Di Pierre Coppi

-Codice Review fornito da Activision
-Testato su Xbox Series X

Activision e Sledgehammer riportano il franchise ai tempi della terrificante Seconda Guerra Mondiale, con una campagna incentrata su un gruppo scelto di soldati, un multiplayer dai tanti contenuti, e una modalità Zombie rinnovata. Successo annunciato?

Call of Duty: Vanguard è il sesto gioco della lunga e fortunata serie FPS ambientato al tempo della Seconda Guerra Mondiale, ma è il primo che sembra voler provare a fare le cose “di sua sponte“, per mancanza di un termine migliore. Vanguard è oggettivamente un bel gioco, nulla da dire, peccato solo che si vada a perdere in un paio di sbandate selvagge che non convincono appieno e, lo mettiamo nero su bianco già da ora, gioca forse troppo sul sicuro in altre aree. L’effetto complessivo, tuttavia, è che Sledgehammer sia in qualche modo riuscito a rendere la Seconda Guerra Mondiale, come ambientazione, di nuovo fresca… per fortuna.

Ricordiamo ancora la prima volta che toccammo con mano un gioco della serie, Call of Duty II sulla allora nuova e scintillante Xbox 360 per l’esattezza, e lo stupore che ci colpì vedendo questa nuova incarnazione del classico FPS a sfondo storico mentre mostrava i muscoli di una console che per l’epoca era l’equivalente di una Series X. “Incredibile“, pensavamo, mentre ci muovevamo per una Stalingrado innevata nei panni di Vasili Koslov. Era il 2005. Nel 2006 venne Call of Duty 3, e per un lungo periodo di tempo, la serie abbandonò l’ambientazione che la rese famosa, perdendosi in svariati virtuosismi tra guerre futuristiche (Advanced/Infinite Warfare), episodi stand-alone come il sottovalutato Ghosts, droni, robot, e chi più ne ha più ne metta. Se volete leggere la nostra recensione del penultimo capitolo, COD: Black Ops Cold War, cliccate QUI. Fu solo nel 2017 con il bel Call of Duty: WWII che la serie ritornò agli scenari che la resero famosa. Ed ora, a 4 anni di distanza da quel titolo così ben accolto, Vanguard ci spedisce ancora una volta sui campi delle più cruente battaglie mai combattute, nei panni (a rotazione, come di consueto) di diversi specialisti riuniti in quella che può essere definita come la versione antesignana e prototipale delle attuali forze speciali, la Task Force One.

La storia di Vanguard tenterà, non per la prima volta, di scuotere il modus-operandi canonico che ha accompagnato la serie fino ad ora. Laddove i precedenti capitoli (in linea di massima) prendevano uno o più personaggi da differenti fazioni, e li accompagnavano in quello che era un crescendo di avvenimenti fino al climax dell’arco narrativo a loro dedicato, solitamente una delle più tristemente famose battaglie che hanno caratterizzato il più terrificante scontro che l’umanità abbia dovuto affrontare, Vanguard porrà i giocatori direttamente nella parte finale di questo specifico arco, con il gioco che andrà a riesaminare ciclicamente i fatti salienti che hanno portato a questo esito. Considerato poi che CODV punta tutto su questa task force assemblata da diversi specialisti di differente nazionalità, etnia, e background, si potrebbe vedere lo svolgimento della modalità campagna come una sorta di origin story dei protagonisti, sulla falsariga dei (paragone azzardato) super-hero-movies che tanto vanno di moda oggigiorno. Abbiamo sinceramente apprezzato diverse cose della campagna: Le ambientazioni sono evocative e ricreate in maniera sopraffina (assolutamente evocativa la mappa notturna illuminata solamente dai mulini a vento in fiamme), ma quello che abbiamo adorato è il fatto che i componenti di questa unità di elite siano basati su personaggi storicamente esistiti, come Polina Petrova, ispirata alla vera storia di Ludmila Pavlichenko, la “signora della morte“, un cecchino del 54° Reggimento Fucilieri Stenka Rozia, o ancora Arthur Kingsley, paracadutista britannico di colore ispirato a Sidney Cornell.

Paradossalmente, abbiamo anche apprezzato la caratterizzazione dei nemici. In un 2021 dove il mondo dell’industria videoludica (e, a dirla tutta, qualunque altro settore) è terribilmente spaventato dal dire o fare qualcosa di sconveniente, prurigginoso e politicamente scorretto, specialmente quando si tirano in ballo temi scomodi come etnia, sesso, religione e -si salvi chi può- il Nazismo, COD Vanguard si è presentato con un prodotto coerente. Seppur evitando apertamente ed agilmente qualunque menzione all’ Olocausto, i Nazisti di Vanguard risultano relativamente credibili, in quanto apertamente e dichiaramente razzisti, una dettaglio decisamente cruciale su cui troppo spesso, troppe software house hanno glissato per comodità, riducendo a semplici “macchiette stereotipate” quella che a conti fatti è stata la più grande piaga dell’umanità. La campagna di CODV magari non verrà ricordata negli annali degli FPS che hanno cambiato la storia dei videogiochi, ma a noi è piaciuta. Che si tratti di combattere sulle isole Midway, difendere Stalingrado con la precisione di un cecchino, sorvolare la Francia o far esplodere le forze che avanzano in Nord Africa, la campagna di Call of Duty: Vanguard risulta ben scritta, i personaggi principali ben caratterizzati e simpatetici, e al termine del tutto ci siamo ritrovati a volerne ancora, dopo anni. Ben fatto, Sledgehammer.

Impossibile parlare di un nuovo Call of Duty senza menzionare i restanti due terzi dell’offerta, ovverosia il Multiplayer e l’ormai famosissima modalità Zombie. Iniziamo dalla prima. Vanguard aggiunge alcune nuove modalità interessanti al multiplayer. Patrol Zone ha un singolo punto di cattura che si muove lungo una pista intorno alla mappa, cosa che mantiene il combattimento sempre dinamico. Activision dice che alla fine Gunfight tornerà, ma per ora è stato sostituito con Champion Hill. Qui, squadre di due o tre giocatori si affrontano in partite a tempo in stile Scontro a fuoco, con ogni morte che conta contro il pool di vite di una squadra. Piuttosto che un equipaggiamento casuale, le squadre ottengono periodicamente un giro di acquisto in cui possono spendere la valuta che hanno raccolto su nuovi equipaggiamenti e aggiornamenti. La maggior parte delle meccaniche che fanno da base per il multiplayer sarà immediatamente familiare a chiunque abbia giocato all’ultimo Modern Warfare o Black Ops – Cold War. Ci sarà la solita serie di fucili d’assalto sbloccabili, SMG, mitragliatrici leggere, fucili di precisione e DMR, con alcune stranezze aggiunte al mix per mantenere le cose interessanti. L’armaiolo consentirà come al solito di personalizzare ogni arma primaria con un massimo di dieci accessori, il che può portare a delle vere mostruosità. Il nuovo (delizioso) fucile Einhorn è dotato di un cilindro girevole, ma può essere modificato per accettare una selezione di caricatori a cambio rapido, ad esempio, che si andranno ad alimentare direttamente nel cilindro. Estremamente versatile. Per il resto, il Multiplayer di COD è il solito: troveremo i soliti camper, i soliti problemi legati all’essere uccisi letteralmente nel momento in cui verremo generati sulla mappa (specialmente quelle più piccole) e via discorrendo. In tutta onestà non ci è dispiaciuto e ci siamo divertiti, ma capiamo come tanta gente possa pensarla diversamente. E’ una questione di preferenze ormai, non tanto di dati oggettivi.

La più grande sorpresa di Vanguard è la sua modalità Zombi. In Der Anfang, Treyarch torna su Zombies e lo semplifica notevolmente, stringendo i circuiti d’azione e rendendolo molto più digeribile di quanto non sia stato negli ultimi capitoli. Qui, inizierete in una piccola piazza con una fontana in una Stalingrado infestata, dopodichè vi avventurerete attraverso diversi portali per impegnarvi in un veloce sfoltimento di zombi basato su obiettivi per un paio di minuti. Una volta che avrete finito, voi e la vostra squadra tornerete alla piazza iniziale, dove eliminerete altri nemici ed esplorerete gli spazi appena aperti mentre aggiornerete le vostre armi alla macchina Pack-A-Punch e berrete dai calici demoniaci per aumentare le statistiche come la velocità di ricarica e il danno critico. Der Anfang è ancora piuttosto pesante a livello di meccaniche, ma è gestito abbastanza abilmente: non ci siamo mai sentiti come se stessimo trascinando la squadra verso il basso non conoscendo tutte le regole. In ultima analisi, Zombie è diventato ancora più accessibile e ciò non può che fare bene, allo stato attuale delle cose, ad una modalità che lentamente ha guadagnato migliaia di fan.

Tirando le somme, ci sentiamo di promuovere questo Call of Duty Vanguard. Come abbiamo già detto, si perde in un paio di sciocchezze (a conti fatti, per quanto ben scritta, la campagna poteva osare molto di più, e la modalità MP non offre granchè di nuovo se non un paio di modalità), ma se dovessimo consigliare un Call of Duty scegliendolo dall’ultimo trittico pubblicato (MW, BOCW, Vanguard), opteremmo sicuramente per Vanguard. La sua modalità Campagna è senza dubbio quella che ci ha preso di più, con personaggi ben caratterizzati e per cui è facile fare il tifo, oltre che ovviamente alcuni scenari assolutamente mozzafiato. Oh, prima di chiudere, dimenticavamo: Vanguard, contrariamente agli altri capitoli, ha avuto la brillante idea di eliminare completamente i collezionabili dalla Campagna! Finalmente.

POWER RATING:
8.5/10
“Vanguard ci è piaciuto. Non poco. Gioca sul sicuro sul multiplayer, ma la modalità Campagna è una delle più godibili pubblicate nella storia del franchise.”

PRO:
+Modalità campagna ben scritta e divertente
+Tecnicamente ottimo
+Level-Design curato
+Modalità Zombie sempre più accessibile

CONTRO:
-Seppur ritoccato, il MP rimane il solito che abbiamo imparato a conoscere
-Qualche occasionale calo di framerate nelle situazioni più intense

Posted by:Powerwave83

3 risposte a "Recensione: #CallOfDuty #Vanguard – #XboxOne, #XboxSeriesX, #PlayStation4, #PlayStation5"

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