Di Redazione PW83

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-Versione Testata: Nintendo Switch 2
-Disponibile per: Nintendo Switch, PC (Steam)

-Sviluppatore: Entergram
-Publisher: City Connection

Iniziamo il 2026 in pieno stile PW83: Benvenuti alla recensione di un fighting game mai uscito dal Giappone… fino ad ora!

Per noi di PW83 e per Pierre in particolare, sapete che i fighting games hanno, avevano e sicuramente avranno la priorità su tutto. E’ quindi con grande orgoglio che “battezziamo” questo 2026 esordendo nel modo più “PW83” possibile: recensendo il porting di un fighting game fino ad ora totalmente sconosciuto ad Europa ed America, tristemente famoso per alcune delle sue meccaniche post-combattimento. Signori e Signore, buon 2026 e benvenuti alla recensione di ADVANCED V.G. Saturn Tribute!

Il Nintendo eShop, ammettiamolo, è qualcosa di incredibilmente affascinante. Dentro quello store online si può trovare letteralmente la qualunque, dalle leggendarie e splendide produzioni Nintendo (come Metroid Prime 4: Beyond) a titoli di terze-parti incredibili, passando per le produzioni più infime ed immonde che mente umana possa concepire. I concorrenti Sony e Microsoft, non reggono minimamente il confronto in termini di sbalzo tra qualità e spazzatura presente. Non si spiega davvero: il controllo qualità di Nintendo è qualcosa di letteralmente indecifrabile, non capiamo come possa dare l’ok per la pubblicazione a certi giochi. Attenzione però: ogni tanto, raramente, quando i pianeti si allineano e una cometa illumina il cielo notturno, si possono trovare delle gemme assolutamente deliziose. Ci è già capitato una volta con il divertentissimo Chaos Code: New Sign of Catastrophe nel 2024, ed è ri-capitato oggi con questo ADVANCED V.G.

Una storia di trasformazione e compromessi

Per capire cosa abbiamo tra le mani, dobbiamo scavare nel passato di una serie, Variable Geo, che ha sempre vissuto in un cono d’ombra. Nata sui personal computer giapponesi dell’epoca, la saga era inizialmente un veicolo per contenuti espliciti, dove la componente ludica era spesso un semplice collante per mostrare illustrazioni erotiche di dubbio gusto. Tuttavia, con il passaggio al Sega Saturn, avvenuto nella metà degli anni novanta, il team di sviluppo TGL decise di tentare la scalata verso la dignità tecnica. ADVANCED V.G. rappresenta proprio quel tentativo: ripulire l’opera dalle sue origini pruriginose per concentrarsi su un motore di gioco che potesse sfruttare la mostruosa potenza bidimensionale della console Sega. Il risultato fu un picchiaduro che, pur non raggiungendo mai le vette di eccellenza di un titolo Capcom, riusciva a difendersi con una certa onestà intellettuale.

L’operazione Saturn Tribute portata avanti da City Connection mira esattamente a preservare questo specifico momento storico. Non siamo di fronte a un remake, ma a un’emulazione nuda e cruda che cerca di restituire il feeling originale dell’hardware a trentadue bit. È un’operazione di archeologia videoludica pura, che ci permette di analizzare come si evolveva il genere al di fuori dei circuiti arcade più blasonati. Eppure, proprio questa fedeltà estrema mette in luce quanto il mercato sia cambiato e quanto certi limiti, all’epoca accettabili, oggi risultino pesanti come macigni. Il gioco porta con sé tutto il fascino del pixel ma anche la rigidità di un’epoca in cui ogni software house cercava di inventare la propria ruota, spesso con risultati altalenanti.

L’estetica del Saturn e la magia del pixel

Visivamente, ADVANCED V.G. Saturn Tribute è un piccolo gioiello per chiunque abbia amato l’era dei trentadue bit. Il Saturn era la macchina definitiva per gli sprite, e questo titolo ne è la prova. Le lottatrici sono grandi, coloratissime e animate con una cura che, sebbene non arrivi ai livelli di fluidità di un Darkstalkers (cosa in cui riescono tutt’ora ben pochi titoli. NdPierre), restituisce comunque un feedback visivo eccellente. I colori sono vibranti e la pulizia dell’immagine su Nintendo Switch, grazie allo Zebra Engine, è impeccabile. Non ci sono filtri fastidiosi che tentano di ammorbidire i pixel; tutto è nitido, granuloso e pulsante come dovrebbe essere. È quel tipo di estetica che non invecchia mai davvero, perché poggia su una direzione artistica solida e su una maestria nel disegno manuale che oggi è diventata merce rara, sostituita spesso da una computer grafica senz’anima.

Gli scenari sono altrettanto curati, ricchi di dettagli che raccontano il mondo assurdo in cui si svolge il torneo. Tra ristoranti colorati e arene cittadine, l’atmosfera che si respira è quella tipica degli anime della metà degli anni novanta, un misto di dinamismo e stile che colpisce dritto al cuore della nostalgia. Tuttavia, superato l’impatto visivo iniziale, si iniziano a notare i primi limiti. Molti degli sfondi risultano statici e privi di quella interattività che già all’epoca caratterizzava le produzioni di punta. È una bellezza che rimane in superficie, incapace di elevare lo scontro oltre la semplice baruffa visiva. Anche il comparto sonoro segue questa linea: tracce ritmate e piacevoli, campionamenti vocali cristallini per l’epoca, ma nulla che resti impresso nella memoria una volta spenta la console.

Meccaniche di gioco: tra velocità e limiti strutturali

Entrando nel merito del gameplay, ADVANCED V.G. Saturn Tribute si presenta con un sistema “SNK” (a quattro tasti. NdPierre) piuttosto classico. La velocità d’esecuzione è alta, e il titolo richiede riflessi pronti per gestire le concatenazioni di colpi speciali. Il feeling è quello di un picchiaduro immediato, dove la curva di apprendimento non è eccessivamente ripida, ma che nasconde una certa profondità nella gestione degli spazi. È gratificante inanellare una serie di colpi e chiudere con una mossa spettacolare, godendo della reattività quasi istantanea dei comandi. In questo senso, il lavoro di porting è promosso: l’input lag è praticamente inesistente, permettendo di giocare con precisione millimetrica sia in modalità portatile che collegati alla tv.

Tuttavia, la rigidità di cui parlavamo prima emerge non appena si tenta di andare oltre le basi. Il sistema di collisioni non è sempre coerente, e si avverte una certa legnosità nel passaggio da una fase d’attacco a una di difesa. Rispetto ai giganti del genere che popolavano le sale giochi in quegli anni, ADVANCED V.G. manca di quella fluidità organica che rende ogni scontro una danza armoniosa. Qui tutto è un po’ più spezzettato, più meccanico. L’intelligenza artificiale, inoltre, non aiuta: ai livelli di difficoltà più elevati diventa frustrante non per una reale superiorità tattica, ma per la capacità di leggere i vostri input istantaneamente, costringendovi a sfruttare i limiti del codice più che la vostra abilità. È un difetto comune a molti titoli di quell’epoca, ma che oggi risulta particolarmente indigesto.

Le novità della versione Tribute e i limiti della riedizione

City Connection ha inserito le solite funzionalità che ormai definiscono la linea Saturn Tribute. Abbiamo la funzione di rewind, che permette di tornare indietro di qualche secondo per correggere un errore, i save state per salvare la partita in ogni momento e i dip switch virtuali per modificare parametri interni del gioco. Sono aggiunte utili, quasi necessarie per rendere fruibile un software così datato nel 2026, ma che non risolvono i problemi strutturali alla base. Il rewind, in particolare, diventa un compagno inseparabile per superare i boss finali, che sembrano progettati più per farvi consumare gettoni immaginari che per offrire una sfida onesta.

Il problema principale di questa riedizione, però, è la povertà dei contenuti. Ci troviamo davanti a un roster di personaggi decisamente limitato per gli standard moderni. Una volta completata la modalità storia con un paio di lottatrici, non rimane molto altro da fare. La mancanza totale di una qualsiasi modalità online è una lacuna pesantissima in un fighting game. Senza la possibilità di sfidare altri giocatori nel mondo, la longevità del titolo è affidata esclusivamente alla vostra voglia di rigiocare lo stesso torneo contro un computer poco stimolante o di invitare un amico a casa per qualche match in locale. In un’epoca dominata dal netcode e dalle competizioni globali, presentare un picchiaduro privo di netplay è una scelta che ne limita drasticamente l’appeal.

Barriera linguistica e valore storico

Un altro elemento che contribuisce a rendere ADVANCED V.G. Saturn Tribute un prodotto difficile da digerire per la massa è la totale assenza di localizzazione al di fuori del menu principale e delle opzioni. Per tutto il resto, il gioco è rimasto esattamente come uscì in Giappone trent’anni fa. I dialoghi e le sequenze narrative sono interamente in giapponese e senza il minimo sottotitolo. Sebbene in un picchiaduro la trama sia spesso un contorno irrilevante, cercare di capire le motivazioni delle protagoniste diventa un’impresa per chi non conosce la lingua. È una scelta che sottolinea la natura di questo prodotto come puro oggetto da collezione, un reperto destinato a chi già conosce il titolo o a chi vuole semplicemente possedere un pezzo di storia del Saturn, ma che allontana inevitabilmente il giocatore casuale che si aspetta una fruibilità moderna.

Detto questo, non possiamo ignorare il valore dell’operazione. Vedere ADVANCED V.G. approdare ufficialmente sul mercato occidentale è un evento che, solo pochi anni fa, avremmo considerato impossibile. È la vittoria della preservazione videoludica sul tempo e sull’oblio. Tuttavia, la nostra funzione è quella di valutare il gioco oggi, nel 2026, e non possiamo farci accecare dal solo valore collezionistico. Si tratta di un titolo discreto, che offre qualche ora di divertimento nostalgico e che vanta un comparto tecnico di tutto rispetto per l’epoca, ma che non ha le gambe per correre insieme ai grandi nomi del genere che ancora oggi popolano i nostri schermi.

Conclusioni: un reperto archeologico per pochi intimi

Siamo arrivati alla fine di questo primo appuntamento dell’anno. ADVANCED V.G. Saturn Tribute è l’essenza stessa della nicchia. È un gioco che ha senso solo se visto attraverso la lente della nostalgia o della passione sfrenata per il retrogaming più oscuro. Il lavoro di porting è solido, la grafica è una delizia per gli occhi e le meccaniche di base funzionano ancora, ma la mancanza di contenuti, l’assenza dell’online e la barriera linguistica ne tarpano le ali in modo definitivo. Si tratta di un’esperienza che poggia quasi interamente sul suo fascino storico e sulla qualità estetica, lasciando però il giocatore moderno con un senso di incompiutezza strutturale.

Il 2026 inizia quindi con un tuffo nel passato, un monito che ci ricorda come, a volte, certi tesori nascosti fossero rimasti tali per motivi piuttosto precisi. La qualità del restauro tecnico è innegabile, così come il significato del suo arrivo in Occidente, ma è difficile non notare come il software accusi pesantemente il peso degli anni. Chi cerca profondità e longevità dovrà guardare altrove, mentre chi vive di pixel art e rarità d’importazione troverà pane per i suoi denti, accettando i limiti di un’opera che non fa nulla per nascondere la sua età.


POWER RATING:
7.0/10
“Un recupero storico encomiabile che porta in Occidente una gemma del Saturn, splendida nella sua pixel art ma limitata nei contenuti. La mancanza di modalità online e la barriera linguistica totale ne frenano l’appetibilità, rendendolo un acquisto consigliato quasi esclusivamente ai collezionisti e ai puristi del retrogaming più oscuro.”

PRO

  • Estetica in pixel art meravigliosa che esalta le capacità del Saturn.
  • Porting tecnico di altissimo livello con un’emulazione priva di input lag.
  • Valore storico importante: è la prima pubblicazione ufficiale del gioco fuori dal Giappone.
  • Funzionalità moderne come rewind e dip switch molto utili per mitigare la difficoltà.

CONTRO

  • Roster di personaggi numericamente scarso per gli standard attuali.
  • Totale assenza di modalità di gioco online.
  • Barriera linguistica completa: menu e testi sono rimasti interamente in giapponese.
  • Sistema di combattimento che, per quanto solido, risulta rigido rispetto ai classici del genere.

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