. Resta l’immagine di un’auto coloratissima che sfreccia verso un orizzonte che continua a scomporsi e ricomporsi, lasciando il dubbio se l’era d’oro dei rally meritasse un tributo più solido o semplicemente un guscio nostalgico splendidamente decorato.
POWER RATING: 6.5
“Un’operazione nostalgia riuscita in parte, che abbaglia con una direzione artistica deliziosa ma si scontra con una fisica approssimativa e una cronica mancanza di contenuti.”
PRO
- Direzione artistica in cel shading accattivante e ricca di stile retro.
- Fluidità dell’immagine ancorata ai sessanta fotogrammi al secondo su console ammiraglie.
- Modelli delle vetture capaci di evocare l’epoca d’oro del rally senza bisogno di licenze ufficiali.
CONTRO
- Modello di guida eccessivamente leggero e incline al galleggiamento.
- Ripetitività dei tracciati e della struttura dei campionati evidente già dopo poche ore.
- Linee di dialogo dei co-piloti ridondanti fino a risultare fastidiose.
- Vistosi fenomeni di comparsa improvvisa degli elementi dello scenario a lungo raggio.




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