Nato dal sogno di un piccolo gruppo di sviluppatori Italiani, dopo essere stato rilasciato su Steam, Daymare 1998 è finalmente una realtà disponibile anche per le nostre console. Andiamo a scoprire insieme tutti i segreti del survival horror old-school che fa l’occhiolino alla next-gen.

Questa di Daymare 1998 sarà una recensione piuttosto difficile, quindi approfittiamo del momento di calma e facciamo un po’ di luce sul background del gioco, dalla sua prima concezione, e sui ragazzi che lo hanno sviluppato, gli italianissimi Invader Studios.

Gli anni ’90 sono stati un periodo cardine del videogaming, con l’avvento della leggendaria prima Playstation, e la nascita (o la consacrazione) di alcuni tra i franchise più importanti della storia videoludica, nessun genere escluso. Basti pensare a mostri sacri del calibro di Metal Gear Solid, Silent Hill, Parasite Eve, Final Fantasy VII, VIII, e IX, Gran Turismo, Castlevania S.o.t.N., Xenogears, Street Fighter Alpha…e questo per citare solo i primi che ci vengono in mente. Nel 1996 fece anche la sua comparsa, e lo abbiamo tenuto per ultimo apposta, anche quello che viene considerato il fautore della nascita (o ri-nascita) del genere Survival Horror: Resident Evil (titolo originale Bio-Hazard. NdSpike). Successo commerciale, nel 1998 viene rilasciato sul mercato il sequel, Resident Evil 2. E qui, gli ingranaggi del destino (o della nostra recensione) iniziano a mettersi in moto.

Da molti considerato come il capitolo migliore della saga, RE2 ha stregato milioni di giocatori nel mondo. Tra quei giocatori, c’erano anche i ragazzi che poi avrebbero formato Invader Studios. Il gioco che andremo a breve recensire, infatti, ha avuto una concezione piuttosto atipica.

Non pensate però che i ragazzi di Invader abbiano semplicemente basato il loro ultimo lavoro sul RE2 originale, no, ebbero l’idea di realizzare un Resident Evil 2 Remake ante-litteram, prima ancora che Capcom stessa decidesse di graziare le nostre console con il titolo del 2019 (potete trovare la recensione qui: https://powerwave83.art.blog/2020/04/28/resident-evil-2-remake-ps4-xone-review/ ).
Quel progetto, fermato da Capcom, trasmutò fino a diventare Daymare 1998.

Dopo il lungo cappello introduttivo, eccoci a parlare del gioco vero e proprio, iniziando come di consueto dalla trama, anch’essa un tributo, come tantissime altre cose presenti in D98, ai gloriosi Survival Horror d’antan. La Hexacore Biogenetics, organizzazione con marcate somiglianze verso un’altra azienda caratterizzata da un logo bianco e rosso a spicchi intervallati, ha sviluppato un nuovo, terrificante, gas con lo scopo di lanciarlo sul mercato delle armi biologiche. Come da copione, in uno dei suoi laboratori qualcosa va terribilmente storto, e il gas viene, dopo alcune peripezie dei membri della squadra H.A.D.E.S. rilasciato sulla (fino a quel momento) pacifica cittadina americana di Keen Sight. Deja vu?

Il gameplay di D98 è presto svelato. Si tratta di un gioco in terza persona, con una forte enfasi sul Survival e sull’eliminazione (o la fuga da) nemici più o meno grotteschi. Si esploreranno i livelli di gioco e si andrà ad interagire con l’ambiente cercando di risolvere puzzle che a loro volta ci garantiranno l’accesso a ulteriori aree di gioco. Considerate le sue radici piantate nel survival, sono poi state aggiunte alcune meccaniche in grado di tenere il giocatore ancor più sulle spine. In primis, ogni qualvolta si entrerà nel menù, il gioco rimarrà attivo, e il giocatore potrà essere assalito dai nemici, una cosa che a nostro modo di vedere, andrebbe usata da molti altri titoli. Altra meccanica interessante, è quella di ricarica delle armi, fondamentalmente scissa in due. Ci sarà quella relativa al riempimento dei vari caricatori in preparazione agli scontri, e quella di combattimento attivo, dove potrà essere effettuata una ricarica lunga (il personaggio estrae il caricatore esausto, lo ripone nell’inventario e inserisce il nuovo), o quella veloce, che vedrà il giocatore abbandonare temporaneamente al suolo il caricatore in favore di quello nuovo. Ci è sinceramente piaciuta come feature, nonostante un forzato e necessario periodo iniziale di apprendimento. Una ulteriore cosa che ci è piaciuta è stata l’implementazione, da parte degli sviluppatori, di quella che potrebbe essere la replica (intesa come legnosità di movimento) dei cosiddetti tank-controls di una volta, adattandola però alla nuova visuale ed alla ambientazione completamente 3D: per correre, bisognerà premere il tasto LB (o L1 su PS4) unitamente a cliccare sullo stick di sinistra. Macchinoso? Sicuramente, ma non lo era forse anche premere il d-pad insieme a Quadrato, anni fa?

Via il dente, via il dolore? Parliamo delle note negative, senza dubbio presenti, e in prevalenza concentrate in quello che riguarda il comparto tecnico. Allo stato attuale (anche se usciranno sicuramente delle patch in futuro), il gioco è minato da alcuni bug in grado di far storcere il naso. Nella versione da noi testata (Xbox One. ndSpike) il gioco ha spesso mostrato svariate “indecisioni”: dagli spari silenziosi, al costante caricamento tardivo delle texture, al mancato rilevamento degli hitbox mentre si sparava, passando per screen tearing, stuttering e framedrop.
Daymare 1998 ha innegabilmente dei problemi. Risolvibilissimi sia chiaro, ma allo stato attuale ben presenti e in grado di danneggiare il prodotto.

Non che risolvere questi problemi non sia di vitale importanza, tutt’altro, ma ci sentiamo di chiudere un’occhio in virtù di certe considerazioni alla base della disamina del titolo: Inutile e pretestuoso voler prendere un titolo come D98, prima creazione di un giovane team, realizzato principalmente (inizialmente) per passione e da una decina di programmatori, e metterlo a paragone di produzioni faraoniche, con budget illimitati, ed eserciti di programmatori a coprire qualunque possibile imperfezione abbia il prodotto. Va tutto visto, come ogni cosa, in prospettiva.

E la nostra prospettiva, verso Daymare 1998, è che il gioco vada analizzato oltre i meri numeri, oltre il calcolo dei poligoni, degli effetti particellari, o dei frame per second. Daymare va giocato ed apprezzato per quello che è: una lunga, elaborata lettera d’amore ai titoli che hanno fatto la storia di questo genere di giochi, un tributo trasformato nel tempo fino a condensarsi nella coronazione di un sogno per i ragazzi di Invader Studios.

Il gioco sarà infatti una miniera d’oro per tutti quelli che sono cresciuti a pane, nastri d’inchiostro, e infermiere assassine. Ogni singola location di gioco è piena zeppa di riferimenti, rimandi, citazioni, allusioni e tributi ai più importanti giochi e film di 30 anni fa. Un esempio? Guardate uno dei primi file che raccoglierete nella missione introduttiva, e guardate da chi è firmato: S. Mikami. Ancora? La pistola di Raven è una BH 98f, e durante il terzo capitolo potrete visitare Raccoon Street. Vi dicono nulla? Questa è solo la punta dell’iceberg comunque, perchè oltre a cinema e gaming, Daymare è stato farcito di autoriferimenti, da quelli più lampanti come il poter visitare gli studi di Invader Studios, a quelli più oscuri che potrete vedere su poster, quadri, e tanto altro.

Eccoci quindi alla conclusione di quella che sicuramente sarà una review difficile da mandare giù, per qualcuno. Da una parte chi cercherà di affossare il titolo puntando il dito su performance tecniche sottotono, su una trama piuttosto debole, e sul fatto che un gioco, specialmente nel 2020, possa essere valutato solo sulla base delle prestazioni. E dall’altra parte ci saremo noi di PowerWave a difendere il titolo in maniera romantica e sognatrice, soprassedendo riguardo alle meccaniche più ottuse del gioco o alle sue carenze tecniche, per il semplice motivo di essere stato in grado di farci ricordare un periodo che abbiamo amato alla follia, momenti in cui abbiamo capito che certi titoli sarebbero passati alla storia.

Daymare 1998, come già scritto, è una lunga e smielata lettera d’amore verso quel periodo, con una spruzzata di profumo, e un grosso bacio stampato sulla firma.
La firma di Invader Studios.

Nota Bene: Volete leggere l’intervista che abbiamo realizzato ai ragazzi di Invader? Cliccate qui: https://powerwave83.art.blog/2020/05/03/intervista-a-invader-studios/

POWER RATING:
7.0/10
“Daymare 1998 ha innegabilmente dei problemi, ma ogni fan dei Survival Horror old-school dovrebbe giocarlo”


PRO:

-Meccaniche di gioco interessanti
-Tre storie parallele convergenti
-Tonnellate di riferimenti ed easter eggs
-Livello di sfida interessante

CONTRO:
-Tecnicamente molto sottotono (ver. Xbox One)

-Codice review fornito dal Publisher
-Testato su Xbox One S

Posted by:Powerwave83

Una risposta a "Daymare 1998 – XOne, PS4 Review"

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