Di Redazione PW83
-Codice Review fornito da SeaShell Studio
-Versione Testata: Xbox Series X
-Disponibile per: Xbox One, Xbox Series X|S, PC (Steam)
Lo studio messicano SeaShell Studio ci regala un fighting game basato sulla cinematografia horror anni ’50 e sui famosi luchadores!
Iniziavamo seriamente a preoccuparci: un mese già passato dall’inizio del 2025 e ancora nessun fighting game recensito su PW83? Fortunatamente, i messicani di SeaShell Studio sono corsi in nostro aiuto e ci hanno fornito un codice per la loro ultima pubblicazione. Mostroscopy, questo il nome del titolo che andremo a recensire, è indubbiamente un progetto interessante. Scopriamolo assieme.

Sviluppato da Oribe Ware Games, Mostroscopy offre una premessa interessante. La sua intera trama ed estetica è sia basata sui film horror di metà secolo scorso, che sul tema dei luchadores, figure chiave nell’immaginario latino-americano. Nell’ottica della prima di queste due metà, è impossibile non notare come Mostroscopy segua il concetto di utilizzare i mostri della tradizione classica già visto in capolavori come la trilogia horror di Capcom, ovvero DarkStalkers, Night Warriors e Vampire Savior (di cui potete leggere la recensione CLICCANDO QUI) , lo splendido Killer Instinct o, per rimanere in tema indie, Omen of Sorrow.

La peculiarità maggiore di questo Mostroscopy rispetto ai suoi competitor, comunque, al di là di un nome che potrebbe suonare come una pratica medica abbastanza invasiva, è il suo sistema di controlli. Infatti, pur mantenendo una impostazione classica (1v1), il gioco sfrutta un sistema di comando basato solamente su tre tasti: uno dedicato agli attacchi normali, l’altro a quelli speciali, ed il terzo alla parata. Fondamentalmente, invece di sfruttare uno schema a 6 tasti in stile Capcom, o uno a 4 in stile SNK, Mostroscopy adotta qualcosa di molto simile a quello visto in Smash Bros.
Prendiamo ad esempio le mosse speciali: invece di richiedere una esecuzione complessa come mezze lune, quarti di cerchio, pendoli o addirittura rotazioni a 360°, il gioco di Oribe Ware assocerà ogni mossa speciale ad una particolare direzione premuta sul pad (es. avanti + Y, giù + Y, ecc.) o sulla sua assenza (pressione neutrale, normalmente associata ai proiettili). Da giocatori veterani, non nascondiamo che la cosa ci ha inizialmente spiazzato, ma mano a mano che prendevamo confidenza con il titolo, capivamo che il motore di combattimento permetteva comunque abbastanza versatilità, e ci ha fatto realizzare stringhe che non avrebbero sfigurato in uno Street Fighter o in un KOF. A tutto questo va anche aggiunto il fatto che, nell’ottica dell’accessibilità, il gioco propone anche semplici combo automatiche, realizzabili premendo ripetutamente il tasto di attacco base: non avranno l’impatto o l’efficienza di combo più “studiate”, ma per qualcuno non avvezzo ai Fighting Games, serviranno sicuramente a prendere confidenza.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo sistema di comandi “semplificato” non ha avuto nessun impatto sull’unicità dei personaggi presenti, al di là del loro aspetto fisico, ma andava a collegarsi direttamente nel loro set di mosse e nella loro strategia. Ognuno dei personaggi che abbiamo usato per questa recensione dava l’idea di essere unico e sfruttava mosse speciali che aiutavano a rendere i combattimenti unici. Inoltre, nonostante il layout a due pulsanti, ogni personaggio aveva abbastanza profondità da spingerci a voler imparare tutte le loro sfumature in modalità training.

Per quanto riguarda le modalità disponibili, siamo di fronte ad una offerta piuttosto classica: avremo la classica “scala” arcade, condita da intro e finali diversi per ciascun personaggio, una modalità training, una modalità “challenge” dove imparare le combo più complesse per ogni personaggio, e poco altro. Nel complesso, nonostante la ripetitività della campagna per giocatore singolo sia stata un po’ deludente, ci siamo divertiti a scoprire i retroscena dei vari personaggi. Peccato solamente per una localizzazione in lingua italiana assolutamente atroce, borderline incomprensibile. Un consiglio? Lasciate quella inglese.

Tecnicamente, siamo di fronte ad un gioco dalla spiccata personalità, sia che si parli dei vari personaggi, sia che si parli dell’estetica in generale. L’idea di unire la cinematografia horror anni ’50 ai mitici luchadores messicani è molto valida, così come ci è piaciuto molto il fatto che ogni livello sia tematicamente differente: alcuni saranno in bianco e nero, ad esempio. Ad essere onesti però, una cosa che non ci è piaciuta per niente è il filtro “sgranato” applicato al gioco. O meglio, ci piace molto vederlo durante i combattimenti, ma abbiamo iniziato a detestarlo quando veniva applicato anche nei normali menù. Non solo è fastidioso e urta la vista, ma rende anche difficile apprezzare quello che c’è sotto. Sarebbe apprezzabile almeno una opzione per disabilitarlo. Capiamo il voler rendere unico il proprio gioco, specialmente in un genere così competitivo, ma così è davvero eccessivo.

Tirando le somme, Mostroscopy è un gioco davvero gradevole. Ci siamo divertiti a conoscere il suo roster di personaggi così eclettico, così come a cimentarci in combo sempre più elaborate sfruttando il suo sistema di comando così accessibile. Certo, il gioco ha innegabilmente dei difetti, ma se siete alla ricerca di qualcosa di diverso, SeaShell e Oribe Ware potrebbero avere quello che fa per voi.
POWER RATING:
7.0/10
“Mostroscopy è un gioco decisamente gradevole: la sua premessa, il suo stile grafico ma soprattutto il suo sistema di combattimento lo rendono un progetto decisamente interessante.”
PRO:
+Sistema di combattimento accessibile ma profondo
+Roster di personaggi
+La premessa e lo stile grafico sono decisamente unici
CONTRO:
-Il filtro “sgranato/grindhouse” è applicato un po’ troppo insistentemente
-Qualche bug in fase di test





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