Di Pierre Coppi

Arc System Works, gli sviluppatori giapponesi dietro ai classici BlazBlue, Dragon Ball FighterZ e ovviamente la serie di Guilty Gear, pubblicano quello che con molta probabilità è il loro miglior lavoro finora

Viviamo sicuramente in un periodo interessante, per usare un eufemismo. Il Covid-19 è ancora un problema in tutto il mondo, e questo ha influenzato praticamente qualunque cosa ci circondi: dalle nostre abitudini, le routine, ad eventi più alti nella scala delle priorità, come politica, studio, lavoro, e via dicendo. Una cosa che ha innegabilmente risentito di tutto ciò sono stati i nostri amati videogames. Le case, indipendentemente dalla loro localizzazione geografica, sono dovute correre ai ripari, posticipando o (gulp!) nel peggiore dei casi cancellando o posticipando titoli che aspettavamo con ansia. Per noi amanti dei fighting games poi, la situazione è oltremodo tragica. In primis le uscite, numeri alla mano, del nostro genere preferito non sono neanche paragonabili a quelle di altri generi, se poi ci si mette di mezzo una pandemia mortale su scala globale, ecco che la situazione diventa veramente problematica. Quest’anno, le uscite fondamentali dovevano essere tre (capito cosa intendevamo con numeri alla mano?): Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown, King of Fighters XV, e Guilty Gear Strive. Il primo è uscito senza problemi (potete leggere la recensione CLICCANDO QUI), King of Fighters è stato rimandato a un criptico “primo quarto 2022” (potete leggere lo speciale CLICCANDO QUI) e potete sicuramente immaginare la nostra reazione quando già nel 2020 Arc System Works comunicò che anche Strive (GGS da ora) avrebbe subito un ritardo, passando da “fine 2020” a Maggio 2021. Tutto bene quel che finisce bene? No, perché arrivò anche un secondo rinvio, questa volta in Aprile, dove il gioco veniva posticipato a Giugno 2021. Momenti di puro terrore.

HEAVEN OR HELL?

Finalmente però, Giugno è arrivato e noi stiamo già testando Strive da giorni. Il gioco è disponibile, e senza tanti giri di parole, è fantastico. Arc ci ha fatto sudare freddo, ma per una volta possiamo tirare un sospiro di sollievo ed annunciare che è valsa la pena attendere. Non conoscete la saga di Guilty Gear? Approfittiamone per un ripassino. Strive, anno 2021, è il 17° capitolo della saga nata con Guilty Gear – The Missing Link (PlayStation, 1998), a cui vanno poi aggiunti altri 8 capitoli spin-off, tra i quali alcuni mai usciti dal Giappone per console come il Wonderswan (a cui andrebbe dedicato un intero articolo). Sin dagli esordi, il picchiaduro di Arc System Works (conosciuti anche come Arc, o ArcSys) si differenziava dalla concorrenza per una forte propensione verso il gameplay tecnico e per una caratterizzazione fortemente influenzata da tutto quello che è il mondo rock. Numerosissimi sono i riferimenti a personaggi, canzoni, e gruppi del mondo musicale, qualche esempio? Il vero nome del protagonista Sol Badguy (Mr. Badguy tra l’altro é l’album da solista di Freddie Mercury) è Frederick, e sulla fascia che indossa si possono notare le parole Rock You. Vi dice nulla? Fidatevi, scovare ogni singolo riferimento o easter egg dentro all’universo di Guilty Gear è un gioco a sé stante! Prima di passare alla recensione vera e propria, ecco un’altra perla. Nella movelist di Giovanna, uno dei nuovi personaggi introdotti con Strive, comparirà una mossa speciale dal nome di Sepultura.

DUEL 1

Stavolta inizieremo la recensione buttando dalla finestra lo schema che usiamo da tempo immemore. La prima cosa che vi colpirà come un pugno allo stomaco appena avviato il gioco sarà sicuramente, senza ombra di dubbio, il comparto grafico. Già solamente i menu trasudano lo stile inconfondibile di ArcSys, con un livello di stilizzazione che ci ha ricordato, alla lontana, quelli stupendi incontrati in Persona 5, lo stupendo JRPG di Atlus. Una volta arrivati allo schermo di selezione dei personaggi, il pugno allo stomaco di prima verrà seguito da un gancio sul naso. Vedere i personaggi di Guilty Gear ridisegnati con tale dettaglio e carattere, vi lascerà a bocca aperta. Ma non è finita, il bello deve ancora arrivare. Scelto il combattente, si entrerà nel vivo dell’azione, e qui collasserete sotto una gragnuola di colpi che vi manderanno KO. Il comparto grafico di Guilty Gear, detto papale papale, è assolutamente sublime, senza dubbio il miglior anime-fighter mai creato. I personaggi si muovono con stile, le animazioni sono superbe, le mosse spettacolari e i vari livelli che faranno da sfondo alle vostre battaglie saranno pieni di dettagli in cui perdersi. Piane innevate, futuristiche metropoli, Arc non è seconda a nessuno quando deve interpretare le proprie visioni. Parlando dei personaggi tra l’altro, è bene notare come Arc abbia completamente ristrutturato l’intero stile grafico della saga: dove prima i vari Sol, I-NO, Ky, Chipp e compagnia apparivano slanciati e longilinei, o comunque in linea con le produzioni manga ed anime contemporanee, in Strive appariranno molto più tozzi, tarchiati, muscolosi: cattivi, per usare un aggettivo comune. Cattiveria che si ritroverà anche in tutte le superbe animazioni, che ora trasmettono se possibile in maniera ancora più convincente l’inerzia, la forza cinetica e la violenza dei colpi così come l’hanno intesa gli sviluppatori. Ci ripetiamo, a livello visivo, GGS non è secondo a nessuno.

DUEL 2

E non è secondo a nessuno nemmeno nel comparto audio, a dirla tutta, ma qui ci eravamo già abituati con i precedenti capitoli della saga. Da sempre infatti, la colonna sonora che accompagna le furibonde scazzottate dei protagonisti è di qualità eccellente, e Strive non è da meno, partendo dall’ormai leggendaria Smell of The Game (il tema principale che ci accompagna dall’annuncio), passando per le varie tracce dedicate ad ogni singolo personaggio, e concludendo con il bel sottofondo che fa da cornice allo Story mode, gli amanti dell’hard rock avranno veramente di che gioire. Ottimo anche il doppiaggio, disponibile sia in lingua originale (Giapponese) che in Inglese.

LET’S ROCK!

Guardiamo ora assieme cosa offre il titolo quanto a modalità di gioco. Ovviamente sarà presente il classico Arcade mode, dove si sfiderà la CPU in una serie di combattimenti di volta in volta più difficili fino alla conclusione. Abbiamo però notato con dispiacere che a parte qualche linea di dialogo dedicata ad inizio e conclusione della stessa, non saranno presenti finali specifici per personaggio. Probabilmente gli sviluppatori hanno deciso che l’unica story line da tenere in considerazione come canonica sarà quella relativa allo Story mode, e capiamo perfettamente le motivazioni dietro a una simile scelta, ma rimane comunque un po’ di amaro in bocca. Continuando con le modalità, troveremo il sempre gradito Training Mode e la soddisfacente Mission mode, in grado di portare per gradi i giocatori verso concetti di gameplay utilizzati dai professionisti, così come aiutarli a gestire matchup specifici quali ad esempio gestire taluni personaggi contro altri che tecnicamente paiono surclassarli in ogni modo. Un consiglio spassionato? Se usate Leo come vostro main, fate attenzione ai delfini di May. Non aggiungeremo altro se non un criptico “Auguri“. Parliamo ora dello Story mode che abbiamo già menzionato un paio di volte nel corso dell’articolo. Contrariamente alla stragrande maggioranza dei competitors, quello di GGS sarà fondamentalmente un lungo anime. Tutto qui. Nessun combattimento, nessuna interazione, dovrete solo ed esclusivamente gustarvi la trama di GGS mentre arriva al suo climax (Strive infatti ci pare sarà il culmine di questo particolare arco narrativo). Ad alcuni piacerà, altri storceranno il naso. A noi è piaciuta, fondamentalmente per due motivi: primo, ci ha permesso di rallentare e tirare il fiato per un attimo, cosa rarissima oggigiorno, e secondo, ha risolto il problema di quei forzati, pretestuosi e fondamentalmente inutili combattimenti che facevano rallentare il flusso della narrazione, con il risultato di offrire uno Story mode che non viene penalizzato da questi combattimenti triviali.

THAT IS BULL**IT BLAZING!

Ed eccoci alla parte più importante di ogni picchiaduro, il pilastro che sorregge l’intera produzione, il fulcro attorna al quale ruota l’intero successo o fallimento di un gioco simile: Il Gameplay. State tranquilli, Guilty Gear Strive è rimasto un gioco estremamente tecnico (forse non quanto GG Xrd e Xrd Rev.2, però) ma è stato reso anche più apprezzabile da chi non mastica termini come Roman Cancels, Dust Attacks, Gatling system, footsies, whiffs, punishers, neutrals, okizeme, +1 on block, e tanti, tantissimi altri. I picchiaduro, lo ricordiamo, sono forse il genere più complicato in assoluto a dispetto del concetto di base di due tizi che se le suonano di santa ragione, e per questo motivo hanno raggiunto due risultati ben specifici: Fidelizzare una metà del potenziale bacino d’utenza, e alienarne completamente l’altra metà. GGS si troverà nel mezzo: gratificherà chi cerca tecnicismi, virtuosismi e finezze, e sarà in grado di accompagnare per mano i nuovi arrivati così da fargli apprezzare un genere di videogame finora sconosciuto: innanzitutto, le combo non sono più così difficili da realizzare come in passato. Anche la semplice combinazione di una combinazione di Slash, Heavy Slash e Overdrive può produrre danni enormi. Il compromesso è che mandare a segno queste grandi combo è un po’ più difficile perché non è più possibile convertire danni sostanziali da attacchi leggeri. Il sistema di Gatling universale di pugni che si annullano in calci, che a loro volta si annullano in Slash, che si annullano in Heavy Slash, che si annullano in Dust Attacks non è più presente in Strive. Ora, per infliggere danni sostanziali con una combo, bisognerà trovare un modo per mettere a segno gli attacchi più robusti e più lenti. Sicuramente crea un ritmo più deliberato e uno stile di gioco più neutro, ma pensiamo che sia un grande cambiamento che dà a Strive un feeling e identità uniche rispetto ad altri giochi della serie. Anche sotto il profilo del gameplay quindi, Strive non delude.

IL ROSTER

Croce e delizia di ogni fighting game, il roster di lottatori di Strive, limitato inizialmente a soli 15 personaggi (tra facce nuove e di ritorno), potrebbe ad una prima occhiata apparire piuttosto limitato. Niente di più sbagliato, perchè ogni singolo lottatore di GGS è sostanzialmente differente l’uno dall’altro. Ci sono quelli più user-friendly come i classici Sol, Ky e la new-entry Giovanna, e quelli più tecnici come Zato-1, Axl Low e Nagoriyuki. Proprio in relazione a Giovanna e Nagoriyuki, i due personaggi nuovi di zecca di Strive, è bene spendere due parole, perchè sono letteralmente agli antipodi dello spettro. Gio ha un gameplay incentrato sullo stare incollata al nemico e tenerlo sotto pressione, mentre Nago è sinceramente uno dei lottatori più bizzarri che ci sia capitato di usare. Fondamentalmente, la sua velocità di movimento sarà tremendamente lenta, ma ogni suo attacco sarà devastante e in grado di coprire praticamente l’intero schermo. Aggiungeteci anche che le sue mosse speciali sono stranamente veloci, e potrete capire il nostro disorientamento in fase di testing. Nonostante ciò, anche qualcosa di simile ha un suo perchè nel mondo dei picchiaduro, e non vediamo l’ora di tornare a studiare in modalità Training.

PERFECT?

Detto questo, non tutto in Strive è un passo avanti. Non esiste più la modalità Combo Challenge, che era un ottimo strumento per familiarizzare con un nuovo personaggio; la modalità Arcade come abbiamo già visto non ha più le sue scene introduttive e finali specifiche per il personaggio, e la modalità Mission, apprezzabile, sembra però piena zeppa di lezioni semplicissime e di base che potevano tranquillamente essere insegnate in una modalità che non costringa a ripetere la stessa azione cinque volte. E poi ci sono le lobby online: c’è sicuramente un certo fascino nell’estetica a 8 bit, nelle emote sbloccabili e nei vestiti personalizzabili che si possono fare indossare al proprio avatar, ma siccome é qualcosa con cui si dovrà interagire per qualunque cosa legata all’ online, tra cui le partite classificate, può diventare piuttosto esasperante.

TIRANDO LE SOMME

Eccoci alla fine. Cosa dire quindi di questo Guilty Gear Strive, ora che finalmente è tra le nostre mani e dopo averci speso ore ed ore cercando di capire se il nuovo corso intrapreso da Arc System Works fosse un bene o un male? Inutile girarci attorno, Strive è un successo su tutti i fronti: Il netcode è stabile, il gameplay divertente, accessibile ai neofiti pur risultando appagante per chi mastica pane e fighting-games, la colonna sonora incredibile e tecnicamente è qualcosa di sublime. Giocatelo, sia che amiate i picchiaduro, sia che siate neofiti del genere. Non ve ne pentirete.

POWER RATING:
9.4/10
“Strive è sia un nuovo corso che una mini-rivoluzione per la serie, un gioco in grado di soddisfare qualunque tipo di utenza, dai PRO ai neofiti. Da avere.”

PRO:
-Tecnicamente sontuoso
-Colonna sonora incredibile
-Gameplay ottimamente calibrato
-Roster variegato

CONTRO:
-Sistema di Lobby online
-La modalità Arcade poteva essere sviluppata meglio

-Codice review fornito da Bandai Namco
-Testato su PlayStation 4 PRO

Posted by:Powerwave83

4 risposte a "Guilty Gear STRIVE – Review"

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