Maneater è il nuovo titolo di TripWire Interactive, già famosi per l’ottima serie di Killing Floor. Affilate i denti (?) e lucidate le pinne (?), c’è da seminare il terrore a Port Clovis!

Definito da TripWire come “shARkPG” (Shark+Action RPG), nel gioco impersoneremo uno Squalo con una missione: vendicarsi di Scaly Pete, un cacciatore di Squali che uccise la mamma del nostro protagonista. Come vendetta, ManEater si portò via la mano del pescatore, e decise che prima o poi, avrebbe ripagato Scaly Pete con la stessa moneta. Inizieremo quindi usando un cucciolo di squalo, piuttosto indifeso, e lo faremo evolvere nei vari stadi (adolescente, adulto, anziano, Megalodonte) completando le varie missioni proposte dal gioco (principali e secondarie), raccogliendo collectibles, e soprattutto, mangiando letteralmente qualunque cosa ci capiti sotto…pinna. Villeggianti, lucci, tartarughe, altri Squali, imbarcazioni: tutto fornirà al nostro Squalo punti esperienza, spendibili in abilità e mutazioni.

Il Gameplay-loop sarà quello canonico già visto decine di volte in altri titoli open-world. Ci saranno diverse zone esplorabili, tutte sufficientemente diverse le une dalle altre, sbloccabili dopo aver completato un determinato numero di obiettivi. Normalmente, troveremo missioni come “Mangia un determinato numero di nemici”, “Evolvi fino al determinato livello”, e via discorrendo. Sono missioni trite e ritrite, ma l’ambientazione e il concetto di ManEater riescono a svecchiare un po’ il tutto, rendendolo fresco e interessante.

Le evoluzioni del nostro Squalo saranno uno dei punti cardine del titolo TripWire, in grado di dare un certo grado di strategia alle fasi più puramente action. Un Sonar migliore vi permetterà di identificare obiettivi e… cibo da distanze sempre maggiori, mentre un esoscheletro osseo vi permetterà di infliggere danni incredibili alle varie imbarcazioni (non credevamo avremmo mai scritto una frase del genere. NdSpike). Avete problemi a liberarvi del Predatore Apex della zona in cui vi trovate? “Nessun” problema, equipaggiate la vostra dentatura bioelettrica mutata e dategli una bella scossa, lasciandolo tramortito. Volete resistere più tempo fuori dall’acqua? Ecco che la mutazione “Anfibio” viene in nostro aiuto. Quella delle varie mutazioni è una delle cose che più abbiamo apprezzato, in ManEater. E’ assurda? Decisamente si, ma non pensate che il gioco si prenda sul serio!

Sono infatti numerosi i punti comici del titolo. Dalla esposizione “simil-documentario-via-cavo” narrata da Chris Parnell (Rick and Morty, Saturday Night Live, Archer), mirata alla popolazione di Port Clovis, ad aneddoti più o meno veritieri sugli Squali e la fauna marina in genere; da statue erette in commemorazione di un cavallo che vinse per sbaglio un derby, a nuovi patroni eretti in onore di una serata in cui quasi tutta la città si ubriacò e si diede a piccoli crimini, spesso vi ritroverete a giocare ManEater con un sorrisetto sulla faccia.

Arriviamo ora alle noti dolenti del titolo. Oltre alle già citate e ripetitive missioni, va detto che il problema più lampante del titolo è la mancanza di un lock-on fatto e finito. Fondamentalmente, gli scontri in ManEater si svolgeranno con il nostro protagonista e il nemico che si lanceranno a velocità improbabili l’uno verso l’altro, sovente mancandosi. E’ qui che arriveranno i problemi. Dovrete manualmente girare la telecamera verso l’avversario, e durante questo verrete sicuramente, inevitabilmente colpiti. E’ vero che cliccando l’analogico di destra si resetterà la visuale verso il nemico, ma un sistema di aggancio più “invasivo”, paradossalmente, avrebbe reso il tutto molto più gestibile. Altro problema relativo al combattimento è quando nel pieno dell’azione vi sposterete verso la superficie, dove il gioco adotterà una visuale “a pelo d’acqua” e non tornerà sotto la superficie a meno di non schiacciare il tasto Quadrato, quello relativo alle immersioni. Sistema di combattimento a parte, il gioco soffre anche di alcuni cali di framerate nelle zone più complicate strutturalmente e con più nemici su schermo.

Detto questo, a livello tecnico il titolo si difende discretamente: I modelli poligonali sono piuttosto curati e dettagliati, e come abbiamo già scritto le varie ambientazioni sono abbastanza differenti le une dalle altre da risultare immediatamente riconoscibili. Più che buono il comparto sonoro, con il già citato Chris Parnell a farla da padrone, e con un ottimo uso degli effetti sonori: Ben marcate le differenze tra quello che succede sott’acqua e quello che succede in superficie. Longevità e gameplay, si difendono bene, per quanto entrambe le voci abbiano ampi margini di miglioramento: Il gioco, per quanto pieno zeppo di cose da fare, tra esplorazione e combattimento, si completerà in breve tempo, specialmente se punterete dritti verso la fine della trama, bypassando tutto il materiale extra o secondario. Anche il gameplay, per quanto funzionale nella maggior parte dei casi, soffre leggermente a causa dei problemi menzionati nel capitolo precedente.

Tirando le somme, ManEater è stata una sorpresa più che piacevole. Certo, non sarà perfetto e sicuramente, passata la “novità” dell’ambientazione marina, vi accorgerete di star giocando all’ennesimo action-RPG open-world (pardon, shARkPG Open-Water. NdSpike), con voi nei panni di uno Squalo invece del solito teppistello e con imbarcazioni di cacciatori di Squali al posto di Poliziotti, Swat, e via discorrendo, ma a volte, quando qualcosa già funziona, forse non c’è bisogno di reinventare la ruota.

POWER RATING:
7.5/10
“Un gioco non perfetto ma con una sua personalità ben definita. Non reinventa il genere ma diverte nonostante alcune indecisioni.”


PRO:
-Concept interessante
-Sistema di evoluzione ben fatto
-Buona quantità di contenuti
-Comico e divertente

CONTRO:
-Cali di framerate
-Combattimento migliorabile
-Mancanza di un hard-lock

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-Codice review fornito dal Publisher
-Testato su PS4Pro

Posted by:Powerwave83

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