Ventisei anni dopo la pubblicazione del terzo capitolo su Sega Megadrive, la serie di Streets of Rage torna a far parlare di sé. E si permette anche di fare la voce grossa.

A ben vedere, “ventisei anni” non rendono effettivamente l’idea di quanto tempo sia passato dall’ultimo capitolo di Bare Knuckle (come è conosciuto Streets of Rage in Giappone, la terra natia). Provate allora così: Tra la pubblicazione di SOR3 e quella di SOR4, sono andate e venute ben quattro generazioni di console.

Concepita originariamente per l’allora ammiraglia a 16bit di Sega, il Megadrive/Genesis, e successivamente trasposta anche su Master System e Game Gear, la serie di Streets of Rage fu, assieme a Sonic The Hedgehog e Alex Kidd, una vera e propria killer-application per la casa di Tokyo, in grado di conquistarsi un posto sul podio dei migliori beat’em up a scorrimento mai creati, assieme a mostri sacri come Final Fight e Double Dragon. Il motivo del successo? Meccaniche di combattimento articolate, un cast (protagonisti e nemici, nessuno escluso) iconico, e una colonna sonora assolutamente eclettica e per l’epoca decisamente avantgarde, che miscelava sonorità synth con sperimentazioni pop e disco, contaminazioni gabber, hardcore, jazz e chi più ne ha più ne metta, senza disdegnare riff di chitarra elettrica e hard-rock in generale. Semplicemente sublime.

Verrebbe quindi da chiedersi: “Com’è possibile che un simile concentrato di successi sia stato lasciato nel dimenticatoio?” Oggettivamente è difficile dare una risposta. Sega tentò più volte di rilanciare il brand, pur senza troppa convinzione, ed esistono concept e prototipi di ipotetiche versioni di Streets of Rage per Sega Saturn e Sega Dreamcast. Con il fallimento del Dreamcast, ad ogni modo, ogni possibile tentativo di far risorgere la serie di SOR fu definitivamente messo a tacere. Fino ad ora.

Ecco entrare in scena DOTEMU, sviluppatore e publisher francese già responsabile dell’ottimo remake di un’altro classico Sega (Wonderboy: The Dragon’s Trap). Cosa dovremo aspettarci?

Iniziamo l’analisi del titolo come di consueto dalla trama, che ripercorre i solchi della trilogia originale, espandendo la lore dell’universo di SOR. Sono passati 10 anni dalla sconfitta del boss malavitoso Mr.X, e i nostri protagonisti hanno ripreso il tranquillo tran-tran delle loro vite: Axel Stone si è ritirato a una vita quasi eremitica in un cottage nei boschi, l’avvenente Blaze Fielding insegna danza, e Adam Hunter ha continuato il suo lavoro di poliziotto. Improvvisamente però, iniziano a circolare voci secondo le quali i Gemelli Y, figli di Mr.X, avrebbero preso le redini dell’azienda di famiglia e stiano complottando riguardo al mettere in ginocchio la città di Wood Oak City con un nuovo dispositivo di controllo mentale. E’ quello il momento in cui Blaze, forte dei suoi trascorsi da detective e determinata a non vedere la città sommersa da una nuova ondata di criminalità, decide di formare la vecchia banda. L’obiettivo? Fermare i Gemelly Y a qualunque costo.

Al trio originale si andranno ad aggiungere due facce nuove: Cherry Hunter e Floyd Iraia. La prima è la figlia di Adam, una ragazza tutto pepe armata della chitarra che usa durante i concerti del suo gruppo. Dopo Adam e Skate (fratello minore di Adam, SOR2), è il terzo membro giocabile della famiglia Hunter. Il secondo nuovo personaggio invece, Floyd, è il trait-d’union tra SOR2 e SOR3: Floyd possiede l’impostazione di combattimento e la potenza distruttiva di Max, dal secondo capitolo, ed è anche l’apprendista del dottore cibernetico impersonabile in SOR3, Zan.

Graficamente, inutile girarci attorno, il titolo Dotemu/Lizard Cube è semplicemente sublime. Interamente in 2D, disegnato a mano da cima a fondo ed animato meravigliosamente (si parla di più di 1000 frame di animazione per i personaggi principali e 300/400 per i nemici. NdSpike). Avevamo già visto la bontà dei lavori del team francese in Wonder Boy, ma con SOR4 si sono assolutamente superati. Ogni singolo livello di gioco sarà pieno zeppo di dettagli, da quelli più contestuali legati all’ambientazione, a quelli più nascosti e apparentemente insignificanti, senza dimenticare gli easter-egg che strizzano l’occhio ai titoli precedenti. Non è assolutamente finita qui, perchè non possiamo chiudere il capitolo relativo alla grafica senza menzionare i fantastici effetti di luce che accompagneranno il vostro personaggio durante i vari playthrough.

Se in apertura avevamo parlato (più) che bene del comparto audio della trilogia originale, potete già intuire il nostro giudizio su quello di questo quarto capitolo. La colonna sonora di SOR4 è, come i suoi precedenti, qualcosa di fantastico. Diretta da Olivier Deriviére , compositore francese con all’attivo svariati lavori di indiscussa qualità (tra i nostri preferiti, citiamo: Vampyr (DontNod, 2018), Alone in the Dark (Atari, 2008), Obscure (Hydravision/Mighty Rocket, 2004) e soprattutto Remember Me (Capcom, 2013), vincitore di un premio IFMCA). Deriviére ha scritto e gestito la maggior parte delle tracce, ma ha voluto fare ancora di più, contattando i compositori originali (Yuzo Koshiro, Motohiro Kawashima, Yoko Shimomura, Keiji Yamagishi, Harumi Fujita) e dando loro la possibilità di lavorare ai temi delle varie boss-fights. Così come per gli originali, anche la OST di SOR4 è un concentrato di vari stili, dalla synth anni ’80, alla techno della decade successiva, passando per melodie jazz con incursioni nell’ hard-rock e nel metal. Abbiamo adorato il comparto audio del titolo, oltre che per la colonna sonora, anche per (quasi) tutto il resto: gli effetti sonori rendono perfettamente la violenza e l’impatto dei colpi, mentre, ad essere sinceri, avremmo preferito una maggior cura riguardo le voci di Axel, Blaze e compagnia. Perfettamente udibili durante le cut-scenes, si perdono un po’ durante la scelta dei personaggi. Poco male comunque, è il proverbiale “voler cercare il pelo nell’uovo“.

La longevità del titolo è una voce che va valutata prendendo in considerazione un paio di fattori. Il gioco ha 12 livelli, ognuno di essi completabile in grossomodo una decina di minuti. A vederla così, verrebbe da aprire e chiudere il capitolo con qualcosa sulla falsariga di “in un paio d’ore completerete la modalità storia“. Ed è anche vero, se non si prende in considerazione uno dei punti di forza di SOR4: La rigiocabilità. Streets of Rage 4 ha 5 personaggi giocabili (all’inizio), ognuno sufficentemente diverso dall’altro per poter garantire una esperienza fresca ad ogni nuovo playthrough. Oltre ai 5 personaggi menzionati, sarà possibile sbloccarne ulteriori 12, ovvero i protagonisti dei passati capitoli, da SOR1 a SOR3. Ultime, ma non per importanza, sono le modalità extra, composte dalla modalità Arcade e da quella denominata Boss-Rush. A conti fatti, abbiamo visto giochi ben più corti.

Eccoci al capitolo più importante, la giocabilità, dove un gioco come Streets of Rage 4 letteralmente vive o muore, a seconda dell’esito. Vi rassicuriamo dicendo che potrete star tranquilli, SOR è rimasto tanto bello da giocare quanto i suoi predecessori. Utilizzando una versione modificata dell’engine creato da Guard Crush Games, sarà possibile effettuare combo assolutamente soddisfacenti, sfruttando meccaniche prese pari-pari da giochi di combattimento 1V1 come Street Fighter, Guilty Gear, KOF, e via discorrendo. Juggles, Wall-Bounces, Cancels, Assists, Guard-Breaks, sarà possibile effettuare attacchi assolutamente incredibili contro gli sfortunati nemici. Se poi aggiungete a tutto questo che sarà possibile coordinarsi con il vostro partner per estendere e potenzialmente allungare ancora le vostre combo-streak, avrete veramente di che divertirvi. Aspetti negativi? Dettagli, ma raramente il gioco deciderà di dovervi colpire ad ogni costo, e non ci sarà verso di scamparla, indipendentemente dal fatto che possiate aver evitato la stessa mossa un centinaio di volte prima di quella. Poco male comunque, succederà raramente e non detrarrà dall’esperienza finale.

Tirando le somme, Streets of Rage 4 è un prodotto confezionato in maniera sopraffina, una lettera d’amore a un franchise storico lasciato nel dimenticatoio troppo a lungo, a un genere ormai purtroppo defunto e abbandonato. Un titolo dal sapore artigianale, con una cura e un livello di dettaglio riservati solamente (e spesso neppure in quelli) ai titoli Tripla-A. Assolutamente consigliato, senza riserve, e un candidato a GOTY 2020.

POWER RATING:
9.0/10

“Un titolo caratterizzato da una cura artigianale, potenzialmente già candidato a GOTY 2020”

PRO:
-Graficamente delizioso
-Sistema di combattimento gratificante e articolato
-Comparto audio di prim’ordine

CONTRO:
-Corto, se non si vogliono esplorare tutte le sfaccettature del gioco
-IA saltuariamente “indecisa”

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Posted by:Powerwave83

6 risposte a "Streets of Rage 4 – Nintendo Switch Review"

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