Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da Numskull Games
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: PlayStation 5, Nintendo Switch, PC (Steam)
-Sviluppatore: Hyper Luminal Games
-Publisher: Numskull Games
Adattato da un racconto per l’infanzia, The Day I Became A Bird è una toccante e intima storia di scoperta e crescita personale
The Day I Became a Bird (sugli store italiani con il nome di “Il giorno in cui sono diventato un passerotto”. NdPierre) si presenta come una trasposizione videoludica di una delicatezza rara, capace di trasformare la semplicità tipica della letteratura per l’infanzia in un’esperienza interattiva carica di significato. Sviluppato da Hyper Luminal Games e pubblicato da Numskull Games, il titolo trae ispirazione dall’omonimo libro illustrato, cercando di catturare quel senso di meraviglia e vulnerabilità che caratterizza i primi battiti del cuore in età scolare. Il protagonista è un bambino comune che si ritrova improvvisamente travolto da un sentimento totalizzante per una sua compagna di classe. Tuttavia, l’oggetto del suo affetto sembra avere occhi solo per gli uccelli, ignorando completamente il mondo circostante e le interazioni umane più convenzionali. Da questa premessa si dipana un viaggio bizzarro e commovente, in cui il piccolo protagonista decide che l’unico modo per essere notato è quello di rinunciare alla propria forma umana, almeno metaforicamente, per diventare un uccello a sua volta.

L’estetica del titolo rappresenta senza dubbio l’elemento di maggiore impatto. Il gioco adotta uno stile artistico che ricalca fedelmente i disegni a matita, con linee nervose, tratteggi visibili e una palette cromatica che predilige il bianco e il nero, concedendo al colore solo il compito di evidenziare elementi simbolici o emotivamente rilevanti. Questa scelta visiva non è puramente ornamentale, ma serve a immergere immediatamente in una dimensione che sembra uscita da un diario scolastico o da un quaderno di schizzi. La ruvidità delle linee trasmette un senso di autenticità che si sposa perfettamente con la purezza del tema trattato. Ogni scenario appare come un piccolo diorama animato in cui il protagonista si muove con una certa goffaggine, accentuata dal pesante e ingombrante costume da pennuto che decide di indossare per attirare l’attenzione della bambina. La cura per i dettagli visivi trasforma ogni schermata in un’illustrazione dinamica, dove il movimento del vento o il battito d’ali di un uccello lontano aggiungono profondità a un mondo apparentemente piatto.
Dal punto di vista della struttura di gioco, l’opera si configura come un mix tra un puzzle platformer e un’avventura grafica point and click. La progressione non è dettata da sfide di riflessi o da complessi sistemi di combattimento, bensì dalla risoluzione di enigmi ambientali che richiedono un’osservazione attenta del mondo circostante. Indossare il costume da uccello non è solo una scelta narrativa, ma influenza direttamente le meccaniche di movimento. Il ragazzo deve fare i conti con la pesantezza del travestimento, la difficoltà di saltare o di interagire con oggetti che prima risultavano semplici da maneggiare. Questa limitazione fisica diventa una metafora della fatica che spesso si compie per cercare di compiacere gli altri o per adattarsi a un mondo che sembra non appartenerci. Gli enigmi sono generalmente intuitivi, volti a mantenere un ritmo narrativo fluido piuttosto che a bloccare l’utente con picchi di difficoltà frustranti. Il gioco richiede di raccogliere oggetti, attivare meccanismi o semplicemente posizionarsi nel punto giusto per scatenare una reazione negli altri personaggi o nell’ambiente.

La narrazione procede per piccoli gesti e silenzi. Non ci sono lunghi dialoghi o spiegazioni didascaliche, poiché tutto viene affidato all’espressività dei personaggi e alla colonna sonora, che accompagna con discrezione le peripezie del bambino. La brevità dell’esperienza, che si attesta su una durata piuttosto contenuta, permette al messaggio di arrivare in modo diretto e senza inutili lungaggini. Si percepisce la volontà degli sviluppatori di rispettare il materiale originale, ampliandolo solo dove necessario per giustificare l’interattività. Il cammino del protagonista attraverso il cortile della scuola, i parchi e gli spazi urbani diventa una riflessione sulla solitudine e sulla determinazione. Il desiderio di volare, inteso come liberazione dai vincoli sociali e dalle proprie insicurezze, permea ogni singolo livello, rendendo la progressione un atto di affermazione personale oltre che una ricerca d’amore.
Nonostante la sua natura minimalista, il gioco riesce a toccare corde profonde senza mai scivolare nel sentimentalismo spicciolo. Le interazioni con gli altri bambini della scuola mostrano un contrasto netto tra la stravaganza del protagonista e la normalità degli altri, evidenziando il coraggio necessario per essere diversi in un contesto che spesso spinge all’omologazione. Il costume da uccello, pur essendo ridicolo agli occhi dei passanti, diventa l’armatura di un piccolo eroe moderno che lotta per l’unica cosa che conta davvero ai suoi occhi. La gestione della telecamera e le inquadrature contribuiscono a sottolineare questo senso di isolamento, mantenendo spesso il focus sulla figura solitaria del bambino contro sfondi vasti e quasi vuoti. La semplicità del mondo rappresentato non deve trarre in inganno: c’è una complessità emotiva densa, che si manifesta nelle piccole esitazioni del protagonista o nel modo in cui osserva da lontano la bambina dei suoi sogni.

The Day I Became a Bird è un titolo che non cerca di rivoluzionare il mercato dei puzzle platformer, ma punta a offrire una parentesi poetica nel panorama videoludico contemporaneo. La sua forza risiede nella coerenza tra stile visivo, tematiche e meccaniche di gioco, creando un insieme armonioso che parla al bambino interiore di chiunque si avvicini allo schermo. Pur con i limiti derivanti da una semplicità strutturale evidente e da una sfida tecnica ridotta al minimo, l’opera di Hyper Luminal Games si conferma come un piccolo gioiello d’animazione interattiva, capace di lasciare un segno per la sua onestà intellettuale e per la bellezza dei suoi quadri disegnati a mano. È un’opera che invita alla lentezza, alla contemplazione di piccoli dettagli grafici che altrimenti passerebbero inosservati, e che trasforma una breve sessione di gioco in un ricordo vivido e malinconico.
POWER RATING: 7.5/10
“Un’opera poetica e visivamente splendida che cattura perfettamente l’essenza della scoperta sentimentale infantile. Nonostante la brevità, l’esperienza lascia un segno profondo grazie a uno stile artistico unico e a un messaggio universale.”
PRO
- Stile artistico a matita straordinario e fedele al materiale originale.
- Atmosfera poetica e malinconica capace di emozionare senza parole.
- Ottima integrazione tra le limitazioni del costume e le meccaniche di gioco.
- Colonna sonora delicata che accompagna perfettamente la narrazione silenziosa.
CONTRO
- Longevità molto ridotta, l’esperienza si esaurisce in tempi brevi.
- Livello di sfida quasi assente per i giocatori più esperti di puzzle platformer.
- Alcune transizioni tra i livelli risultano tecnicamente un po’ scattose.
- La semplicità estrema di alcune interazioni potrebbe risultare eccessiva.




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