Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Arc System Works
-Versione Testata: PlayStation 5
-Disponibile per: Xbox Series X|S, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, PC
-Sviluppatore: Arc System Works
-Publisher: Arc System Works

Dopo 5 anni di aggiornamenti, lo spendido Guilty Gear Strive non ha la minima intenzione di rallentare: Benvenuti alla versione 2.0!

La traiettoria descritta dai picchiaduro ad alto tasso d’ottani somiglia spesso a un’orbita imprevedibile: un lancio spettacolare, una fisiologica flessione e, nei casi più fortunati, una lunga serie di trasformazioni capaci di ridefinire l’architettura stessa dell’esperienza di gioco. Arc System Works ha dimostrato negli anni di padroneggiare l’arte della metamorfosi con rara maestria, e l’arrivo della versione 2.00 di Guilty Gear Strive rappresenta il coronamento di un percorso evolutivo durato anni. Quando nel 2021 il titolo ha fatto il suo esordio sul mercato, le nostre pagine hanno analizzato a fondo la bontà del sistema di combattimento di Guilty Gear Strive, evidenziando come la volontà di semplificare le stratificate dinamiche storiche della serie non avesse intaccato lo spettacolo visivo o la viscerale sensazione di impatto di ogni singolo fendente. Non ci credete? Provate a tornare a giocare a Guilty Gear Xrd Revelator o Rev.2. Capirete immediatamente di cosa stiamo parlando. Successivamente, abbiamo esplorato la prima stagione di DLC, un ciclo di contenuti che aveva il compito di tastare il polso alla community e iniziare a espandere un roster che richiedeva a gran voce volti noti e nuove digressioni stilistiche.

Oggi la prospettiva è radicalmente diversa. La 2.0 Starter Edition non si presenta come un semplice aggiornamento incrementale, ma come una monumentale sintesi di un percorso che ha trasformato il titolo in un solido punto di riferimento per l’intero genere. Guardare a questo pacchetto significa osservare la stratificazione di anni di aggiornamenti, rettifiche, esperimenti e intuizioni che hanno trasformato una gemma grezza in una cattedrale del picchiaduro moderno.

Il nuovo corso del combattimento

Affrontare la versione 2.00 significa innanzitutto fare i conti con un bilanciamento che ridiscute il rapporto tra aggressività cieca e controllo tattico. Gli sviluppatori hanno scelto di mettere mano a meccaniche che rischiavano di soffocare la varietà dei match, intervenendo con decisione su risorse chiave come il Wild Assault. L’irruenza d’attacco, che nelle versioni precedenti permetteva di schiacciare l’avversario all’angolo con uno sforzo concettuale minimo, lascia ora il posto a una gestione molto più ponderata della barra Tension e delle opzioni difensive. L’introduzione e il perfezionamento di elementi come il Deflect Shield costringono a una lettura costante dello spazio virtuale: non basta più orchestrare una pressione ininterrotta, diventa fondamentale capire quando arrestare la furia per non trovarsi completamente scoperti.

Il ridimensionamento dei danni e la revisione dei tempi di recupero per gran parte delle mosse speciali hanno ridefinito la mappa dei rapporti di forza. Personaggi che prima basavano la propria efficacia su loop offensivi quasi inarrestabili sono stati costretti a reinventarsi, costringendo i giocatori a riscoprire i fondamentali del neutral game e la gestione delle distanze. Questo cambio di paradigma trasforma ogni scontro in un dialogo continuo tra attacco e difesa, dove il rischio e la ricompensa sono finalmente ponderati su una bilancia più equa.

Questa riorganizzazione del flusso di gioco si riflette in un’interfaccia rinnovata, che abbandona alcune asperità del passato per abbracciare un design più pulito. Le nuove schede R-Code e la riorganizzazione dei menu testimoniano la volontà di rendere la navigazione immediata, riducendo le pause tra un match e l’altro e offrendo uno sguardo chiaro sui dati statistici della propria carriera virtuale. Il matchmaking, punto critico nelle battute iniziali della vita del titolo, mostra una fluidità rinnovata che premia la rapidità d’accesso alle stanze e riduce al minimo i tempi morti, permettendo di concentrarsi unicamente sulla competizione.

Seconda Stagione: il grande ritorno dei classici

Superato il banco di prova del primo anno, la Seconda Stagione ha impostato la rotta puntando su un misto di nostalgia dirompente e rielaborazione tecnica dei volti storici. L’apripista è stata Bridget, il cui debutto ha provocato un vero e proprio terremoto mediatico e competitivo; il suo stile basato sui micidiali yo-yo e sul posizionamento di trappole a medio raggio ha introdotto una pressione asimmetrica, costringendo i difensori a ricalibrare costantemente la lettura degli spazi. A seguirne le orme è arrivato Sin Kiske, lottatore viscerale che fa della barra delle calorie e dei suoi attacchi speciali ad alto impatto il proprio marchio di fabbrica, perfetto per chi cerca un’aggressività dinamica e una gestione delle risorse a breve termine.

Con il terzo slot della stagione, Arc System Works ha sorpreso tutti portando in pista Bedman?, un’entità meccanica inquietante che muove i propri passi attorno ai resti dell’automa originale, caratterizzata da un gameplay stratificato e da ripartenze offensive imprevedibili che puniscono la minima distrazione. A chiudere questo ciclo ci ha pensato Asuka R. Kreutz (ovvero Asuka R#), una delle figure concettualmente più complesse mai viste in un picchiaduro moderno: un mago che gestisce un vero e proprio mazzo di carte incantesimo e una barra del mana dedicata, trasformando ogni scontro in una partita a scacchi dove l’improvvisazione tecnica e la freddezza contano quanto la precisione d’esecuzione. Parallelamente, l’inconfondibile stile da gentleman pirata di Johnny ha gettato le basi per la transizione verso le fasi successive, riproponendo quella mescolanza di carisma sfrontato e precisione chirurgica nell’esecuzione delle sue stoccate con la katana.

Terza Stagione: audacia e sperimentazione nel meta

La Terza Stagione ha dimostrato la volontà del team di sviluppo di non adagiarsi sugli allori, accelerando sul pedale dell’innovazione concettuale e della varietà degli stili. Il sipario si è aperto proprio con il già citato Johnny, capace di ridefinire il controllo dello spazio aereo e di terra grazie al suo iconico attacco Engetsu e alla meccanica delle carte lanciate, un incubo per chiunque cerchi di spezzare il ritmo. A stretto giro è arrivata Elphelt Valentine, completamente rivisitata rispetto al passato: abbandonata parzialmente la natura da tiratrice di precisione, Elphelt si è trasformata in una devastante macchina da pressione a corto raggio, mossa da una furia pop-rock che intrappola gli avversari in una ragnatela di mix-up praticamente inarrestabile.

Il terzo tassello ha visto il ritorno di A.B.A, un personaggio folle e affascinante che richiede una gestione maniacale della risorsa legata alla sua modalità Jealous Rage. Trasformare la propria chiave gigante Paracelsus in un’arma di distruzione di massa richiede una gestione del rischio elevatissima, capace però di ribaltare le sorti di un round in una manciata di secondi. A sigillare la stagione è arrivato l’imponente Slayer, il vampiro dandy per eccellenza: il suo gameplay fondato su schivate millimetriche, contropiedi devastanti e un danno punitivo spaventoso ha riportato al centro del ring la pura eleganza del combattimento e la capacità di estrarre vittorie dal nulla con pochissimi colpi ben piazzati.

Quarta Stagione: contaminazioni d’autore e nuove icone

Laddove le prime stagioni hanno consolidato l’ossatura storica della serie, la Quarta Stagione ha infranto le barriere del franchise con collaborazioni e ritorni di peso indiscutibile. La stagione si è aperta con l’arrivo della regina Queen Dizzy, un personaggio visivamente maestoso che alterna attacchi elementali di fuoco e ghiaccio gestiti dai suoi spiriti Necro e Undine, capace di controllare l’intero perimetro dello schermo con proiettili e barriere d’interdizione. Successivamente è stato il turno di Venom, che ha riappeso al chiodo il suo grembiule da panettiere per impugnare nuovamente la sua stecca da biliardo, offrendo un gameplay geometrico e cerebrale basato sul posizionamento delle palle sullo schermo e sui rimbalzi d’attacco.

La vera rivoluzione concettuale è arrivata però con gli ultimi due innesti. Da un lato Unika, figura inedita emersa direttamente dall’universo narrativo dell’anime Guilty Gear Strive: Dual Rulers (ora in streaming su Crunchyroll! NdPierre), dotata di un set di mosse che fonde tecnologia e determinazione per spezzare le difese avversarie. Dall’altro, la clamorosa incursione di Lucy, la netrunner proveniente da Cyberpunk: Edgerunners (questo invece si può guardare su Netflix. NdPierre). Integrare un personaggio nato in un contesto narrativo e visivo completamente differente era una scommessa rischiosa, ma Arc System Works ha sfornato un miracolo d’adattamento: il suo utilizzo dei Monowire a mezza gittata e le sue abilità da hacker introducono dinamiche di stordimento e controllo a distanza che rispettano tanto la grammatica di Night City quanto il codice estetico e tecnico della saga.

Quinta Stagione: il presente tra tradizione e follia robotica

Il cammino di espansione trova la sua naturale evoluzione nel Season Pass 5, avviato in concomitanza con la pubblicazione della versione 2.00 e arricchito da scenari d’impatto come Cradled by the Four Beasts. Il primo tassello di questa nuova era è stato segnato dal ruggito di Jam Kuradoberi, che fa il suo trionfale ritorno portando sui ring uno stile di combattimento ravvicinato basato sulla carica delle carte elemento e su raffiche di pugni e calci fulminei. Jam impone un ritmo di gioco febbrile che punisce chiunque esiti, premiando chi ha il coraggio di aggredire e caricare le proprie risorse nel cuore della battaglia.

A fare da contraltare a questa furia marziale ci ha pensato il secondo personaggio della stagione, Robo-Ky, reso disponibile proprio pochissimi giorni fa. L’automa modellato sulle sembianze di Ky Kiske si ripresenta in una veste visiva e concettuale esilarante ma tecnicamente spietata: dotato del suo bizzarro sistema di gestione del calore e della barra d’energia interna, Robo-Ky costringe chi lo pilota a un continuo gioco d’equilibrio per evitare il surriscaldamento, consentendogli al contempo di scatenare un arsenale di armi improvvisate, missili guidati e attacchi imprevedibili che disarticolano le certezze dei giocatori più ortodossi. La direzione artistica continua a toccare vette d’eccellenza: la transizione fluida tra inquadrature 2D e movimenti di camera tridimensionali durante le mosse speciali rimane uno spettacolo pirotecnico senza molti rivali, capace di trasformare ogni scontro in un frammento d’animazione d’autore. Rimane solo da scoprire quali saranno le ultime due aggiunte della stagione 5, ma conoscendo Arc, saranno sicuramente ottime.

Architettura visiva e colonna sonora

Parlare di questo titolo senza soffermarsi sul comparto tecnico ed estetico sarebbe un delitto d’omissione. Il lavoro svolto sugli sprite tridimensionali cel-shaded continua a fare scuola nell’industria, ponendosi come un punto d’arrivo per chiunque tenti di trasporre il linguaggio dell’animazione tradizionale all’interno di un motore di gioco in tempo reale. Le sequenze di entrata, i cambi di inquadratura al superamento delle pareti dello stadio e l’esplosività delle mosse finali non sono semplici vezzi cosmetici, ma elementi fondanti del ritmo narrativo di ciascun incontro.

A sostenere questa impalcatura visiva interviene una colonna sonora che non si limita a fare da sottofondo, ma veste i panni di vero e proprio motore emotivo. I brani composti per ciascun personaggio, caratterizzati da linee vocali graffianti e arrangiamenti heavy metal di rara potenza, scandiscono i momenti chiave del combattimento infondendo una carica adrenalinica costante. La musica si fonde con il gameplay in un unicum viscerale che spinge il giocatore a dare il massimo anche nei momenti di maggiore difficoltà.

L’opera omnia per chi vuole salire a bordo

Analizzata nell’ottica di chi si avvicina soltanto oggi al lavoro di Arc System Works, la 2.0 Starter Edition somiglia a un enorme compendio enciclopedico. La presenza dell’Ultimate Edition Content Kit garantisce l’accesso a un artbook digitale ricco di bozzetti preparatori, uno sguardo privilegiato dietro le quinte del processo creativo che ha dato vita a questo universo visivo. A questo si aggiunge la colonna sonora completa, che racchiude tutte le tracce vocali e gli strumentali diventati veri e propri inni per gli appassionati.

I pacchetti di colori aggiuntivi, compresi quelli celebrativi per il venticinquesimo anniversario della saga, la variante Ultimate Special Color, e quelli inseriti in collaborazione con Cyberpunk dopo l’introduzione di Lucy, offrono un livello di personalizzazione estetica enorme, permettendo di distinguersi al primo sguardo nelle lobby di combattimento. Si tratta di un valore aggiunto che premia il collezionismo e la cura per i dettagli, chiudendo il cerchio di un’offerta che punta a non lasciare indietro alcun tassello dell’esperienza originale.

Rimanere rilevanti nel panorama competitivo attuale richiede un equilibrio precario tra il rispetto dei giocatori veterani e l’apertura verso chi muove i primi passi. Questa riedizione riesce a centrare l’obiettivo eliminando la frammentazione dei contenuti e offrendo un ecosistema di gioco maturo, levigato in quelli che erano gli angoli più taglienti e supportato da un netcode rollback che continua a garantire una stabilità granitica negli scontri online. Resta da capire fino a dove si spingeranno le prossime iterazioni e come si evolverà il meta con i prossimi aggiornamenti, ma oggi la sensazione è quella di trovarsi di fronte alla forma più matura, completa e consapevole che Strive abbia mai raggiunto.

POWER RATING: 9.5

“Una riedizione monumentale che racchiude anni di evoluzione tecnica e stilistica, offrendo il pacchetto definitivo per chiunque voglia immergersi in uno dei picchiaduro più carismatici della generazione.”

PRO

  • Roster di dimensioni enormi e straordinariamente variegato.
  • Il nuovo bilanciamento della Ver. 2.00 premia la lettura tattica degli scontri.
  • Comparto visivo e sonoro ancora oggi ai vertici del genere.
  • Offerta enciclopedica che include tutte le stagioni e gli extra estetici.

CONTRO

  • La quantità di meccaniche e variabili accumulate può spavitare i principianti.
  • Alcuni menu secondari conservano una struttura leggermente farraginosa.

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