Di Redazione PW83

-Codice Review fornito da Sony Interactive Entertainment
-Versione Testata: PlayStation 4 PRO

-Disponibile per: PlayStation 4, PlayStation 5

Cinque anni dopo l’uscita di Horizon Zero Dawn, la bella Aloy torna sulle nostre console per farci vivere un’altra avventura epocale. Siete pronti a combattere le macchine ancora una volta?

Cinque anni sono un’eternità, nell’industria videoludica, specialmente se in questo lustro è compreso addirittura il passaggio da una generazione di console all’altra. Guerrilla Games, precedentemente famosi per la bella e purtroppo prematuramente abbandonata trilogia di KillZone (più eventuali sequel/spin-off di relativamente scarsa importanza) si è fondamentalmente reinventata da quando ha iniziato a lavorare su Zero Dawn, primo titolo di quella che oggi è diventata una bilogia. Passare dal creare e programmare FPS di stampo futuristico piuttosto lineari al concepire un gioco strutturato come un open-world, con relativa mitologia, non deve essere stato per niente facile. Eppure, nonostante qualche singhiozzo, Horizon Zero Dawn venne accolto più che favorevolmente dai giocatori e dalla critica. Varrà lo stesso anche per il sequel?

Possiamo già dirvi di si, perchè per quando sontuoso e meraviglioso e incredibile questo Horizon Forbidden West possa apparire ad una semplice e veloce occhiata, il concept di base che muove il tutto è fondamentalmente lo stesso del prequel, solo… ampliato. Come recita ormai il mantra delle produzioni videoludiche, sulla carta “un sequel deve prendere quanto di buono ottenuto dal capitolo precedente, e migliorarlo esponenzialmente“. I ragazzi di Guerrilla devono aver preso queste parole e devono averne fatto uno stile di vita, perché Forbidden West è stato creato esattamente in quel modo. Attenzione però: non stiamo mettendo in croce Guerrilla Games per aver semplicemente svolto “il compitino“: tutt’altro, semmai. Hanno preso un grosso lenzuolo, lo hanno appeso nei loro uffici, hanno scritto il mantra di poco sopra con un grosso pennello, e gli hanno aggiunto anche “Squadra che vince non si cambia”. Da lì, hanno iniziato a costruire il sequel.

E che sequel che hanno creato! Al di là del comparto tecnico, o della produzione audiovisiva del tutto, o di qualunque altra variabile possa venirvi in mente, Horizon Forbidden West è semplicemente qualcosa di superlativo, ma lo analizzeremo più avanti. Ora, iniziamo a parlare del titolo tirando in ballo una delle componenti primarie del gioco di Guerrilla Games: la trama. Ambientato esattamente 6 mesi dopo gli eventi del primo capitolo, con Hades, l’intelligenza artificiale che fungeva da arci-nemesi per la nostra Aloy, apparentemente sconfitta, in realtà non tutto è finito nel migliore dei modi. Un nuovo virus sta imperversando per il mondo di gioco, scatenato dall’interferenza di Aloy con quelle che erano le direttive per il mantenimento dell’ecosistema in questo mondo post-apocalittico (non dimenticate che i due Horizon sono ambientati grossomodo 1000 anni dopo la fine della civiltà… QUESTA civilità, la nostra). Questo virus avvelena il suolo, contaminando quindi i prodotti della terra necessari per il sostentamento, ed ogni forma di vita con cui entra in contatto: e questo, sia che si parli di vie dirette o indirette. In cerca di una soluzione a tutto questo, la nostra protagonista decide quindi di spingersi nell’ Ovest Proibito all’inseguimento del misterioso Sylens, ed in cerca di una copia di GAIA, l’intelligenza artificiale con il compito di ristabilire il naturale ordine dei diversi biomi. Proprio qui, con Aloy che parte per questo viaggio, inizia effettivamente Forbidden West, dopo una sequenza piuttosto lunga che riveste il ruolo di tutorial e che “mette in pari” i giocatori con quanto avvenuto fino a quel punto, nel caso non abbiano avuto modo di giocare il primo capitolo.

Detto questo, completato il tutorial e a gioco effettivamente iniziato, Horizon Forbidden West può essere scoraggiante in quanto a dimensioni e portata. Quella sensazione tra l’altro non farà che crescere mano a mano che il gioco si apre e svela la sua mappa, mentre raccogliete equipaggiamento per riempire il nuovo, gigantesco arsenale di armi e armature o sbloccate un numero enorme di mosse speciali, abilità e potenziamenti passivi dal suo ampio, e rinnovato, albero delle abilità. Ma per quanto il gioco proietti un’ombra imponente, Forbidden West spesso si concentra sui personaggi e sulle loro storie, e quell’approccio funziona per spezzettare l’enormità in pezzi più piccoli e dare alla vostra avventura una posta in gioco significativa. Il gioco è continuamente avvincente non tanto perché lo sviluppatore Guerrilla Games lo abbia riempito con un’enorme quantità di cose da fare, ma perché molte di queste cose sono costruite con cura e talvolta anche emotivamente coinvolgenti, invece di dare al giocatore la sensazione di essere nulla più che un mezzo creato per completare tanti indicatori sulla mappa di gioco. Bravo a Guerrilla, quindi, che è riuscita a creare un qualcosa di convincente.

Veniamo quindi al gameplay. Per molti versi, Forbidden West è più o meno lo stesso di Zero Dawn, ma come abbiamo già detto, segue l’etica del sequel di “sempre più grande” e molti sistemi sono stati migliorati ed espansi. I giochi Horizon includono enigmi di arrampicata e ambientali come quelli che vedreste in Assassin’s Creed, o Uncharted, o l’ultima trilogia di Tomb Raider, ma rispetto a Zero Dawn, bisogna dire che il sequel lascia molta più libertà di azione, permettendovi di raggiungere le cime di montagne o rovine, per quanto ci siano ancora molte cose che non potrete scalare. La libertà migliora anche la traversata, tuttavia, così come un rampino motorizzato che potrete usare per raggiungere punti appositamente contrassegnati, un aliante che vi consentirà di scendere rapidamente da punti elevati e la capacità di nuotare ed esplorare ambienti sommersi. Insomma, per quanto non si sia ancora di fronte alla libertà esplorativa pseudo-assoluta vista in Breath of The Wild, il gioco ha comunque visto un miglioramento sotto quel fronte. Il vostro arsenale è più grande, con una miriade di diverse armi e tipi di munizioni elementali per il combattimento, oltre a una serie di trappole fabbricabili che potrete usare per abbattere macchine e nemici prima che vi vedano. C’è così tanto in ballo che può essere difficile gestire il tutto, in effetti. Otterrete vari archi, fionde e lanciatori, munizioni per ognuno di essi che forniranno diversi effetti elementali, oltre a trappole di vario tipo ed efficacia. Potrete creare munizioni al volo in combattimento, che si tratti di frecce normali, bombe gelate o punte di giavellotto esplosive, e tutte le vostre numerose armi saranno potenziabili con i componenti giusti. Tutto ciò incentiva il giocatore a scansionare ogni robot alla ricerca di pezzi utili, scavare in ogni mucchio di metallo recuperato e aprire ogni scatola degli attrezzi. Onestamente la sensazione è che tutto sia “un po’ troppo”, al punto di avere quasi l’ansia di aver lasciato per strada qualche oggetto utile. Non stiamo criticando le meccaniche in quanto tali, anzi, va detto che funzionano e sono oggettivamente ben implementate: forse sono solamente un po’ troppo numerose.

C’è poi da parlare del sistema di combattimento, ed anche qui abbiamo qualche problemino. Forbidden West offre più opzioni in un combattimento, ma non cambia davvero le battaglie viste in Zero Dawn: getta solo più ingredienti nel calderone. Normalmente l’approccio ai nemici sarà il seguente: vi intrufolerete in una situazione in cui un gruppo di robot o umani è radunato, passando da un’area di erba alta a quella successiva per piazzare trappole, colpire i nemici o eseguire esecuzioni silenziose. Una volta che avrete allertato le macchine della vostra presenza, tuttavia, il combattimento può sembrare… caotico. I nemici hanno la tendenza ad attaccare rapidamente e inesorabilmente, e la vostra unica risorsa difensiva sarà una rotolata evasiva per evitare il pericolo, dal momento che il combattimento corpo a corpo rimane principalmente un’opzione mordi e fuggi non particolarmente soddisfacente. Quindi, quando uno Scrapper o un Widemaw carica, starete schivando un attacco dopo l’altro, sperando di mettere un po’ di distanza tra voi e il nemico per estrarre una freccia e sparare prima di tornare a fuggire per salvarvi la vita. Aggiungete a tutto questo il dover cercare nella vostra borsa oggetti curativi, creare munizioni o cercare di annullare uno status negativo, e sulla carta, il combattimento di Forbidden West potrebbe essere bollato in un secondo come deludente. Ma, ed è un Ma di dimensioni epocali, quando sarete in grado di unire i vari strumenti e le abilità di Aloy, si creeranno battaglie strazianti ed emozionanti. Ciò sarà reso ancora più lampante quando sarete in grado di creare un piano con furtività, trappole e tattiche ed eseguire alla perfezione quel piano. Aiuta anche il fatto che, mentre combatterete molte battaglie da soli, alcuni scontri vi vedranno aiutati da altri personaggi. Avere un arco in più e più bersagli per le macchine da inseguire riduce la pressione, e i personaggi lanceranno regolarmente munizioni extra per Aloy per continuare il combattimento. In ultima analisi quindi, la parte dedicata al combattimento di questo Horizon Forbidden West è estremamente solida, per quanto minata da quello che ormai può essere considerato come il mantra del “troppo”.

Anche se Aloy, diciamocelo onestamente, è un po’… ossessiva, con il suo vagare cupamente in giro pensando alla prossima assurda peripezia ai limiti della fisica che dovrà intraprendere, il tutto mentre esprime ad alta voce ogni piccola cosa che pensa, il gioco è fortunatamente supportato da un cast estremamente variegato: addirittura le missioni secondarie sono popolate da persone interessanti con problemi e motivazioni riconoscibili, e Forbidden West fa un ottimo lavoro nel dare al giocatore cose da fare che non sembrino ripetizioni del modello “vai qui, prendi questo” già visto in fin troppi open-world. Spesso, le missioni secondarie coinvolgono diversi passaggi o più missioni, costringendo Aloy a intervenire nella politica locale o ad aiutare in situazioni terribili. In una serie di missioni, avrete a che fare con i leader di due villaggi nel deserto, ciascuno con opinioni diverse sul futuro della tribù più grande e diffidente l’uno nell’altro. Entrambi sono personaggi simpatetici ma imperfetti, e passando un po’ di tempo ad aiutarli e a conoscerli, vi renderete conto che nessuno dei due è del tutto giusto o sbagliato. Quando alla fine sarete costretti a cercare di mediare la loro disputa o a scegliere da che parte stare, il tempo speso vi terrà impegnati nella risoluzione della situazione e farà sentire importante l’esito che sceglierete per la diatriba. Forbidden West è pieno di momenti come questo, in cui il gioco fa di tutto per mettervi a stretto contatto con un personaggio secondario, per poi trasformarli nel fulcro di una ricerca avvincente. Insieme alla posta in gioco della storia principale, questo dà all’intero gioco la sensazione che non starete solo correndo in giro a fare commissioni per le persone; in realtà state costruendo relazioni importanti con persone che avrete imparato a conoscere e rispettare. E per quanto ci siano (come intuibile) uno sproposito di missioni secondarie e incarichi minori, il fatto che così tanti di questi eventi siano scritti così bene o offrano uno sguardo più approfondito nel mondo di Forbidden West li rende tutti degni di essere completati.

Tecnicamente, siamo di fronte a un gioco meraviglioso, inutile nascondersi dietro ad un dito, sia che si parli della ovvia versione principale (PS5) che quella da noi testata, PS4PRO. Tutto, dai personaggi e le loro armature costruite in modo intricato, alle rovine arrugginite delle città con armature che sporgono dal cemento, alle giungle lussureggianti e ai deserti spazzati dal vento, è straordinariamente dettagliato. Ammirare l’alba dalle fattorie di Plainsong o sulle onde di Landfall è legittimamente bello, e le diverse località, così vive e colorate, offrono panorami mozzafiato ovunque guardiate. È un gioco oggettivamente ed innegabilmente molto bello, al netto però di alcuni colpi di tosse abbastanza vistosi: spesso abbiamo notato come certi poligoni compenetrassero dentro altri, così come abbiamo visto levitare oggetti ma soprattutto, come più volte la nostra PS4PRO sia andata in affanno, con vistosi cali di frame-rate. Tutt’altra situazione per il comparto audio: dalla colonna sonora al superbo doppiaggio (abbiamo testato il gioco in lingua originale), la qualità della produzione Guerrilla è decisamente assodata.

Tirando le somme, per quanto solamente a fine febbraio, siamo già di fronte ad uno dei possibili candidati al Game of the Year 2022. Il lavoro e l’impegno riversati da Guerrilla nel sequel di quello che già era un titolo decisamente valido hanno creato un qualcosa che ci sentiamo assolutamente di raccomandare. In primis ai fan dell’originale Zero Dawn, ma onestamente anche a tutti quelli che hanno voglia di perdersi in un mondo di gioco dall’ambientazione sublime, per quanto vagamente minato dalla sovrabbondanza di contenuti disponibili, alle volte decisamente troppi, e a qualche indecisione sul piano tecnico. Nonostante questo: Promosso!

POWER RATING:
8.9/10
“Horizon Forbidden West è un titolo assolutamente solido e meritevole di essere giocato. Le uniche note negative possono essere ricondotte ad una (ridondante) sovrabbondanza di oggetti e meccaniche, che vanno a complicare inutilmente qualcosa che funzionava alla perfezione.”

PRO:
+Tecnicamente sontuoso
+Trama interessante ed ambientazioni eccellenti
+Comparto audiovisivo di prima qualità

CONTRO:
-Troppe, troppe meccaniche da tenere a mente e troppi oggetti da gestire: ne ignorerete buona parte
-Saltuarie indecisioni tecniche su PS4PRO: cali di framerate e qualche bug

Posted by:Powerwave83

Una risposta a "#Review: #HorizonForbiddenWest – “La nuova avventura di Aloy è… esagerata!”"

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