Di Pierre Coppi

-Codice Review fornito da Deep Silver
-Versione Testata: Xbox Series X

-Disponibile per: Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, PC

Fishlab e Deep Silver ci portano nello spazio profondo, tra navi da battaglia senzienti, streghe, orrori cosmici e un culto malvagio. Benvenuti alla recensione di Chorus!

Ci sono giochi, o usando un termine in grado di abbracciare un concetto più largo, interi generi, che semplicemente non vanno d’accordo con alcuni giocatori. Noi in primis abbiamo sempre avuto difficoltà nell’interfacciarci con quelli che vengono abitualmente definiti “space shooters”, o in misura leggermente minore, i simulatori di volo, arcade o simulativi che siano. Esempi pratici? Adoriamo la saga di Ace Combat di Bandai Namco, vuoi per un discorso affettivo (l’abbiamo vista crescere!), vuoi per una oggettiva qualità del prodotto, ma da qui a definirci anche “bravi nel giocare”, ad occhio, ci vorranno almeno altri vent’anni. Siamo comunque meno negati rispetto a giochi ambientati nello spazio siderale, fondamentalmente per una questione di orientamento: laddove Ace Combat è ambientato sul nostro pianeta, quindi con una netta ed ovvia distinzione tra terra e cielo in grado di darci un grosso aiuto nell’orientarci, nel momento in cui le nostre peripezie da Top Gun cambiano palcoscenico e si spostano tra le stelle, tutto questo va in malora. Capite bene quindi il nostro scetticismo quando ci è stato proposto di recensire il nuovo titolo sviluppato da Fishlabs/Deep Silver: Chorus (si, con la “u”, non la “v” che si vede nel font del titolo) uno space shooter puro, ambientato nei più freddi e lontani angoli della galassia.

Però… Però, però, però, c’era qualcosa che comunque, in qualche modo e per qualche motivo, ci aveva fatto drizzare le antenne sin dal suo annuncio, un qualcosa che, nonostante la consapevolezza dei nostri limiti verso il genere, ci faceva comunque pensare che nonostante tutto potesse valerne la pena. Ora, dopo aver speso diverse ore al comando di Forsa (ne parleremo più avanti), possiamo dire senza nessun timore che abbiamo assolutamente adorato il tempo speso giocando e testando Chorus. Benvenuti alla nostra recensione!

Iniziamo parlando della trama che farà da sfondo per le nostre avventure: La redenzione, si sa, richiede prima un errore, e mentre apprendiamo quello che la nostro protagonista Nara ha commesso, il gioco commette il peccato di darci questo retroscena attraverso un’esposizione ampollosa, quasi fastidiosamente prolissa. Attenzione però, lungi dall’essere noiosa o poco interessante. Nara è uno dei migliori combattenti di un culto interstellare chiamato il Cerchio, guidato da un uomo dall’aspetto spaventoso noto come il Grande Profeta, promotore e utilizzatore di quello che viene chiamato “il coro” (Chorus, capito ora?). Fondamentalmente, hanno attinto a quel classico luogo dei videogiochi, “il vuoto”, che viene descritto qui come la “coscienza collettiva di tutti gli esseri viventi” che… certo. È da dove viene la magia spaziale, ed é tutto ciò che vi serve sapere. Il che significa che oltre ad essere un pilota straordinariamente abile, Nara è anche una strega spaziale. Chi non si unirebbe a una setta per questo? Purtroppo, sperimentiamo solo l’incidente che fa da culmine alla storia, in cui Nara usa la sua magia spaziale per uccidere un pianeta (!!!) e successivamente lascia il culto per il senso di colpa. L’esposizione narrativa diventa ancor più strana solo quando il gioco inizia correttamente, con Nara che, anni dopo, si nasconde dal culto ai margini dello spazio. I suggerimenti della sua storia passata sono stati inseriti, ma si sentono ridondanti quando ce l’hanno spiegato letteralmente 10 minuti prima. Fortunatamente, nonostante l’incipit di questa storia sia raccontato ed esposto in maniera un po’ traballante, la trama è stata una delle ragioni che ci ha tenuti inchiodati davanti allo schermo.

Inizierete aiutando una comunità di minatori con cui Nara ha stretto amicizia, tenendoli all’oscuro del proprio passato. Li aiuta con cose come il salvataggio e la lotta ai pirati, e apparentemente tutti sono troppo educati per chiedere degli strani tatuaggi sulla testa della bella pilota. Così lontano nello spazio, chi non ha incontrato qualcuno con le scritture tatuate sul viso? La nave che utilizzerete all’inizio sarà goffa e lenta, ma i nemici rimarranno facili da eliminare. Non si controlla male ma è troppo semplicistica per essere eccitante. Puntate i vostri cannoni contro i cattivi e sparate. Anche con scelte di dialogo e missioni opzionali sparse, è un inizio poco interessante. Poi – e chi l’avrebbe mai detto che sarebbe successo – il culto torna a farsi vedere: Mentre The Circle continua la sua conquista attraverso lo spazio, Nara è costretta a riprendere i suoi vecchi modi e affrontarli. Qui finalmente il gioco inizia a girare a pieno regime.

Tanto per cominciare, le navi del culto saranno considerevolmente più difficili da combattere. Colpiscono più velocemente e più forte, e improvvisamente ci siamo sentiti molto surclassati dai nemici, più agili e dinamici. Poco dopo, avremo l’introduzione di qualcosa di veramente interessante che l’esposizione non si è preoccupata di menzionare, anche se probabilmente è la cosa migliore. Senza alcuna speranza di combattere il culto nella sua goffa nave, Nara decide di incontrare “un vecchio amico” per chiedere aiuto. Questo amico si scopre essere qualcuno di nome Forsaken, che si rivelerà essere un’astronave senziente costruita dal culto per uccidere. Nara lo soprannomina amorevolmente “Forsa” (visto?). Essendo stato lasciato in una caverna polverosa per anni, Forsa si dimostra inizialmente restio ad aiutare Nara, per quanto entrambi abbiano bisogno l’uno dell’altra: Nara vuole trovare una vita pacifica e superare il suo senso di colpa, e Forsaken vuole… uccidere. E poi uccidere ancora. A Forsaken fondamentalmente non importa chi, quindi sarà felice di combattere il culto al fianco di Nara fintanto che questo gli permetterà di sterminare qualunque cosa. Che bravo ragazzo.

Una volta che vi sarete accomodati nella cabina di pilotaggio di Forsaken, Chorus inizierà finalmente a dare il meglio di sé, introducendo abilità magiche e il drifting in combattimento, oltre a una nave che sarà drasticamente più veloce. Il drifting essenzialmente vi permetterà di mitragliare mantenendo lo slancio in una direzione mentre puntate la vostra nave nell’altra. Insieme alla capacità di teletrasportarsi dietro i nemici (le abilità sono chiamate Riti in questo, per quel sapore extra fantasy fantascientifico), Chorus trova rapidamente un’armonia in combattimento, concatenando questi poteri non solo per combattere i vostri nemici ma per evitare i loro attacchi e contrattaccare. E’ una bella sensazione. Il gioco contestualizza bene il motivo per cui Nara e la sua astronave siano un grosso problema e perché il culto li vuole e li teme. Finché riuscirete a concatenare insieme queste abilità in maniera costante, sarete inarrestabili.

Il gioco riesce a mantenere il difficile equilibrio tra l’essere abbastanza semplice da rimanere una deliziosa esperienza arcade, ma si sovrappone a una complessità sufficiente per tenere il giocatore attivamente impegnato in ogni combattimento. C’è una buona varietà di tipi di nemici, ma la vera gioia è quando il gioco vi lancerà addosso un grande incrociatore da battaglia e dovrete volare attraverso di esso, in stile Morte Nera. Anche il mondo di gioco si aprirà e potrete spostarvi tra vari hub con una serie di missioni secondarie che possono influenzare gli eventi nella storia principale. Niente di tutto ciò vi lascerà a bocca aperta, ma funziona tutto in modo ordinato. Esempio? Abbiamo avuto un incontro casuale con qualcuno la cui navicella spaziale si era rotta e aveva bisogno di aiuto per riparare il motore. Nessun combattimento, solo una spinta metaforica per rimetterli sulla loro strada. I bei piccoli momenti di umanità riescono a fare molto in giochi come questo.

Chorus diventerà poi decisamente più strano. Entrerete in antichi templi per attingere a forze misteriose e ottenere incantesimi spaziali sempre più interessanti. Invece di combattere i pirati, distruggerete i “totem psichici” e darete la caccia agli accoliti mentre reciterete le vostre piccole preghiere spaziali. Per non parlare del fatto che sarete anche in fuga da una forza cosmica chiamata “The Faceless”. È tutto un po’ sciocco, ma esposto così seriamente che non abbiamo potuto fare a meno di innamorarci. Visivamente è un po’ blando, ma ci sono fioriture negli effetti e nei dettagli, con accenni a cose strane in un universo fantascientifico altrimenti standard. Ci ricorda molto quell’era nei primi anni 2000 in cui giochi per lo più generici hanno cercato così duramente di fare qualcosa di nuovo con risultati contrastanti ma interessanti. Cose come Battle Engine Aquilla, Mace Griffin: Bounty Hunter o G-Police. Giochi di questa portata sono spesso spinti a competere con i grandi trend setter AAA, quindi è un vero piacere giocare a qualcosa di volutamente particolare. Chorus nel suo insieme esiste solo perché un team di persone voleva davvero, davvero fare un gioco di combattimento spaziale su un culto spettrale e siamo davvero contenti che qualcuno glielo abbia permesso.

Tirando le somme, Chorus probabilmente non cambierà il mondo dei videogiochi. Una prima ora noiosa di certo non aiuterà in quel senso. Eppure, per quanto assurda e vagamente “tirata”, la storia è abbastanza ben scritta. Se poi combinate un mondo di gioco e un tono esagerati con combattimenti aerei ben fatti avrete tra le mani un pacchetto potente. Date a Chorus il giusto tempo per “aprirsi”, e vi ripagherà. Consigliato!

POWER RATING:
8.5/10
“Chorus combina un gameplay solido e ben strutturato con una trama interessante, frutto anche dell’interazione tra i suoi due protagonisti. Decisamente ben fatto, ci sentiamo di consigliarlo a chiunque abbia un minimo di interesse verso il genere… e perchè no, anche a chi non l’ha mai apprezzato.”

PRO:
+Deliziosamente bizzarro
+Gameplay semplice ma ben strutturato
+Trama interessante
+Tecnicamente ben fatto, specialmente in modalità qualità

CONTRO:
-La prima ora di gioco è decisamente troppo sottotono
-Alcuni occasionali problemi legati alla telecamera di gioco

Posted by:Powerwave83

5 risposte a "Recensione: #Chorus – “Streghe spaziali e astronavi senzienti!”"

  1. Il titolo non imperonsa al 100% il mio genere, ma devo dire che leggendo la bella recensione mi sono incuriosito.
    Chous e’ nella mia wish list!!! Grazie mille 🙂

    "Mi piace"

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